Se esistesse una traduzione chimica di Arte e Finanza, sarebbe la formula di Ossigeno e Idrogeno, ovvero, due elementi che creano un varco aerobico ma anche una contaminazione asfissiante se i dosaggi pendono troppo su uno anziché l’altro. Questo perchè la retorica morale attorno alla Finanza non permette valutazioni sempre lucide, al contrario si cade spesso nel pensiero speculativo e nella pura analisi algoritmica dei fattori di realtà, disperdendo quel codice d’intervento sul mondo che talvolta crea risultati virtuosi su etica sociale ed evoluzioni comunitarie.
AIPB (Associazione Italiana Private Banking) è un’associazione che realizza quel ponte di raccordo “chimico” tra idee e denaro, tra investimenti e conseguenze generative sulla società. Il loro è un ruolo di sponda che accoglie la riflessione nel processo finanziario, quasi a trasformare la consulenza in un nuovo metabolismo decisionale, affinché le connessioni produttive non restino nel margine d’investimento ma accrescano la risonanza etica del flusso monetario.
Se di alchimie stiamo parlando, mi permetto di segnalare un giusto equilibrio chimico nella sede milanese di AIPB: i suoi spazi di rappresentanza ospitano il progetto firmato Giuseppe Ripa, artista che dal mondo finanziario giunge e che della fotografia ha fatto il suo mantra d’accesso estetico al mondo. Il suo lungo percorso, costellato da sette volumi tematici editi da Charta, viene oggi suggellato da questa mostra e dal volume (Dario Cimorelli Editore) che ne completa la presenza allestitiva.

Il progetto “Politico” è il frutto di una ricerca antropologica lungo il paesaggio costiero italiano. Dal 2011 Ripa si pone un interrogativo etico attraverso l’uso tradizionale di una fotografia che documenti le molteplici nature dello scarto globale. Le sue immagini definiscono un mondo che sta captando e decodificando l’assenza umana: perché ogni fotografia mostra oggetti consumati dal mare, rifiuti e frammenti in abbandono, un infinito vocabolario di materiali senza nobiltà feticistica, puro scarto di una società che celebra le funzioni della forma dimenticando, troppo spesso, il valore essenziale della materia, la vita che animava le cose, la fatica per diventare quel tipo di oggetto prima dell’abbandono. Da qui l’idea che lo sguardo sia tenacemente POLITICO davanti alla natura liminale delle forme silenti, davanti a volumi resistenti che certificano la sconfitta ecologica, davanti a paesaggi in cui l’incuria non celebra qualità morali ma puro disagio collettivo. Sono forme che invitano a scovare la metafora dietro l’apparenza, la qualità poetica dietro un approccio minimale ed esteticamente impeccabile. Lo sguardo sui rifiuti costieri diventa politico nel preciso istante in cui esce dagli ideologismi per sottolineare la perdita degli equilibri sociali, l’invadenza del marcio sui luoghi che meriterebbero cura, come se quel senso di perfezione sospesa delle immagini, amplificato da un’armonia di equilibri apparenti, fosse sul punto del definitivo collasso.

Godersi il percorso espositivo negli uffici di AIPB cambia il presupposto mondano di una sede istituzionale, sottolineando il peso monitorabile di una fotografia etica, ricreata in un luogo dove le opere si mimetizzano su pareti, vetrate, monitor e tavoli. L’intento non era quello di trasformare la vita quotidiana del posto quanto di condizionare i processi emotivi dello sguardo, levitando senza ingombro fisico, evocando contenuti mentre il calendario segue la natura primaria degli uffici. Qui dentro l’arte non intende decorare ma affermare un’urgenza ambientale, un climax semantico che sta producendo valutazioni a margine, talvolta omogenee ai briefing del momento, altre volte in un contrasto altrettanto utile nel profilo dei consulenti con relativi associati. Al dunque si tratta di un pattern artistico che si astrae dalla finanza live per aprirsi alla globalità dei macrotemi, a quegli investimenti sul lungo termine che, forse, ci salveranno da qualche plausibile catastrofe. E comunque, a prescindere dai risultati sul mondo, l’idea che qualche associato si sintonizzi sui paesaggi di Ripa rafforza il sistema immunitario della stessa fotografia, ampliando la natura formativa delle opere oltre l’informazione.





