Nel dicembre del 1956, Jackson Pollock, stravolto dall’alcool, stava sfrecciando attraverso East Hampton, a Long Island, quando perse il controllo della sua Oldsmobile, uccidendo sé stesso ed Edith Metzger, un’amica della sua amante, Ruth Kligman. (Kligman sopravvisse miracolosamente all’incidente). Aveva solo 44 anni. Quando la notizia della tragedia raggiunse Lee Krasner, moglie di Pollock e anch’essa pittrice, quest’ultima era in Europa. Nonostante il loro matrimonio fosse già stato compromesso dagli stessi problemi di alcolismo di Pollock, la Krasner fu devastata dalla morte del marito.
Per anni, Krasner lottò con l’insonnia finché, invece di restare a letto invano cercando di dormire, prese una decisione che avrebbe trasformato il corso della sua carriera artistica: si alzò dall letto e si mise davanti al suo cavalletto. Il suo intenso stato emotivo, combinato con l’assenza di luce naturale, produsse una serie di pitture completamente diverse da quelle che aveva mai realizzato prima. Questi lavori, noti come “Night Journeys”, rappresentarono un netto stacco rispetto al suo precedente percorso artistico.
Nelle opere precoci della Krasner, come in “Untitled” del 1942, troviamo colori vivaci e forme cubiste, nello stile del suo insegnante della Art Students League, Hans Hoffman. Al contrario, nelle opere di “Night Journeys”, i colori sono cupi e inquietanti. Le tele sono dominate da neri e bianchi, con un uso minimale di tonalità terrose poco sature. Era come se la tavolozza dell’artista fosse determinata tanto dai suoi ritmi di vita quanto dal turbolento stato d’animo post tragedia.
“Mi resi conto che per poter lavorare di notte avrei dovuto eliminare completamente i colori, poiché non riuscivo a gestirli al di fuori della luce del giorno”, ricordava l’artista. È proprio in una di queste opere notturne, “Night Watch” del 1960, che la Krasner trova ispirazione nei quadri del maestro olandese del XVII secolo Rembrandt van Rijn. Così come i cittadini delle ronde notturne vigilavano sulla città di Amsterdam, la Krasner rimaneva sveglia e vigile di notte, pronta a confrontarsi con la sua arte.
Un’altra opera importante della serie, “The Eye is the First Circle” (1960), prende il nome da un saggio dello scrittore e trascendentalista americano Ralph Waldo Emerson. Nonostante le numerose citazioni e riferimenti che caratterizzano la serie, la Krasner sottolineava il forte legame delle sue opere con la sua biografia: “Mi preoccupa cercare di conoscermi per poter comunicare con gli altri”, affermava. “La pittura non è separata dalla vita. È la stessa cosa. I miei quadri sono così autobiografici, se qualcuno si dà la briga di leggerli”.
Questa serie notturna fu, alla fine, un punto di svolta per la Krasner, che continuò a produrre opere notturne fino agli anni ’60. Nonostante i lunghi paragoni con Pollock, grazie a “Night Journeys”, la stella di Lee Krasner brillò con una luce unica e incontestabile – tanto nel buio della notte, quanto nella luce del giorno. Eureka!


