John Frederick William Herschel, nato in Inghilterra alla fine del XVIII secolo, non fu soltanto uno scienziato, ma un vero e proprio pioniere nell’uso del cianotipo per rivoluzionare il campo della fotografia. Attraverso la sua investigazione nell’universo dell’immagine, Herschel ha lasciato un segno indelebile nel campo della fotografia, venendo oggi celebrato come il padre del cianotipo.
Egli iniziò la sua carriera come matematico e chimico, ma ben presto scoprì la sua passione per la luce, i colori e l’immagine. Il suo fascino per questi campi lo portò a esplorare il mondo dei fotogrammi, noti anche come “sun prints” o stampe solari, procedimento fotografico primitivo che consisteva nell’applicare un velo chimico sensibile alla luce ultravioletta su un foglio di carta, per poi esporlo al sole e catturare così un’immagine.
La vera svolta nella sua carriera avvenne nel 1842, quando Herschel scoprì che una combinazione di soluzioni salate di ferro, citrato di ammonio ferrico e ferricianuro di potassio producevano immagini particolarmente nitide, con un affascinante colore blu profondo, a costi ridotti.
Queste immagini, poi conosciute come cianotipi – dal greco kyáneos o “blu scuro” e “týpos” o marchio –, rivoluzionarono il modo di fare fotografia e aprirono la strada a moltissime applicazioni. Ad esempio, Herschel iniziò a realizzare cianotipi per riprodurre le sue note e i suoi schemi. In seguito, anche altri scienziati si accorsero delle potenzialità di questa tecnica.
Una delle più note e influenti utilizzatrici di cianotipi fu Anna Atkins, botanica inglese che sfruttò la tecnica per pubblicare quello che è considerato il primo libro illustrato fotograficamente, “Photographs of British Algae: Cyanotype Impressions”, pubblicato nel 1843. Prima dell’invenzione di Herschel e del suo cianotipo, i botanici si affidavano alle capacità artistiche di illustratori per creare disegni dettagliati di piante da abbinare ai loro testi. Atkins, benché abile illustratrice, scelse i cianotipi perché permettevano di produrre immagini in modo più rapido e più accurato rispetto a qualsiasi mano umana.
Nel corso del XIX secolo, i cianotipi divennero una componente sempre più presente nei testi scientifici e botanici. Facilitati dall’introduzione della fotografia, i libri scientifici si arricchirono di dettagli visivi, aprendo una nuova dimensione nella rappresentazione della storia naturale.
Nonostante la crescente presenza della tecnica nelle pubblicazioni accademiche, solo negli anni 1880, quando per fissare i cianotipi fu sufficiente l’utilizzo dell’acqua – impedendo così alle sostanze chimiche di reagire ulteriormente all’esposizione solare – il processo divenne veramente mainstream.
Inizialmente utilizzati per la fotografia commerciale, i cianotipi hanno poi guadagnato popolarità tra artisti e fotografi d’arte. Ancora oggi, lasciano il loro marchio blu-acciaio su numerose opere, testimoniano l’ingegnosità e l’innovazione di Herschel, l’uomo che trasformò l’arte della fotografia grazie alla chimica. Fino ad arrivare a artisti contemporanei come la fotografa iraniana Gohar Dashti e il suo famoso “Still Life” series, il cianotipo dimostra il proprio carattere poliedrico e la straordinaria capacità di mescolare tradizione e innovazione.


