Milano continua a essere una città in cui impresa, design e cultura cercano nuove forme di convivenza. È da questa energia che prende forma Eustorgio, la scultura realizzata da Elena Salmistraro per la nuova sede milanese di Havas, con la curatela di Francesca Taroni, direttrice di Living – Corriere della Sera. L’opera nasce come progetto co-creato e come narrazione visiva capace di raccontare il rapporto tra comunicazione, identità aziendale e immaginario urbano.
Presentata il 4 giugno 2026, Eustorgio si lega al posizionamento del gruppo, “Growth, Powered by Desire”, formula che affida al desiderio un ruolo strategico nella costruzione del valore. Per Havas, il desiderio diventa energia capace di trasformare la notorietà in preferenza, la comunicazione in relazione, la creatività in impatto culturale. Dentro questa cornice, l’opera di Salmistraro assume la funzione di segno permanente, collocato tra rappresentazione simbolica e dichiarazione d’intenti.
La scelta di affidarsi a Elena Salmistraro appare coerente con una ricerca da sempre orientata verso figure ibride, creature ornamentali, presenze plastiche sospese tra design, arte e racconto. Nel suo linguaggio convivono decorazione, ironia, artigianato, memoria popolare e costruzione fantastica. Eustorgio appartiene a questa genealogia: una figura urbana, alta circa 1,80 metri, realizzata in legno con la collaborazione della falegnameria artigianale e sperimentale La Veneta, realtà vicentina attiva dal 1990.
Il risultato è una scultura che raccoglie alcuni dei segni architettonici più riconoscibili di Milano e li ricompone in una forma antropomorfa. La testa richiama il Duomo, con la sua verticalità gotica e la sua vocazione iconica. Le spalle evocano la Torre Velasca, edificio simbolo della modernità milanese e della capacità della città di stratificare linguaggi diversi. Gli archi laterali rimandano alla Galleria Vittorio Emanuele II, spazio di passaggio, commercio, rappresentazione e ritualità urbana. Anche il corrimano disegnato da Franco Albini per la metropolitana entra nella composizione come dettaglio identitario, memoria funzionale trasformata in ornamento.
Eustorgio lavora quindi per accumulo e sintesi. Milano viene letta attraverso frammenti, pattern, citazioni, dettagli affettivi. La città diventa un corpo, una creatura, un portale. Il concept Sussurri Ambrosiani suggerisce proprio questa dimensione di attraversamento: una soglia tra memoria e futuro, tra architettura e narrazione, tra spazio aziendale e immaginario collettivo. La scultura porta nella sede di Havas una Milano simbolica, filtrata dallo sguardo dell’artista e restituita come presenza giocosa, monumentale, accessibile.
Il progetto prosegue un percorso già avviato da Havas con Implicazioni Creative, mostra open air in Piazza Vetra dedicata al rapporto tra comunicazione d’impresa, cultura urbana e memoria collettiva. In questa continuità, l’azienda interpreta il proprio spazio di lavoro come luogo narrativo, capace di produrre senso oltre la funzione operativa. La cultura partecipa così alla definizione dell’identità d’impresa, in una prospettiva che unisce reputazione, sostenibilità, territorio e valore condiviso.
L’intervento tocca anche una questione centrale nel dibattito contemporaneo: il ruolo delle aziende nella produzione culturale. Brand e gruppi internazionali cercano sempre più nell’arte uno strumento per costruire relazioni, generare appartenenza, comunicare valori, abitare le città attraverso segni visibili. Eustorgio si colloca dentro questa trasformazione, scegliendo il linguaggio della scultura e del design come forma di presenza civica.
L’opera di Salmistraro funziona perché accetta la natura stratificata del progetto: oggetto artistico, elemento identitario, racconto urbano, simbolo aziendale. La sua forza sta nella capacità di tenere insieme questi livelli con un linguaggio immediato e riconoscibile. Eustorgio diventa così una maschera di Milano, una figura composta dai suoi edifici, dai suoi passaggi, dalle sue memorie visive.
Accolta in modo permanente negli spazi di Havas, la scultura rinnova l’idea della sede aziendale come luogo narrativo, capace di restituire alla città un segno concreto del dialogo tra creatività, impresa, design e saper fare italiano. Una creatura urbana che accoglie il visitatore e racconta una Milano in trasformazione, dove cultura d’impresa e immaginario collettivo cercano nuove alleanze.


