Fermare Milano: l’arte di Alessandro Russo tra memoria e trasformazione

Milano è una città che non si ferma mai. Corre, si trasforma, cambia volto di continuo. Eppure, attraverso l’arte, è possibile catturarne un istante, fermarne il respiro e restituire una visione capace di intrecciare passato e presente. Questo è il cuore pulsante di Fermare Milano, la mostra personale di Alessandro Russo, curata da Silvia Franceschi e Serena Giorgi, in programma dal 12 al 28 marzo 2025 presso Spazio Blue Train e The Kitchen art gallery.

L’opera di Alessandro Russo si muove tra figurazione e astrazione, tra memoria e contemporaneità. Nei suoi dipinti, Milano emerge come un’icona sospesa nel tempo: riconoscibile nei suoi monumenti e nelle sue architetture, ma al tempo stesso reinterpretata in una chiave personale, quasi metafisica. I suoi skyline cittadini si trasformano in composizioni geometriche, dove il Duomo può apparire stilizzato fino a diventare un semplice rettangolo, evocando l’estetica di Mondrian. La sua capacità di sintetizzare la realtà senza tradirne l’essenza fa di Russo un artista capace di raccontare la Milano di oggi con gli occhi di chi ha vissuto le sue trasformazioni più profonde.

Alessandro Russo Tram 10 courtesy dell’artista

La maestria tecnica dell’artista si riflette nell’uso di materiali diversi: olio su tela, carta intelata, lamiera. Quest’ultima, in particolare, è diventata una cifra distintiva della sua produzione più recente. “Ho iniziato a dipingere su lastre d’acciaio quasi per caso”, racconta Russo. “Un mio collezionista desiderava un’opera su questo materiale, e quando ho provato mi sono accorto che dava qualcosa in più. La mia pittura urbana è articolata e precisa, e l’uso della lamiera mi ha permesso di amplificare la luce e il senso di movimento che voglio trasmettere”.

La scelta di escludere il cielo dai suoi dipinti, un elemento tradizionalmente fondamentale per il paesaggio, è un’altra caratteristica distintiva della sua visione artistica. Per gli impressionisti il cielo rappresentava il cinquanta per cento dell’opera, mentre per Russo diventa un’assenza significativa, un modo per sottolineare la mutevolezza della città e il suo continuo rinnovarsi.

Un altro tratto distintivo delle sue opere è l’assenza di figure umane. I suoi paesaggi urbani sono popolati solo dagli edifici, dai colori e dalle forme. “Non è necessario dipingere persone per rendere vivo un paesaggio”, afferma l’artista. “I miei quadri, pur essendo privi di esseri umani, vibrano di energia e raccontano la vita della città”. Questa scelta si è rafforzata negli ultimi anni, complice anche l’esperienza della pandemia: “Milano durante il lockdown era proprio come nei miei dipinti: vuota, priva di presenze, ma piena di significato. Erano paesaggi reali, eppure assumevano una dimensione nuova, quasi metafisica”.

La mostra si sviluppa in due gallerie indipendenti, Spazio Blue Train e The Kitchen art gallery, entrambe situate nella zona Gorla – Naviglio Martesana. Questi due luoghi, nati dall’incontro tra Silvia Franceschi e Serena Giorgi nel 2021, hanno dato vita a un percorso espositivo condiviso, fatto di mostre, laboratori ed eventi che uniscono sensibilità e visioni artistiche.

Fermare Milano è impossibile, ma Alessandro Russo è riuscito a cristallizzarla sulla tela.

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