“Dal Perù degli Inca all’Antico Egitto, passando per la Babilonia biblica: dal 1° al 25 ottobre il Festival Verdi 2026 trasforma Parma e Busseto in un viaggio attraverso culture, popoli e immaginari. Perché anche Giuseppe Verdi, a modo suo, sapeva guardare molto lontano.“
Ci sono compositori che restano legati per sempre a un luogo e a un’epoca, ma non Giuseppe Verdi, che è sicuramente Busseto, Parma e la campagna emiliana, con la nebbia che non ti lascia vedere i piedi e i dolci pendii delle colline, ma non solo. Verdi ha attraversato popoli, religioni, conflitti e passioni, ha ambientato le sue storie in luoghi lontanissimi dall’Italia, raccontando emozioni che continuano a essere tremendamente vicine a noi.
Da questa idea nasce il tema della XXVI edizione del Festival Verdi 2026, Mondi Lontani, ospitata a Parma e a Busseto dall’1 al 25 ottobre 2026 con uno sguardo all’esotico ottocentesco, ai rapporti tra culture e al modo in cui l’incontro tra mondi diversi può cambiare anche i destini individuali. Un viaggio simbolico attraverso tre continenti, affidato a tre grandi opere: Alzira, Nabucodonosor e Aida.

Le opere scelte per questa edizione raccontano mondi geograficamente e culturalmente distanti, ma parlano soprattutto di relazioni tra popoli, di conflitti, identità e potere. Temi che nel teatro verdiano diventano sempre, inevitabilmente, questioni personali, perché dietro una guerra ci sono persone, così come dietro lo scontro tra due culture diverse. La Grande Storia nasconde amori, paure, ambizioni e scelte impossibili di individui di cui non conosceremo mai il nome, ma che pure sono esistiti ed esisteranno sempre.
Il Festival Verdi 2026 costruisce un percorso che parte dal Perù della metà del XVI secolo di Alzira, attraversa le terre babilonesi di Nabucodonosor e arriva all’Antico Egitto evocato in Aida.
Ad aprire il Festival il 1° ottobre sarà, appunto, Alzira, un’opera verdiana di raro ascolto ambientata nel Perù della metà del Cinquecento, durante le conquiste spagnole. Sul podio ci sarà il Maestro James Conlon, mentre la nuova produzione sarà affidata alla regia di Manuel Renga. Questa particolare rappresentazione incuriosisce molto, perché anche i più assidui ammiratori del Cigno di Busseto fanno fatica a ricordarne una messa in scena recente. D’altronde, uno degli aspetti più stimolanti del Festival Verdi è proprio il non limitarsi ai titoli che conosciamo tutti, ma continuare a esplorare anche le zone meno battute del repertorio del Maestro.

Il secondo grande titolo del Festival sarà Nabucodonosor, diretto dal Maestro Francesco Lanzillotta con nuovo allestimento di Pier Luigi Pizzi. Il viaggio in queste terre verdiane allargate si sposta nella Babilonia biblica sulle tracce della nota storia di potere, conquista, fede e identità che è stata protagonista anche della Prima della Scala dell’anno scorso.
L’Aida del Festival Verdi sarà a Busseto, nel piccolo e prezioso Teatro Giuseppe Verdi, che contrasta audacemente con una delle opere più monumentali del repertorio lirico di sempre. L’allestimento è quello storico di Franco Zeffirelli, creato proprio per il Teatro Verdi di Busseto in occasione del Centenario Verdiano del 2001, e l’orchestra sarà diretta dal Maestro Giuseppe Mengoli.
Come da tradizione, il cuore delle celebrazioni ruoterà attorno al 10 ottobre, giorno della nascita di Giuseppe Verdi. Il Teatro Regio di Parma vi ospiterà il Galà Verdiano, uno degli appuntamenti centrali del Festival.
Concludono il programma della XXVI edizione del Festival Verdi Fuoco di Gioia, il 14 ottobre, e la Messa da Requiem, il 23 ottobre.
Accanto al cartellone principale troveranno spazio anche il concerto dell’Accademia Verdiana, la sezione Ramificazioni, dedicata al dialogo tra l’eredità verdiana e la creatività di altri compositori, e la nuova edizione di Verdi Off, che inizierà il 17 settembre e porterà come sempre la musica fuori dai teatri e dentro le strade, le piazze, i quartieri e i luoghi della vita quotidiana.
Giuseppe Verdi fa parte della storia e della cultura italiana non solo perché è sui libri di scuola, ma perché ha magnificamente musicato emozioni, tendenze e passioni che viviamo anche noi, ogni giorno. È un autore che parla di conflitti, di persone costrette a compiere scelte difficili, di popoli che si incontrano e si scontrano. Di mondi che sembrano lontanissimi, finché non ci accorgiamo che hanno molto a che fare con il nostro.
Una visione di cui abbiamo grande necessità anche nei tempi in cui viviamo.




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