Fighters, a Torino l’umanità “guerriera” di Paolo Consorti

“Fighthers” è il titolo della nuova mostra di Paolo Consorti alla Galleria Gagliardi e Domke di Torino. 

Nel percorso straordinario di questo artista poliedrico che si muove e crea attraverso il cinema, la performance, la pittura, la fotografia, l’arte digitale, c’è una costante, un fil rouge che alimenta e accompagna il suo lavoro tutto: l’essere umano non è mai solo. Ogni volta il lavoro di Consorti è frutto dello sguardo su una umanità che vive, lotta, partecipa, che abbraccia il possibile, lascia aperta la porta dell’avventura, e va incontro all’imprevedibile per interpretare ruoli diversi in quel teatro epico che diviene la metafora della vicenda esistenziale.

Gli esseri umani nella sua poetica vivono, si dibattono, si interrogano, ma non appaiono vinti. E se dalle riflessioni di ieri che hanno prodotto opere in cui spesso gli uomini partecipano collettivamente al farsi dell’arte (al farsi della vita), nel ciclo Fighters il motivo ispiratore è legato a due sole figure, due lottatori, combattenti, come matrice delle opere che compongono la grande mostra torinese. Tele suggestive elaborate attraverso la formula pittorica e quella digitale, per una ibridazione che caratterizza il presente in ogni sua sfaccettatura, testimonianza del nuovo linguaggio dell’arte, esito di una raffinata ricerca visiva, di una sensibilità estetica che ha le sue radici nella pittura e che della pittura conserva la matrice per una nuova, straordinaria narrazione.

Espressione di un’arte figlia del tempo, l’impronta di un artista che guarda al futuro e il linguaggio digitale si nutre delle conoscenze relative all’uso del colore per il territorio dell’espressività. Opere che appaiono come l’evoluzione stilistica e concettuale del lavoro di Consorti e, insieme, la sintesi di un percorso e, se ieri l’artista, nato a San Benedetto del Tronto AP nel 1964, aveva creato immagini dove gli uomini si allontanano dalla banalità del quotidiano per cercare se stessi in uno stretto rapporto con la natura, oggi presenta scene come evocazione dinamica di paesaggi, di una natura principio di tutte le cose.

Sapienti variazioni sul tema, dissolvenze che rimandano ad una natura non più incontaminata e non più in alleanza con l’essere umano. Scene dove ogni volta compaiono due piccole figure in competizione come proiezioni di una umanità in conflitto perenne, nascoste nel groviglio di cromie danzanti che paiono allontanarsi alla ricerca di mondi altri, metafora di esplorazione per cercare di comprendere i segreti dell’universo. Figure realizzate anche in una unica forma scultorea che rimanda a lottatori greci rivestiti del colore bianco e del nero come Yin e Yang.

Sensibilità, intelligenza, creatività alla base del processo creativo di Consorti per un viaggio di scoperta, di entusiasmo, di avventura, di bellezza, di nuovi paradigmi creativi a generare forme in dissolvenza che si nutrono  di una costante: quella della luce che diviene protagonista, substrato di vita originaria. Spazi luminosi insieme a tratti e spazi di buio, riverberi cromatici, colature vestite di bianco, scie di arcobaleni mai nati, circonvoluzioni che aspirano alla bellezza per una atmosfera suggestiva che restituisce la misura di una efficace formula d’arte. Immagini fluide che rimandano al tema della società liquida descritta da Bauman, come dimensione dove tutto cambia,  dove tutto si dissolve compresi i valori, e nessuna certezza è possibile.

“La natura umana è dualità, nell’uomo coesiste il bene e il male, il buio e la luce, lo spirito e la carne L’uomo appartiene a questo sdoppiamento e la realtà è il prodotto di queste forze”. Sono le stesse parole di Consorti a confermare che l’umanità del suo racconto è quella di esseri vulnerabili, fotografia della imperfezione umana. “L’uomo è irresponsabile, sia nei confronti di se stesso che della società, non riesco ad immaginare un mondo perfetto, cerco di raccontarlo con i suoi difetti attraverso la mia arte”. Ed è allora che Paolo Consorti ha la capacità di raccontare la sua visione del mondo con una straordinaria abilità: con la dimensione narrativa di un’arte in cammino come prodotto di un reporter che immortala gli accadimenti e con la forza di un’opera che restituisce  espressività e la sua capacità di coinvolgere lasciandoci il messaggio  di un’ arte che  affonda le radici in una terra fatta di cielo.

Quando fare arte per Paolo Consorti è un modo di pensare, è riflessione, curiosità, passione, libertà. Atto e potenza che mira a costruire n nuovo rapporto col mondo, in cui solo il fare dell’artista riveste di certezze la dimensione incerta della vita. Arte per Consorti è una lezione di vita “è ricominciare, rinascere, rimettersi in gioco, lottare perché il nostro posto nel mondo abbia un senso.”

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Cecilia Casadei
Cecilia Casadei
Nasce a Cesena la città dove vive fino all’età di 30 anni prima di trasferirsi a Pesaro. Si laurea a Bologna con 110 e lode in Pedagogia a indirizzo psicologico concentrando il suo interesse e gli studi sulla Percezione visiva, la Creatività e l’Espressività visuale. Si specializza, studia Storia dell’Arte, consegue abilitazioni per l’insegnamento di Lettere, Storia, Scienze Umane, Filosofia, la disciplina che insegnerà presso il Liceo Mamiani di Pesaro fino all’anno 2009. Oggi è Perito e Consulente d’Arte per il Tribunale di Pesaro, iscritta all’Albo nazionale dei CTU. Critico, giornalista d’arte iscritta all’Albo Ordine regionale delle Marche, collabora con Il Resto del Carlino e riviste specializzate di settore. Curatore di mostre di arte contemporanea per Rassegne d’Arte e Festival di cultura come “Le parole della montagna” Smerillo FM dall’anno 2013 al 2023 ha curato mostre di artisti internazionali come Manuel Felisi e Fabio Giampietro, oggi tra i primi acclamati interpreti italiani dell’arte del metaverso. Nominata come membro esperto dal Ministero Università e Ricerca per il CDA della prestigiosa istituzione di Alta Formazione urbinate, è stata Vice Presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Urbino dal 2011 al 2014 con la presidenza di Vittorio Sgarbi. Nel 2011 collabora alla 54esima Biennale di Venezia per la sezione “Lo stato dell’arte” curata da Vittorio Sgarbi ed è nel Comitato Scientifico della Biennale di Incisione di Campobasso diretta da Floriano De Santi, un compito ripetuto nel 2022 con la selezione di giovani artisti marchigiani e con un saggio intitolato “L’arte grafica ad Urbino: una tradizione che vive”, pubblicato nel catalogo della mostra. Membro di giuria di vari premi e rassegne d’arte come il premio Salvi Sassoferrato Ancona per cui sarà Presidente di giuria nell’anno 2016. Nel 2014 su invito della Commissione Regionale Pari Opportunità sarà in giuria per il concorso “Donne che fanno arte” patrocinato dalla Assemblea Legislativa delle Marche. Dal 2025 al 2020 è stata membro dell’Assemblea AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali. Dal 2013 all’anno 2023 ha curato mostre di arte contemporanea in dialogo con i documenti della Storia in collaborazione con l’Archivio di Stato di Pesaro e i curatori della sezione documentaria Roberto Domenichini e Sara Cambrini. Per il Premio Marche 2023 sarà curatore per la sezione tematica “Il senso degli artisti per la Natura”con esposizione al MARV di Gradara PU. Ha pubblicato, oltre a centinaia di articoli giornalistici e testi critici su cataloghi, i saggi: “Arte ed etica tra impegno e provocazione”, in D’Ignazi P. (a cura di) Declinazioni della libertà. Conversazioni filosofiche, Affinità Elettive, Ancona 2022; “L’arte tra coscienza individuale e coscienza collettiva”, in Santi R. (a cura di), “Coscienza individuale e coscienza collettiva”, Franco Angeli, Milano 2020. Ha pubblicato, inoltre, il saggio “Il senso del tempo: dall’interiorità al linguaggio dell’arte” in D’Ignazi P. (a cura di) Visioni del tempo. Conversazioni filosofiche , Affinità Elettive Ancona 2023. In corso di pubblicazione per la collana I Quaderni del Consiglio il libro: L’arte I giorni Le parole . Riflessioni al tempo del Covid.

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