Filippo Sorcinelli esplora l’arte come forma di rispetto. Non nel senso decorativo del termine, ma come tensione profonda, silenziosa, intima. Art in Respect – Mostra Dialogante, in corso presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, non è una retrospettiva, né un’antologia celebrativa: è un attraversamento. Un momento di sospensione e ascolto, una riflessione estetica e spirituale sull’identità, sul gesto, sulla bellezza come responsabilità. Artista nel senso più originario della parola, maestro d’arte, Sorcinelli incarna una visione che abbraccia più linguaggi: pittura, sartoria, profumo, liturgia, musica. Il suo percorso – nato nel 2001 con l’atelier liturgico LAVS e proseguito nel 2013 con la fondazione della maison di profumi artistici Filippo Sorcinelli – è la prova vivente di una pratica artistica che si nutre di contaminazioni, sempre coerente ma mai uguale a se stessa.
Il titolo Art in Respect suggerisce fin da subito una direzione chiara: l’arte non è solo espressione ma ascolto, non è solo creazione ma relazione. Il rispetto, qui, diventa chiave interpretativa e principio strutturale, sia nel senso etico che in quello compositivo. Non si tratta di un tema illustrato, ma di un atteggiamento che attraversa l’intera mostra, un codice interno che regola l’armonia tra le opere esposte e il contesto che le accoglie. La Pinacoteca Ambrosiana, luogo intriso di memoria, custodisce capolavori assoluti della storia dell’arte – dal Codice Atlantico di Leonardo al Musico, dai cartoni di Raffaello alle nature morte di Fede Galizia – e diventa il teatro perfetto per un confronto interiore tra tempo, segno e materia.
La mostra si articola come un dialogo visivo e sensoriale. Le opere pittoriche di Sorcinelli, rarefatte, liriche, scure e vibranti, coabitano con le creazioni sartoriali dell’atelier LAVS, testimonianze di una liturgia tessile che riflette l’invisibile nella materia. A queste si affiancano fragranze, pensate come capitoli olfattivi che accompagnano il visitatore in un itinerario percettivo stratificato, dove il profumo diventa memoria, evocazione, presenza. L’integrazione di questi diversi linguaggi non è mai forzata o spettacolare, ma calibrata, misurata, profonda. Sorcinelli costruisce un’esperienza che non cerca di stupire, ma di toccare – in silenzio – la coscienza di chi guarda.
Tra le opere più emblematiche, il piviale realizzato per la venerazione della Corona di Spine nella Cattedrale di Notre-Dame de Paris colpisce per intensità simbolica e qualità formale: è un abito-icona, un corpo vestito di fede, che porta in sé la storia del rito e l’urgenza dell’oggi. Accanto, alcuni oggetti appartenuti a Benedetto XVI stabiliscono un contatto diretto con la dimensione spirituale che attraversa tutta la ricerca dell’artista. Ma non si tratta mai di semplice documentazione: ogni elemento è reintegrato in una visione poetica e intellettuale.
Il lavoro pittorico di Sorcinelli, meno noto ma centrale, rivela un tratto colto e oscuro, in cui la figura si dissolve nella materia e riemerge come epifania parziale. Non c’è mai narrazione, ma evocazione. Le sue tele sono soglie, superfici che chiedono di essere abitate dal tempo dello sguardo. Nulla è immediato, nulla è concesso alla retorica. Anche qui, il rispetto si manifesta come distanza, pudore, profondità.
L’intero progetto si configura come un autoritratto implicito. Non tanto per la presenza autobiografica, quanto per la volontà di mettere in forma un pensiero che attraversa tutta l’opera di Sorcinelli: il pensiero che l’arte non possa prescindere da una visione etica, da un rapporto vivo con il sacro, da una responsabilità verso la bellezza. Una bellezza che non consola, ma interroga. Che non è promessa di armonia, ma esercizio di verità.





