Esattamente come la più pregiata delle stoffe, anche il tessuto sociale della nostra contemporaneità, quello che unisce gli animi e le persone, è formato da fili sottili: noi esseri umani. Intrecciati, annodati e sovrapposti, i singoli filamenti danno vita a un’indistruttibile maglia fatta di relazioni, incontri ed inseparabili legami. Non a caso il termine “tessuto sociale” ha una chiara connotazione sartoriale, esempio perfetto e immagine emblematica per raccontare lo stauto di un gruppo.
Ad onorare la tessitura come grande forma d’espressione ci pensa la trentaquattresima edizione della mostra MINIARTEXTIL 34. Organizzata dall’associazione culturale ARTE&ARTE e con il patrocinio del comune di Como, della regione Lombardia, con la collaborazione del FAI – Fondo Ambiente Italiano, l’esposizione dedicata alla fiber art, vede in mostra opere di artisti nazionali e internazionali, dal 9 agosto fino al 21 settembre, presso l’antico Palazzo del Broletto di Como. Conosciuta come la “Città della Seta” per la sua lunga e rinomata tradizione nella produzione di questo tessuto, Como è ancora oggi uno dei poli principali della sua produzione.

All’interno del famoso edificio in stile gotico-romanico, affacciato sul centro della città, meta di turisti provenienti da ogni parte del mondo, l’edizione della mostra di quest’anno è un omaggio al desiderio come forza e forma creativa. Dal titolo Eterno desiderio, MINIARTEXTIL 34, presenta come ogni anno 68 opere, di cui 14 installazioni di grandi dimensioni. Le categorie astratte delle emozioni umane vengono concretamente restituite dagli artisti sotto forma di opere d’arte, il cui fil rouge è sempre quello della materia tessile.
Immersi in un’atmosfera suggestiva in cui la semioscurità ci avvolge, ecco che spiccano i minitessili, 54 opere di piccole dimensioni la cui disposizione ci indirizza verso il centro della stanza. Illuminati da degli spotlight sovrastanti, queste opere di arte tessile provengono da un’open call lanciata ad artisti emergenti e non, dai curatori della mostra: Sergio Gaddi, Chiara Ghizzoni e Mimmo Totaro. L’allestimento semplice e non invasivo si sposa perfettamente all’interno del Palazzo del Broletto, location d’eccezione e luogo simbolo della città di Como.

Sono proprio queste piccole opere il trampolino di lancio se non il cuore del progetto. Questa serie di mostre nasce infatti come raccolta di opere di piccole dimensioni di artisti prevalentemente italiani. È solo in seguito, dal 1997, che vengono proposte al pubblico anche installazioni di grande formato, di artisti già affermati e riconosciuti a livello internazionale, come Fausto Melotti, William Kentridge, Joseph Grau Garriga, Jagoda Buic, Barbara Shawcroft e El Anatsui. Quest’anno, oltre che dall’Italia, saranno esposte opere di artisti provenienti da altri undici paesi: Austria, Corea del Nord, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Iran, Polonia, Spagna, Svezia e Svizzera.
Ad accompagnare i minitessili sono 14 grandi opere in prestito da importanti gallerie d’arte milanesi, come Primo Marella, The Flat – Massimo Carasi, Mimmo Scognamiglio e Apalazzo Gallery di Brescia, grande novità di quest’anno. Tra queste non si può non citare Pasticcino di Joana Vasconcelos (Parigi, 1971), che sta attualmente tenendo una personale al museo comunale d’arte moderna di Ascona.
L’opera, in prestito da Mimmo Scognamiglio, è stata realizzata dall’artista nel 2021. Viene quasi voglia di addentare i dolci che vediamo in bella vista sui vari piani dell’installazione. Tortine e pasticcini realizzati in tessuto e corde colorate sembrano come usciti da un cartone Disney, facendoci venire gola con i loro toni brillanti e deisderabili. Vasconcelos vive e lavora a Lisbona e la sua pratica artistica si sviluppa in una dimensione fortemente interdisciplinare, spaziando dalla scultura monumentale all’installazione, dal video alla tessitura. Utilizzando oggetti d’uso quotidiano, tessuti, ceramiche e materiali inconsueti, l’artista rilegge con ironia e spirito critico le dinamiche del potere simbolico, della rappresentazione femminile e dell’identità collettiva. Divenuta nota a livello internazionale con The Bride (2005), opera esposta alla 51ª Biennale di Venezia, ha rappresentato il Portogallo nel 2013 con Trafaria Praia, il primo padiglione galleggiante nella storia della Biennale.
Altro lavoro emblematico è certamente quello di Samuel Nnorom, artista nigeriano che riporta nel contemporaneo le tradizionali tecniche di tessitura africane. La pratica artistica di Nnorom (Isiukwuato, Nigeria, 1990), intreccia pittura, scultura e artigianato tessile in un linguaggio visivo stratificato che riflette sulle nozioni di identità, memoria e appartenenza. Esposte in mostra sono ben due opere dell’artista: Bloom del 2022 e The Good, Bad and Ugly del 2023. Entrambe le installazioni, prestate da Primo Marella, sono realizzate con l’Ankara, caratteristico tessuto della cultura africana utilizzato per dare forma a strutture scultoree organiche, dominate dalla ricorrenza della “bolla”: elemento simbolico e costruttivo che incarna la fluidità del tessuto sociale.

Tra gli obiettivi di Eterno desiderio, ma anche delle edizioni passate di MINIARTEXTIL, la cui prima mostra risale al 1991, ve ne è uno in particolare di grande importanza per il valore che porta. Mantra dei curatori è stato infatti quello di decostruire l’immaginario collettivo della tessitura come forma d’arte secondaria. Molto spesso infatti, questa viene relegata alla categoria dell’artigianato a causa di vecchi pregiudizi che non riconoscono altre forme d’arte oltre a quelle tradizionali della pittura e della scultura. Si tratta di una problematica ancora piuttosto diffusa, idea comune soprattutto tra il grande pubblico e che non riguarda solo l’arte tessile ma anche molti altri medium, come ad esempio il video o le illustrazioni. È proprio grazie a queste esposizioni che, mostra dopo mostra, si può andare a smantellare una falsa credenza.


