Floreani, a Milano debuttano le sue Soglie

Il concetto di “soglia” è stato ampiamente analizzato nella filosofia, ma anche nella scienza, nella fisica, nella letteratura, nella psicanalisi e persino nella medicina (la soglia del dolore, del piacere etc.). La soglia è insieme il luogo e il momento di un passaggio: tra due realtà, tra due stati, tra due momenti. È il momento del passaggio, ma è anche il luogo dove questo passaggio sta per avvenire: essa rappresenta un punto di transizione che segna un prima e un dopo, un confine che non è solo una separazione, ma il luogo stesso dove avviene e si prepara il cambiamento. È uno spazio intermedio, dove la nostra identità si alleggerisce, permettendoci di riflettere sul tempo, sulle scelte fatte e su quelle da fare, sul futuro. È il luogo delle “situazioni-limite” che ci offre l’opportunità di soffermarci e considerare il nostro percorso e la nostra esistenza.

Oggi, Roberto Floreani, nato a Venezia nel 1956 e considerato uno degli astrattisti di riferimento della sua generazione, oltre che saggista e studioso, in particolare della storia dell’astrazione e del futurismo (tra i saggi di cui è autore ricordiamo Boccioni Arte-vita e Astrazione come resistenza), utilizza il termine per inaugurare il suo nuovo ciclo di lavori. La mostra “Soglie”, che comprende tre nuove opere dell’artista veneto presso il Centro Artistico Alik Cavaliere (dal 27 settembre fino a metà ottobre, poi da fine ottobre presso la Galleria Russo di Roma), presenta un inizio di un percorso che può essere a buon diritto considerato come una sorta di sintesi della ricerca di Floreani nell’ambito dell’astrattismo, che dura da oltre quarant’anni, e che, partendo dalle Compenetrazioni Iridescenti di Balla del 1912, per poi affermarsi nell’Astrattismo comasco degli anni Trenta, ha sviluppato un linguaggio materico originale, fortemente stratificato, con la rigorosa definizione geometrica dei rilievi, caratterizzati dalla sigla espressiva del “concentrico”, considerato la forma-simbolo di riconoscibilità della sua ricerca stilistica.

Qui, con l’epifania della “soglia”, appare per la prima volta nei quadri dell’artista l’elemento del quadrato, come omaggio al Quadrato di Josef Albers e come elemento percettivo e simbolico-formale di rappresentazione del luogo per eccellenza, appunto, del transito e dell’attraversamento.

Per l’occasione l’artista presenterà il suo saggio Astrazione come Resistenza (De Piante editore) che tanta attenzione ha destato nel pubblico e nella critica, fin dalla sua uscita nel 2021, come la prima ricognizione teorica di un artista dedicata all’Astrazione dopo il testo Kn di Carlo Belli, pubblicato nel 1935, considerato il manifesto italiano dell’astrattismo.

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Alessandro Riva
Alessandro Riva
Alessandro Riva, critico d’arte e curatore, è nato a Milano nel 1964. Tra le sue mostre principali, ricordiamo: Sui generis - la ridefinizione del genere nella nuova arte italiana (PAC. Padiglione d’arte contemporanea, Milano, 2001), Totemica (Casa del Mantegna, Mantova, 2001), Italian Factory, The New Italian art scene (Biennale Internazionale d’arte, Venice, Strasburg and Turin, 2003), Street Art Sweet Art (PAC. Padiglione d’arte contemporanea, Milano, 2007), Crossover (Venezia, Arsenale, 2013), Pop Up Revolution! (Milano, 2015), Unknownmonk (Mosca, 2015), Pop Up Italian Show (Hubei Museum of Arts, Wuhan, China, 2015). Ha collaborato con artisti italiani e stranieri nella realizzazione di progetti sia in Italia che all’estero, curato festival internazionali, libri e monografie su artisti. Tra gli ultimi ricordiamo il volume “Primary Form in Re-idol” di Yue Minjun e “Nicola Samorì” per Liaoning Fine Arts Publishing House. Ha collaborato con Rai2 e Rai3 con il programma “Blu Notte”, e con diverse radio e web tv come giornalista culturale e conduttore di programmi dedicati all’arte. Come giornalista d’arte, ha collaborato con molte testate nazionali, specializzate e non, e ha diretto riviste di settore, come “Italian Factory Magazine” e “Arte In”.

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