Il cantiere è simbolo per eccellenza delle città italiane: protagonista inconsapevole, passatempo preferito dei tanti passanti o pensionati che, in un momento di attesa o di stacco, si lasciano trasportare dall’incessante lavoro degli operai nella piazza pubblica o nella strada vicino casa. In alcuni casi, il fenomeno dell’”umarell” è diventato talmente topico, da creare striscioni arancioni con fasce bianche che invogliano a immaginare l’ometto che analizza attentamente il progresso dei lavori. Il cantiere è rumoroso, porta vivacità, ma anche una situazione di stallo in cui tutto ciò che conosciamo di un luogo muta temporaneamente e ci lascia in sospeso, privi, in certi casi, della possibilità di fruire uno spazio.
Giovedì 31 luglio è andata in scena, nel grande cantiere di Piazza Mercurio a Massa, una delle operazioni della Felipe Cardeña Crew, un grande murales su stoffa che coprirà i pannelli dell’area di lavoro della suddetta piazza, dal titolo Flowers for peace.

Il nome del gruppo riprende quello del suo fondatore, Felipe Cardeña, artista di fama internazionale, con al suo attivo partecipazioni a più d’una edizione della Biennale di Venezia e a molte mostre importanti in musei pubblici, il cui lavoro è stato sostenuto da critici di lungo corso come Philippe Daverio, Enrico Crispolti e Gillo Dorfles (che per lui ha addirittura coniato il termine “Kitsch elitario“); ma che è molto attivo anche nel campo dell’arte urbana e della street art, con progetti quasi sempre a finalità sociale. Tra i più importanti, quelli realizzati con WWF Italia, per il quale la crew di Felipe anni fa ha creato un personaggio, il Felipanda, che è andato su maxiscermi in tutte le città italiane e su speciali shopper personalizzate, con la vendita delle quali WWF Italia ha sostenuto le Oasi WWF.
Parlando con Christian Gangitano, che ha sempre seguito e sostenuto il collettivo, abbiamo appreso che la crew si compone in modo eterogeneo e che è un organismo in continua evoluzione: “da agitatore culturale quale sono sempre stato, con molta esperienza sull’arte urbana e sulle pratiche sociali sul territorio, ho aiuto a far crescere la Cardena Crew, appoggiandola, dandole linfa vitale e portando collaborazioni importanti – da Achille Lauro a Bello Figo, di cui la crew ha realizzato la copertina del libro che il rapper ha pubblicato con Rizzoli – , contribuendo a caratterizzarla sempre di più come multiname artist. I ragazzi formano un collettivo che si racchiude sotto un unico nome, quello di Felipe Cardena, come fa Wu Ming in letteratura, nei primi tempi conosciuto come Luther Blisset. Questa crew si rinnova negli anni perché è importante che sia composta da giovani, ragazzi che amano l’arte ma che non sono artisti, sono artisti in pectore, una crew fatta da tante persone, ragazzi di ogni estrazione e provenienti da esperienze diversissime, che hanno voglia ed energia di praticare l’arte diventando essi stessi protagonisti. E che spesso, dopo l’esperienza con la crew, diventano artisti in proprio, perché il germe dell’arte, grazie a Felipe, ha finito per contagiarli per sempre”.

Il gruppo, infatti, si caratterizza per essere un organismo collettivo composto da ragazze e ragazzi che operano in tutta Italia, con base a Milano. La particolarità più importante è che Cardeña, nonostante abbia una base fissa, si ristruttura costantemente, rispetto ai luoghi e alle comunità che trova e che partecipano alla creazione dell’opera d’arte. Sempre Gangitano afferma: “come già accaduto in passato, a Palermo o a Napoli, la crew di Felipe ha messo in campo la sua cifra stilistica inconfondibile: i fiori, il Flower Power, ovvero l’utilizzo di un pattern floreale caratterizzante, di cui le opere di Cardena sono piene e con cui sono rese fortemente identificabili.” Lo slogan Flowers for peace, ideato collettivamente dalla crew, è al centro di questa azione urbana, rispecchiando in pieno, nonostante l’eterogeneità dei partecipanti, lo spirito di Felipe, i suoi forti cromatismi e la volontà di collaborare per creare bellezza nel territorio.

Flowers for peace. Inno alla spensieratezza in tempi di crisi
L’opera è un inno alla pace, alla gioia, alla vita e alla spensieratezza che, con i suoi colori sgargianti e la sua mise vivace e accattivante vuole rivolgersi direttamente ai giovani, coetanei dei ragazzi della crew, per farli paertecipare e trovare in loro gli intelocutori privilegiati. Christian Gangitano spiega che la crew “ha lavorato su una combo, una combinazione di stencil dedicati al mondo dei fiori e della natura – la Felipe Cardeña Crew, puntualizza, ha sempre come cifra stilistica un messaggio di forte cura per l’ambiente – da cui è stato studiato il claim Flowers for peace; non più il “peace and love”, il mettere i fiori nei cannoni di memoria sessantottina, un po’ freak, ma un elemento instagrammabile, vicino alle nuove generazioni.
“Abbiamo coinvolto ragazzi locali, street artist giovanissimi e appassionati di Massa e della zona, in coordinamento e sinergia con la nostra crew.” La scritta si confonde quasi con il fondale, contornata da spruzzi di bomboletta spray nera, circondata da fiori, con il font tipico dei graffiti che popolano l’immaginario delle periferie e delle stazioni dagli anni Novanta in poi. Stencil dai font con un chiaro richiamo alle grafiche psichedeliche degli anni Sessanta intonano il loro inno al “flower power”. Alfonso, membro stabile e ormai già storico della Cardena Crew, ci spiega che “il linguaggio di Felipe è quello del colore, molto positivo, con fiori che riportano felicità, allegria, un sentimento di vitalità contro le derive guerrafondaie e autoritarie che tendono a prendere sempre più piede nella società contemporanea. In questo senso, il messaggio che i lavori di Felipe trasmettono è sempre positivo, ma non in maniera ingenua, è un inno alla vita e alla natura, che spesso contiene anche messaggi in qualche modo politici, come quando gioca con le iconografie di personaggi-simbolo di lotte per i diritti, contro il reazzismo, contro la cultura patriarcale o in favore delle lotte per i diritti delle persone LGBTQ. Il tutto veicolato da un linguaggio che è molto identificabile, fatto di fiori, elementi naturali e forme astratte dai colori molto accesi. Se il linguaggio con lo stencil di Banksy, in bianco e nero e con pochissimi colori, è imitato dagli street artist in tutto il mondo, diventando così difficile distinguere un’opera di uno street artist da quella di un altro, il linguaggio di Felipe invece è inconfondibile, salta all’occhio e si fa ricordare. Chiunque abbia visto un’opera di Felipe non può non riconoscerla se ne vede un’altra, con il suo pattern floreale e coloratissimo. Si tratta, insomma, di uno stile e di un linguaggio del tutto nuovi. E anche la pratica, non è quella dell’artista solitario che va di notte a dipingere i muri, ma di chi, collettivamente, crea relazioni e contatti con la comunità del luogo in cui si va a operare, e quasi sempre anche con ragazzi e street artist locali. Lo facciamo sempre, e così abbiamo fatto anche in questo caso”.
L’intento è quello di staccarsi dalla street art intesa nel senso comune, quella di Banksy, ad esempio, dove l’anonimato è d’obbligo in quanto non esiste committenza. Qui si può parlare, più propriamente, di “arte urbana” voluta dalla comunità: in questo caso, la committenza è venuta direttamente dall’amministrazione comunale e dal sindaco, per creare uno spazio d’incontro gradevole anche nell’ambito di un cantiere che mangia metà della piazza. “Oggi – spiega Gangitano – nel comune di Massa, o come avviene a Milano, ci danno questi spazi, perché anche gli enti pubblici hanno capito la bontà di questo tipo di arte che porta bellezza, rigenera i territori. Il Comune, dunque, in questa Piazza Mercurio, centrale e a misura d’uomo, tagliata a metà dal cantiere, ha sentito l’esigenza di renderla più bella e vivibile. La bellezza porta appartenenza, maggior senso di sicurezza e comfort.”

La lavagna: libertà di espressione nel segno dell’arte urbana
Una parte dei pannelli è stata lasciata in bianco, “intonacata” dalla crew come spazio di libera espressione di cittadini e passanti. Gangitano la chiama, affettuosamente, “lavagna”, come quelle di scuola, uno spazio che, durante la ricreazione, diventava libero, per la fantasia degli studenti. La crew di Cardeña ha voluto, in questo senso, dare il suo contributo a quanto prodotto materialmente e ci ha raccontato che molte persone, di tutte le età e da vari luoghi d’Italia sono venute per prendere parte a questa festa collettiva.
Corinne, ad esempio, racconta che una famiglia con una bambina piccola “si è fatta venti chilometri per venire qui per partecipare a questa iniziativa; c’è un riscontro, il movimentare le masse e il popolo e questo è quello che deve dare l’arte contemporanea. Sono iniziative che servono per coinvolgere il pubblico e la cittadinanza.”
L’idea di base è quella che caratterizza tutta la crew: non c’è una regola restrittiva a cui i ragazzi e le ragazze devono attenersi; sempre Corinne racconta: “lavoriamo in modo abbastanza libero, ci adeguiamo alle esigenze di ogni progetto, che è alla base dell’idea di una mente creativa che si adatta ad esigenze e bisogni. C’è stato in questo caso un grande lavoro a monte, preparando, ad esempio, gli stencil da disegnare, stampare e ritagliare. A un livello figurativo sappiamo che Felipe gioca molto sugli stessi concetti che sono i fiori, la positività, il colore; di base è un lavoro molto libero ed è questo che ci piace, la capacità di adattarsi a diversi linguaggi, motivo per cui utilizziamo diversi media – stencil, collage, stoffa.”
La coerenza con l’utilizzo della lavagna è innegabile e crea un movimento di mani e idee ancora più fluido nello spazio urbano dove, finalmente, molti hanno la possibilità di esprimere le proprie idee senza necessariamente nascondersi.
Il destino dell’opera dopo il cantiere
Ci si chiede, tuttavia, quale sarà il destino di questa operazione, una volta che i cantieri dovranno essere smaltiti e sia Gangitano che il sindaco di Massa, Francesco Persiani, contribuiscono a portare il proprio punto di vista. “Siamo in una città che vuole crescere, migliorarsi, che sta cercando di riqualificare spazi abbandonati e dimenticati, recuperare palazzi storici come questo”, spiega il sindaco di Massa, Francesco Persiani; “a noi il compito di valorizzare ciò che ci è stato lasciato, ciò che viene realizzato. Faremo un percorso di condivisione e partecipazione per capire come meglio utilizzare e reimpiegare, dove collocare queste opere, dando loro una valenza anche di rinascita, luoghi che nascono qui e servono per andare a migliorare altri spazi.”

Dalla Cardena Crew non si scompongono: va benissimo se in futuro l’amministrazione vorrà conservare e valorizzare l’opera che hanno realizzato in un altro luogo, ma la loro idea è in ogni caso quella dell’effimero, della consapevolezza che tutte le cose hanno necessariamente una fine e che, questo, quando si vive in sinergia con un territorio, non è neanche necessariamente un male. “Il cantiere – affermano dalla Cardena Crew – crea fastidio, rumore e quindi, prima o poi, per i cittadini finirà, per cui anche quest’opera avrà una sua conclusione ed è giusto così, perché l’arte di cui ci occupiamo è effimera, fatta nello spazio pubblico e, per questo muta insieme ai cambiamenti che nello spazio pubblico avvengono. Se avessimo voluto opere permanenti avremmo cercato altre soluzioni; la street art si è evoluta e incarnata in questo percorso legato a un’arte nello spazio pubblico che fa bene a tutti: porta bellezza e condivisione, e se poi dovrà scomparire, pazienza, non pretendiamo che debba durare per sempre. L’importante è che partecipi ai processi di mutamento e cambiamento dello spazio urbano in cui viviamo. Che faccia stare bene le persone, che le porti a partecipare al nostro lavoro, se possibile. Insomma, che crei relazioni e comunità. Questo è che a noi sta a cuore più di ogni altra cosa”.


