Fondazione Elpis raddoppia: tra residenze d’artista, borghi e nuove geografie globali

Dove una volta c’erano le piante officinali, oggi ci sono quelle aromatiche: salvia, calendula e artemisia, ma anche lavanda, alberi di tiglio e cedri libanesi. Un giardino fiorito restituito alla città tra quella che era una chiesa, una lavanderia e gli edifici riqualificati di una ex casa di cura. 

Le fonti documentano una cessione dei terreni da parte di San Bernardo di Chiaravalle (1090-1091 circa – 1153), appartenente ai Cistercensi (monaci originari dell’abbazia di Cîteaux nella regione della Borgogna, fondata da san Robert de Molesme (1029-1111) nell’anno 1098), che vivevano secondo la regola di San Benedetto. L’Ordine dei Templari è il destinatario dell’area (fino al 1313), descritta come “recintata da siepi e fossati”, che rimane agricola e rurale fino al XIX secolo.

Fondazione Elpis_Villa_ph Agnese Bedini_DSL Studio

Saranno i Fratelli Dumolard (editori milanesi) a trasformarlo in un ricovero per anziani lasciando lo spazio alla gestione delle “Piccole Sorelle dei Poveri”, sotto la guida della sua fondatrice Giovanna Jugan poi Moscati, e successivamente dell’Ente ecclesiastico “Provincia Italiana dell’Istituto delle Piccole Sorelle dei Poveri”, fino agli anni ’80.

Un tempo era luogo designato alla cura di persone in età avanzata, oggi i soggetti sono le nuove generazioni di artisti sostenuti dall’attività filantropica di Marina Nissim, collezionista e imprenditrice, che tesse un filo con il passato. È qui che nel 2020 affondano le radici della Fondazione Elpis, prima in quella che era l’ex Lavanderia delle suore, in via Lamarmora,e da pochissimo inglobando anche alcuni edifici della Villa, nella tranquilla via Orti 25, all’interno del complesso residenziale “Horti”, di recente realizzazione.

Anche gli spazi che compongono la fondazione sono stati oggetto di una ristrutturazione conservativa affidata a Giovanna Latis, fondatrice nel 2018 di Gio Latis STUDIO, che ha recuperato materiali e restituito ambienti rinnovati nella Lavanderia (2020), un ampio edificio indipendente con giardino, composto da un sotterraneo e due piani collegati da una scala in ferro bianco, già in uso per mostre, laboratori e appuntamenti. La Villa è invece il progetto più recente, presentato alla stampa da Marina Nissim, Clarice Pecori Giraldi, consigliere delegato, Sofia Schubert, curatrice, responsabile mostre e residenze d’artista e la project manager di Una Boccata d’Arte, Bianca Buccioli, insieme al nuovo programma 2026, con un calendario degli appuntamenti pronto a partire da febbraio. 

Marina Nissim_Ph Noemi Ardesi

La nuova sede unisce due unità abitative distribuite su quattro livelli con una vista privilegiata sul giardino del complesso residenziale, e destinata a accogliere gli uffici all’ultimo piano, la sala riunioni con un tavolo di vetro e ferro realizzato da Remo Salvadori, la libreria, l’area mostre che seguono le residenze d’artista (nel seminterrato) e i laboratori. 

Spazi polifunzionali che, insieme a quelli in via Lamarmora, andranno a ampliare le attività della fondazione che si è distinta fin da subito per la scelta di guardare alla ricerca e alla sperimentazione artistica con un programma diffuso e dislocato, offrendo un punto di vista espanso che permette di leggere i fenomeni della contemporaneità incorporando “geografie altre”. Dalle aree urbane in cui risiede a quelle apparentemente marginali perché collocate al di fuori, a paesi più lontani. 

Una Boccata d’Arte, arrivata alla sua settima edizione (la prossima da giugno a ottobre 2026), coinvolge i borghi italiani di piccole dimensioni (circa 5000 abitanti) con un progetto d’arte diffusa che instaura un rapporto dialogico costruendo una relazione tra luoghi, artisti, curatori e cittadinanza. Venti borghi (selezionati o su candidatura spontanea), con 20 artisti (nazionali e internazionali) in residenza e 20 curatori che sviluppano un lavoro site-specific che, in diversi casi, resta in loco. Da queste esperienze nascono delle occasioni di approfondimento con mostre e percorsi multidisciplinari, che si trasferiscono nella sede di Lavanderia e da oggi anche nel nuovo spazio della Villa. 

Fondazione Elpis_Atelier Elpis_ph_Omar Sartor, Studio Giacomo Moor

Decentralizzare l’arte contemporanea significa cambiare prospettiva, smarcandosi da visioni standardizzate e da modelli dominanti che non sono disposti a lasciare le proprie zone di comfort. Lavorare direttamente sul territorio comporta uno spostamento dell’attenzione all’interno dei luoghi antropologici che, come tali, si costituiscono nell’oggettività della loro presenza, nella formazione identitaria e storica con cui necessariamente chi li abita e chi ne entra in contatto costruisce una tipologia di relazione che risulta più autentica, scevra da omologazioni estetiche e strutturali tipiche delle aree più urbane. 

Marina Nissim guarda anche ad altre geografie con viaggi esplorativi sul campo alla ricerca di linguaggi, sensibilità e prospettive diverse da cui nascono delle mostre negli spazi di Lavanderia, come HAZE Contemporary Art From South Asia (2023) con artisti dell’Asia meridionale, You Are Here. Central Asia (2025), che ha portato la scena artistica dell’Asia centrale, mentre la prossima guarderà l’area sud-est asiatica. 

Intanto il primo appuntamento resta in città, consolidando il ruolo di riferimento all’interno del tessuto urbano, con la mostra Smooth Operator di Villiam Miklos Andersen, curata da Gabriele Tosi, dal 26 febbraio al 14 giugno, ospitata alla Lavanderia. L’artista ha partecipato nel 2024 al programma nei borghi a Serre di Rapolano in Toscana, che per l’occasione aveva ricontestualizzato una latteria all’interno di un percorso estetico con un’insegna al neon Rock Hard Milk (Latte duro come la roccia), curata sempre da Tosi. Con il nuovo progetto l’artista indaga il concetto di comfort seguendo un itinerario reale, poiché esito di un viaggio partito da Gotland e arrivato a Milano (con una sauna mobile), ma anche metaforico, con nuove opere che abiteranno gli ambienti di Lavanderia. 

La Villa ospiterà una serie di appuntamenti: OROBORI (20, 21 e 22 marzo), un ciclo di approfondimenti, performance e laboratori curato da In-ruins, un programma di residenze dislocate nel Sud Italia (nato nel 2018) che costruisce un dialogo tra passato e presente, tra l’archeologia attraverso l’esplorazione dei siti e l’arte contemporanea. 

Le residenze d’artista sono parte dell’Atelier Elpis e si svolgeranno con una permanenza lunga che consentirà agli artisti una modalità di lavoro simile a quella dei borghi. La prima con Caterina Morigi e Gabriele Ermini, dal 2 marzo al 1° maggio, la seconda tra settembre e ottobre. 

Per il ciclo Laboratori d’Artista, il primo appuntamento è Ensemble, curato da Irene Angelica con quattro incontri: Fail again, fail better (il 19 e 20 febbraio) con Agnese Spolverini e Vaste Programme, che si confronteranno su linguaggi diversi, seguito dall’esperienza poetica con Murmur Poetry Workshop del collettivo Murmur (tra marzo e ottobre), per concludere con un percorso che indagherà il rapporto tra suono e materia con Matter of Sound curato da Threes Productions (tra aprile e ottobre).  

L’incontro tra soggettività differenti (persone, paesaggio naturale e antropizzato), uno sguardo allenato all’alterità e la pratica dell’ascolto permettono uno scambio che si concretizza nel superamento di confini geografici, culturali e di linguaggi artistici, consentendo una riflessione eterogenea sulla contemporaneità, che per Fondazione Elpis è una condizione naturale.

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Elena Solito
Elena Solito
Scrive storie di persone e “non luoghi” dell’arte. In particolare è interessata a indagare l'esperienza estetica come fatto antropologico, capace di dilatare il suo spazio fisico e concettuale, attivando dialoghi inattesi e sottraendosi agli spazi più tradizionali. La scrittura acquisisce una dimensione autonoma, diventando materiale di osservazione e di riflessione intorno a possibili (e non univoche) narrazioni della contemporaneità. Autrice indipendente, membro editoriale di Formeuniche, contributor per Made In Mind.

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