Un’oasi in mezzo alla frenesia della città. Questa è l’immediata percezione che trasmette Fondazione Horti, un parco naturalistico grande più di tre ettari che lega habitat naturali, arte contemporanea, impegno etico e inclusione sociale. La città di Pavia intorno alla fine del 2024, ha visto nascere la Fondazione, il cui obiettivo è generare consapevolezza riguardo alla comune responsabilità del nostro patrimonio storico-artistico e dell’ambiente naturale di cui fa parte. Fondazione Horti porta avanti da sempre anche un forte impegno d’inclusione sociale, rendendo accessibile a chiunque lo spazio, attraverso l’abbattimento di barriere architettoniche e offrendo posti di lavoro a chi nella nostra società viene spesso messo ai margini.
La collaborazione tra Fondazione Horti e Maugeri, è stata quindi un naturale prolungamento di una sensibilità che Horti aveva fin dalla sua apertura. Si tratta di un progetto innovativo il cui punto di forza è l’estrema umanità con cui è stato pensato. Lo scopo è quello di favorire serenità e benessere emotivo (ma anche spirituale) alle persone che stanno affrontando le Cure Palliative all’ICS Maugeri Pavia. I pazienti insieme al personale sanitario e se lo vorranno ai loro familiari, avranno la possibilità di trascorrere del tempo presso il grande parco della Fondazione tutti i lunedì, giorno di chiusura di Horti.
La convenzione non solo restituisce libertà alle persone coinvolte ma anche grande dignità. Durante il discorso di presentazione, Alberto Lolli, Rettore dell’Almo Collegio Borromeo e Direttore e ideatore di Horti, afferma: “Non vi dico che non riposeremo di lunedì, ma che lo faremo in un altro modo. Riposeremo assumendoci la responsabilità di una società civile nei confronti delle persone che spesso vengono dimenticate ma che ne fanno parte. Viviamo in una società che spesso lascia indietro le persone fragili considerandole inutili.”
La natura come forma di terapia è ormai un sistema curativo ampiamente riconosciuto e Fondazione Horti insieme a Maugeri, non solo hanno abbracciato questo punto di vista ma ne hanno fatto il loro punto di forza. I pazienti, liberi dalle proprie stanze, potranno passeggiare tra l’orto degli aromi e i prati fioriti, ammirando le cicogne che nidificano e i martin pescatori volare lungo i laghi del parco, ammirare stagni, ruscelli e alveari, in quella che è a tutti gli effetti una vera e propria oasi apparentemente lontana dalla città.
In questo contesto naturale non manca l’arte contemporanea. Diverse istituzioni, tra cui Fondazione Arnaldo Pomodoro, hanno prestato sculture e installazioni che troviamo disseminate nel grande parco insieme alle opere esposte in maniera permanente, appartenenti alla stessa Fondazione Horti. Nei 35.000 metri quadrati di verde, si scorgono ambienti naturali e habitat differenti con la conseguenza di una fauna molto variegata. Da ammirare sono anche alcune testimonianze storico-archeologiche come i resti della chiesa di San Marco in Monte Bertone, edificio romanico eretto nel XII secolo e demolito nell’Ottocento. Di questo ex luogo sacro sentiremo presto parlare per merito dell’intervento che l’artista Edoardo Tresoldi realizzerà in situ l’anno prossimo.
In occasione della collaborazione tra Horti e Maugeri, all’interno dell’area espositiva del parco, sarà possibile visitare la mostra fotografica CHE IO VEDA. Lo sguardo, il volto, l’Altro, l’infinito, un progetto di Luca Bernasconi, neurologo di Maugeri impegnato nelle Cure Palliative e fotografo per passione. La mostra propone una riflessione sul significato della cura e sul rapporto con l’altro, portata avanti da Bernasconi attraverso una serie di ritratti. Si tratta di un progetto site-specific appositamente pensato per il luogo, perfetto coronamento del legame tra Maugeri e la Fondazione Horti. I soggetti fotografati provengono da contesti differenti: pazienti, operatori sanitari, persone coinvolte nei progetti di inclusione degli Horti e persone anziane. Vediamo Tomas, responsabile dell’accoglienza di Horti, don Dario, Sacerdote e Cappellano pavese, Enrica, l’anestesista, il padre Paolo e il figlio Luca, il paziente Aldo, l’infermiera Chiara e molti altri. Gli sguardi di tutti loro sono rivolti verso il pubblico in scatti che li catturano in primissimi piani e che rendono impossibile evitare il confronto con l’altro e che ci invitano a prenderci cura non solo di noi stessi ma anche di chi ci circonda.



