Dal recupero di un antico edificio rurale incastonato nel verde del Parco del Ticino fiorisce un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea, al dialogo interdisciplinare e alla valorizzazione della produzione artistica più recente. Il 16 maggio 2026 la Fondazione Giancarlo Sangregorio ha aperto al pubblico Spazio Luce, una nuova area espositiva destinata a diventare un punto di riferimento culturale non solo per il territorio lombardo ma, in una prospettiva più ampia, per l’intero panorama artistico nazionale. L’intervento – architettonico e progettuale – amplia significativamente la proposta culturale della Fondazione, consolidandone l’identità come istituzione dedicata al contemporaneo e rafforzando il legame tra arte, paesaggio, comunità e ricerca.
Spazio Luce non sarà una sede dedicata esclusivamente alle esposizioni temporanee, ma un luogo pensato per accogliere incontri, progetti interdisciplinari, attività rivolte ad artisti emergenti e momenti di confronto aperti al pubblico. Tale apertura rappresenta l’esito naturale dell’evoluzione della missione della Fondazione, nata per raccogliere e promuovere l’eredità dello scultore Sangregorio, nello spazio che fu la sua casa e il suo atelier: un luogo d’incontri, di condivisione e di scambio di idee.

Il nuovo spazio, dunque, non poteva che essere inaugurato con una mostra dal titolo Incontri. Da Fontana a Baj, da Rotella a Mondino. Una collezione svelata, visitabile fino al 29 novembre 2026. Curata da Lorella Giudici con il contributo di Martina Cortese, l’esposizione presenta al pubblico trentaquattro opere (molte delle quali mai esposte prima) provenienti dalla collezione privata di Sangregorio, ricreando lungo le pareti il dialogo e le influenze reciproche tra alcune delle figure più significative dell’arte italiana del secondo Novecento. La mostra racconta così di una stagione dell’arte contemporanea italiana assai ricca di fermenti, attraverso la trama di amicizie, incontri e scambi culturali che hanno accompagnato la vita di Sangregorio.
Come spesso accade nelle grandi collezioni private, anche quella di Sangregorio si è formata nel tempo soprattutto grazie a relazioni personali, scambi e frequentazioni con i maestri contemporanei e giovani artisti emergenti, in un fecondo rapporto di stima reciproca spesso sfociato nel dono e nello scambio di opere. Come sottolinea la curatrice, ogni lavoro esposto “è una conferma di stima, il segno di un’amicizia, la testimonianza di un incontro”. Si tratta di opere custodite dall’artista nella propria casa, quali compagne silenziose delle sue giornate, dei suoi momenti di riflessione e, soprattutto, di creazione.

Con molti degli autori presenti in mostra Sangregorio condivise occasioni espositive, esperienze e percorsi di ricerca; con altri instaurò legami personali profondi, o condivise gli stessi scorci nella provincia di Varese. Tra questi spiccano nomi come Kengiro Azuma, Gianni Dova, Emilio Scanavino, Lucio Fontana e Aldo Mondino: personalità differenti per linguaggi e poetiche, ma accomunate da una ricerca libera e sperimentale. Il percorso espositivo restituisce il clima culturale tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, un momento storico attraversato da nuove avanguardie, tensioni sociali, sperimentazioni materiche e continue osmosi tra arte e vita. In tal senso, la collezione di Sangregorio appare come un archivio culturale ed emotivo, tanto storico quanto profondamente personale, capace di raccontare un’epoca, attraverso le scelte collezionistiche dell’artista e la sua rete di relazioni.

Accanto alla mostra inaugurale, la Fondazione propone Scrigni di luce, personale dell’artista Paola Ravasio allestita nello Spazio Atelier fino al 26 luglio 2026. Vincitrice della prima edizione del Premio Sangregorio (2014), Ravasio torna a esporre in Fondazione con una selezione di opere recenti caratterizzate da una forte relazione tra materia e luminosità. Le sue sculture, nate da agglomerati di gesso e resina bianca, diventano architetture luminose, “materia-luce”, definite dallo stesso Sangregorio come ‘materia-luce’. La Luce è, a tutti gli effetti, protagonista: dalle grandi finestre aperte sul giardino alle opere, la luminosità è simbolo della vibrante vitalità di questa nuova realtà culturale. Sempre nello Spazio Atelier sono inoltre presentate sei opere donate alla Fondazione da artisti che hanno qui esposto negli anni precedenti, tra cui Alex Bombardieri, vincitore della seconda edizione del Premio Sangregorio dedicato alla giovane scultura contemporanea.
Spazio Luce si caratterizza per una costante tensione tra memoria e contemporaneità, condizione essenziale per un’istituzione aperta al futuro ma saldamente radicata nella propria storia. Questo dialogo tra passato e presente emerge anche nell’identità visiva del nuovo spazio: il logo ideato da Stefano Barbato omaggia e rende icona la ricerca scultorea di Sangregorio, fondata sul rapporto ininterrotto, nella sua vitalità, tra materia e forma.Il progetto, intrecciando arte contemporanea, rigenerazione territoriale e partecipazione culturale, trasforma un luogo di memoria in uno spazio aperto alla sperimentazione, alla luce. L’inaugurazione di Spazio Luce, dunque, rappresenta forse la testimonianza più evidente dell’eredità di Sangregorio, che ha saggiamente trasformato il proprio percorso artistico e i propri luoghi in un crocevia di talenti nazionali e internazionali, di ricerche e sperimentazioni, di rapporti personali e di grande stima.


