C’è un luogo, nel dedalo di vicoli e palazzi dei Quartieri Spagnoli di Napoli, dove il concetto stesso di rigenerazione urbana si fa racconto quotidiano di relazioni, lavoro ed educazione. È Foqus – Fondazione Quartieri Spagnoli che, nell’ex Istituto Montecalvario, antico monastero di oltre 10mila metri quadri, dal 2014 sta ridisegnando i confini, materiali e simbolici, di una parte della città, tra le più complesse e vitali. Quando la Congregazione proprietaria ha abbandonato l’ex monastero, lasciandolo vuoto e in disuso, pochi avrebbero scommesso su un suo futuro. Invece, da quell’assenza è nata un’idea: restituire vita e senso a quegli spazi, aprendoli non solo al quartiere ma alla città intera.
Così è cominciata la trasformazione: laboratori di formazione, imprese culturali, scuole, botteghe, servizi per l’infanzia e per le famiglie si sono insediati nell’ex complesso religioso. Un grande progetto di rigenerazione urbana diventato, in oltre dieci anni di attività, un punto fermo nei progetti educativi, di inclusione e nuova occupazione del quartiere.

Foqus non è solo un luogo fisico ma un esperimento sociale che mette al centro la cultura come motore di emancipazione. Giovani, donne, artigiani, educatori, artisti: sono loro i protagonisti di un ecosistema produttivo che mira a contrastare le disuguaglianze e a costruire opportunità dove per troppo tempo c’è stata emarginazione. Il progetto, nato su iniziativa privata ma fortemente intrecciato con la dimensione pubblica e collettiva, punta su una convinzione di fondo: la conoscenza e la formazione sono i primi strumenti per scardinare i meccanismi dell’esclusione sociale e innescare nuovi percorsi di crescita e sviluppo. Oggi Foqus non è solo un caso di studio a livello nazionale e internazionale, ma soprattutto parte integrante del paesaggio vivo e dinamico dei Quartieri Spagnoli.
Tra le sue mura risuona ogni giorno un’altra Napoli: quella che prova a riscrivere il proprio futuro, partendo dalla forza delle comunità. Ogni giorno Foqus è reso più vivo che mai da una comunità ampia incentrata su un sistema scolastico e “di cura” che parte dall’asilo nido – il primo aperto nei Quartieri Spagnoli – e arriva fino alla scuola secondaria di primo grado; startup e associazioni che impiegano spesso persone a rischio di emarginazione attraverso progetti speciali di inclusione; una biblioteca e una galleria d’arte; una sede dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli; programmi a favore di bambini e adulti con disabilità cognitive e tanti spazi per favorire la socializzazione e la condivisione di idee e progetti.

Dal 2014 a oggi, Foqus ha contribuito a creare 208 nuovi posti di lavoro, di cui 48 ad alta specializzazione e, su base quotidiana, oltre mille tra bambini e giovani frequentano scuole e programmi di formazione. Settecento giovani frequentano i corsi dell’Accademia delle Belle Arti e, nel complesso, la comunità che ruota ogni giorno attorno alle attività di Foqus arriva a 2.500 persone.
Il principio guida del progetto di rigenerazione urbana è stato, nelle parole di Renato Quaglia, direttore generale della Fondazione Foqus, “l’ascolto”. “Le comunità fragili – spiega Quaglia ad Artuu – diffidano degli interventi che arrivano dall’esterno. Noi abbiamo fatto un lavoro molto lento, senza annunci, con pazienza. A livello teorico si dice che un processo di rigenerazione urbana e sociale dovrebbe durare dieci anni, di cui i primi sette sono di ‘innesco’ e gli ultimi tre di ‘innesto’. Noi siamo partiti da quello che mancava: una delle prime iniziative è stata quella di formare mamme del quartiere che oggi collaborano alla gestione dell’asilo nido, un servizio che prima era totalmente assente in questa parte di città”.

Conoscenza, formazione e cultura contro l’esclusione sociale
Foqus non si è confinata però nella pur importante dimensione educativa, puntando a favorire una “mescolanza” virtuosa tra le diverse anime di Napoli, grazie alla promozione di iniziative culturali e artistiche. “Ospitiamo corsi avanzati – continua Quaglia –, rassegne di cinema e arte contemporanea, presentazioni di libri e progetti editoriali. Una parte del quartiere che dieci anni fa era isolata oggi è a tutti gli effetti un pezzo attivo di città. Non solo: il nostro modello educativo ha contribuito a far sì che anche i bambini di famiglie benestanti di Napoli frequentassero Foqus, determinando una sana mescolanza sociale di cui andiamo fieri. Ci sosteniamo con il fundraising ma chi non ha le risorse per pagare la retta o le attività frequenta Foqus gratuitamente”.
Una connessione con una comunità locale per anni relegata ai margini, costruita giorno dopo giorno, con il dialogo e senza la pretesa di avere in tasca formule magiche. “L’identificazione delle persone del quartiere nel progetto – conclude Quaglia – è un processo. Non c’è il lieto fine: il vero successo di iniziative come Foqus è quello di mettere in moto altri processi migliorativi. La soddisfazione principale per noi è il fatto che, oggi, le persone si sono appropriate di questo spazio: lo vivono come ‘loro’, qualcosa che fa parte del quotidiano, portando il quartiere in una condizione nuova e inedita”.


