Scuole, carceri, tribunali, ospedali: luoghi pubblici, al servizio della comunità, nei quali una democrazia pienamente compiuta deve garantire concretamente l’esercizio dei diritti dei soggetti più esposti e vulnerabili. Contesti, ambienti nei quali i più piccoli, i più deboli, chi va incontro a percorsi di reinserimento nella società, o chi si trova ad affrontare le criticità di una degenza, non debba fare anche i conti con l’impossibilità di esprimersi ed esercitare i propri diritti sentendosi incluso e integrato. A Napoli, per la prima volta in un ateneo italiano, nasce all’Università Suor Orsola Benincasa una Scuola di formazione allo spazio etico negli spazi pubblici.
Esiste una forte relazione tra fragilità e “luoghi” nei quali la vulnerabilità viene trattata e gestita. Luoghi che non sono solo spazi fisici, ma anche servizi di aggregazione, integrazione, ascolto per le comunità del territorio. Il progetto guarda quindi alla formazione e al coinvolgimento di diverse figure professionali – architetti, urbanisti, docenti, avvocati, dirigenti di strutture scolastiche, giudiziarie, ospedaliere e di enti pubblici in generale – ed è stato finanziato dalla Fondazione Banco di Napoli, in linea con alcuni degli obiettivi fondanti dell’attività dell’ente, come l’attenzione alla capacità di inclusione e la sperimentazione di modalità nuove di risposta ai fabbisogni educativi e di integrazione sociale e culturale di soggetti fragili o a rischio di esclusione.

La crescente centralità del tema degli spazi etici riflette la sensibilità sempre maggiore, soprattutto delle nuove generazioni, nei riguardi degli obiettivi di giustizia sociale ed equità. Gli spazi etici infatti puntano a favorire condizioni in cui diverse prospettive possano coesistere ed essere rispettate, affrontando così la marginalizzazione storica delle voci delle minoranze e dei più fragili. La costruzione di spazi etici non solo promuove un trattamento equo, ma contribuisce anche a incoraggiare la partecipazione attiva di tutte le parti interessate, assicurando ascolto e rispetto di tutte le voci. Del resto, già nel 2021 il documento su “Vulnerabilità e cura nel Welfare di comunità”, elaborato dal Comitato nazionale per la Bioetica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, aveva definito lo scenario italiano come mancante “di una progettazione a misura di utente e una particolare attenzione a quella che è la sensibilità e l’emotività dell’essere umano”. Per provare a invertire la rotta, l’Associazione Laureati ALSOB, in collaborazione con il Centro di Ricerca in Diritto Privato Europeo (ReCEPL) dell’ateneo napoletano, ha ideato, come spiega il presidente Maria Cristina Gaeta, “un progetto di alta formazione per professionisti di vari settori, dalla scuola agli uffici giudiziari, dalla sanità ai beni culturali, che diventino specificamente preparati a costruire modelli più inclusivi in grado di rendere le strutture istituzionali responsive nei confronti delle esigenze delle persone che vi si rivolgono”.
La Scuola di formazione allo spazio etico negli spazi pubblici – aperta a laureati di qualsiasi disciplina, ma anche a dipendenti di enti pubblici diplomati alle scuole superiori – prenderà il via ad aprile all’Università Suor Orsola Benincasa e sarà strutturata con una lezione settimanale fino a giugno, con fruizione digitale della didattica. Il bando per le iscrizioni – scadenza il 18 aprile – è consultabile sul sito dell’ateneo. «Proprio guardando al futuro sbocco occupazionale dei nostri allievi – sottolinea Lucilla Gatt, fondatore dell’associazione Alsob, direttore del Centro di Ricerca ReCEPL e coordinatore scientifico del corso – possiamo affermare con certezza che, la quasi totale assenza di adeguati spazi etici nei luoghi pubblici del nostro Paese, e nel contempo la riconosciuta necessità di sviluppare gli spazi etici in luoghi essenziali per la tutela dei soggetti deboli, rendono questo settore uno di quelli in cui nell’immediato futuro vi sarà la maggiore necessità di nuove figure professionali adeguate».



