FRAGILE – L’arte del vetro a Castel Belasi racconta la sostenibilità con la forza della trasparenza

La mostra FRAGILE – A Selection of Glasstress, allestita fra le antiche mura di Castel Belasi – il centro d’arte dedicato al pensiero ecologico, nel cuore del Trentino –, propone una sequenza di opere in vetro che indagano il rapporto tra fragilità e resilienza, tra artificio umano e ritmi naturali. Il progetto, realizzato in collaborazione con Berengo Studio di Murano e il MUSE di Trento, raccoglie circa quaranta opere di venti artisti internazionali, offrendo un allestimento suggestivo, coerente nella sua poetica e meditativo nel ritmo.

Il vetro non agisce solo come medium espressivo, ma assume valore di metafora ambientale, capace di incarnare nel suo dialogo con la luce e il controluce la condizione attuale dell’ecosistema globale: una materia apparentemente fragile, attraversata da sollecitazioni continue, eppure capace di adattarsi, riflettersi, rigenerarsi. Il percorso, concepito con cura, articola dialoghi serrati tra elementi scultorei contemporanei e le architetture medievali di Castel Belasi, generando contrasti visivi capaci di far emergere qualità inattese.

Variegata la composizione: entrando nel maniero, lo spettatore si confronta con le sculture in vetro soffiato e strutture monumentali di Thomas Schütte, Ai Weiwei, Cornelia Parker e Laure Prouvost. Queste opere instaurano un rapporto doppio: da un lato si confrontano con la scala delle sale storiche, dall’altro vivono di una modernità lucida e decisa, che incarna la tensione tra storia e contemporaneo. Laddove Schütte privilegia l’inquietudine formale, Ai Weiwei sonda memoria e rinascita attraverso una geometria sensuale; Parker lavora sul concetto di calco e frammento, e Prouvost insiste sull’illusione poetica, riflettendo sull’incontro tra natura e artificio.

Nella suggestiva cappella del castello, due site-specific di Mimmo Paladino e Fred Wilson sussurrano ossimori e sovrapposizioni culturali: il vetro, filtrato dalla luce sacra, accoglie visioni sospese, evocazioni simboliche e ferite silenziose della storia. In contrasto, il cortile esterno ospita le lanterne minimaliste di Pieke Bergman, che dialogano con le ombre e la quiete dell’architettura, trasformando lo spazio aperto in un luogo di attesa riflessiva.

Tra le opere, risaltano gli interventi meno monumentali – come quelli di Marya Kazoun, Monira Al Qadiri, Cornelia Parker o Anna Jermolaewa –, segnati da un minimalismo instabile. Le sculture dialogano fra oggetti materici (vetro, metallo, tessuti) e spazi vuoti: è in questa sottrazione che si coglie il senso di un’eleganza fredda, pensata per far emergere il contenuto filosofico oltre la forma visiva.

Il progetto, curato da Sandrine Welte, investe in modo consapevole il processo di lavorazione come terreno concettuale: le opere sono frutto del dialogo tra artisti e maestri vetrai di Murano, legando la struttura meccanica del vetro al gesto progettuale. Qui il materiale si rivela non solo come superficie, ma come nodo di continuità tra pensiero creativo e sapienza manuale. Se il vetro può apparire fragile, la messa in scena evidenzia la resilienza collettiva – umana, culturale e ambientale – necessaria per affrontare le sfide del presente.

Il dialogo con il MUSE e il richiamo all’opera di Pino Castagna presente nel museo consolidano la dimensione territoriale del progetto: non si tratta di un’esposizione isolata, ma di un sistema narrativo diffuso, che crea rete tra sedi, visitatori, temi di sostenibilità ambientale e sensibilità storica. Il concetto di “scrittura ambientale” al vetro si traduce in testimonianza visiva e attività di sensibilizzazione.

Nel complesso, FRAGILE riesce a trasferire, all’interno di un’architettura medievale e alpina, un linguaggio decisamente contemporaneo, reso plastico dalla qualità del vetro e dalle scelte materiali. Se la narrazione visiva funziona, tuttavia, si può sollevare un interrogativo: il vetro, in quanto medium simbolo, rischia di diventare a sua volta materia decorativa, mancando un’ancora didattica più esplicita sulla questione ecologica. L’esperienza emotiva si associa al simbolismo, ma non sempre al dato ambientale strutturato.

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