Dalla quiete selvaggia di Capraia, in Toscana, Francesco Caprini, produttore musicale, collezionista e appassionato d’arte, racconta nuovi progetti per portare la musica italiana oltre confine, intrecciando talenti emergenti e arte contemporanea in un dialogo senza frontiere.
Lo avevamo visto l’ultima volta ai microfoni di Radio Libertà con Ivan Quaroni prima e Alessandro Riva poi (e col sottoscritto, ça va sans dire), a discutere di arte che sconfina nel suono e di musica che diventa visione. Ma Francesco Caprini non si ferma. Nemmeno in vacanza. Anzi, forse è proprio in vacanza – quando si stacca il rumore di fondo del quotidiano – che le sue idee più potenti prendono forma. Caprini è il patron di “Rock Targato Italia“, storico talent scout musicale ma anche amante e conoscitore dell’arte contemporanea. Oggi lo raggiungiamo in un luogo che sembra uscito da un dipinto: l’isola di Capraia, dove è ospite dell’amico Dario Boccanera, tra profumi di lentisco e visioni artistiche, continuando a costruire ponti tra musica e arte. Tra scogli di basalto nero e azzurri abissi, Caprini cerca ispirazione per i suoi prossimi progetti. Qui, dove la natura selvaggia incontra la storia, il suo sguardo da esperto di arte e musica si fa ancora più acuto. Parliamo con lui di quel magico confine dove le due discipline si fondono.

Francesco, ti trovi a Capraia, un’isola poco battuta dal turismo di massa. Com’è il tuo rapporto con questo luogo? Cosa ti ha colpito di più?
La luce, la natura vulcanica e la storia di un’isola sottoposta a infinite incursioni piratesche (naturalmente prima ancora i Fenici e i Romani) e diventata nel 1800 con i Piemontesi un’isola penale. Che in qualche modo ha protetto la sua natura selvaggia e che ritroviamo tuttora nei suoi profumi, nei suoi spazi mozzafiato, sia nei momenti di grande solitudine che nei suoi abitanti ospitali.
Sei e resti un talent scout, quasi un rabdomante tra musica e arte contemporanea. A Capraia sei riuscito a trovare ispirazione per qualche nuovo progetto?
Sì, lavorare per portare la nostra cultura musicale nel mondo. Sto organizzando, con i miei collaboratori, un progetto importante da portare in Cina. L’idea è quella di costruire un ponte di relazioni operative in grado di far conoscere nei paesi orientali la bellezza e la creatività artistica dei nostri talenti, storici e emergenti. Attualmente stiamo proponendo un format musicale che rappresenta l’opera omnia di Ennio Morricone. Un talento universale che merita una diffusione internazionale maggiore e continuativa.
Sei anche un collezionista d’arte. Hai cominciato quando alcuni artisti non avevano mercato. Cosa ti ha spinto a collezionare? C’è un aneddoto che ti riporta a quei anni? Ti senti legato a qualche artista in particolare? E cosa guida oggi le tue scelte?
Proprio a Capraia ho scoperto nel mese di aprile l’artista Paolo Amico con il suo progetto “Capraia in punta di Penna” presentato dall’Associazione Amici dell’Arcipelago Toscano. Una iniziativa nata per esplorare e celebrare la bellezza unica dell’isola attraverso l’artista noto per la sua maestria nell’uso della biro. Un connubio tra arte e territorio molto ben riuscito. I miei complimenti. Invece tra i miei artisti preferiti sono rimasto legato a una generazione di artisti milanesi, che facevano capo a Leonida De Filippi, Dany Vescovi e al compianto Davide Nido, che scoprii in una bellissima mostra organizzata una ventina d’anni fa alla Permanente di Via Turati da tre curatori e critici d’arte, Alessandro Riva, Marco Meneguzzo e Maurizio Sciaccaluga. La mostra, che rimase impressa nel mio cuore, si chiamava Pentathlon e mi aprì un mondo. Un orizzonte nuovo che mi ha provocato nuovi dubbi e tante incertezze, ma anche un grande amore per l’arte contemporanea, che mi ha spinto a confrontarmi con l’arte e l’energia che sprigiona, spirituale, fisica, mentale.

Parliamo delle copertine di Rock Targato Italia. Le hai sempre volute affidare ad artisti contemporanei. Com’è nata l’idea?
Già ero pieno di “memorie e contaminazioni con l’arte”. Il mio vissuto si nutriva di Fontana, Manzoni, Schifano, Emilio Vedova. Ero in contatto con la galleria di Toselli, Cà dì Frà, la Transavanguardia e tanti altri, ma vedendo la mostra sopracitata che ha destato il mio grande interesse mi sembrava naturale accostare artisti emergenti del mondo dell’arte con i musicisti ancora sconosciuti del rock. Ci sono naturalmente dei precedenti storici importanti: la banana di Warhol, la lingua degli Stones, in Italia Schifano. Segnali forti molto significativi, ma erano esperienze tra personalità altrettanto importanti. Io volevo fare una cosa che avesse maggiore continuità e ottenere il massimo rendimento dalla creatività di mondi diversi ma affini. Mondi che avrebbero bisogno ancora oggi di maggiore collaborazione e promozione. Trovai grande disponibilità da artisti come Federico Guida, Davide Nido, Dany Vescovi, Leonida De Filippi, Desiderio Sanzi, Felipe Cardena, Gio Manzoni. Una iniziativa che mi rende ancora oggi orgoglioso di aver superato logiche di comunicazioni provinciali e minime, tipiche di molti galleristi.

E l’ultima? Quale è la copertina più recente?
In realtà sono due le playlist di Rock Targato Italia pubblicate tra l’inverno e la primavera 2025, che rinnovano il dialogo tra musica e arte contemporanea. La prima ha per titolo “Visioni Sonore” e l’opera utilizzata è Lo Spirito della Musica di Gherardo Quadrio Curzio, giovane artista milanese dal talento visionario. Mentre per la seconda playlist dal titolo “Primo Morso” è stata utilizzata un’opera dell’artista Matteo Bianchi, classe 2005, originario della Val Camonica. Studente dell’Accademia di Belle Arti di Brera, intitolata Desolazione. In linea con la sua storica vocazione di talent scout e di attenzione alla scena emergente in campo musicale, la mia organizzazione ha deciso di affidarsi a un giovane curatore d’arte, Alfonso Umali, per la scelta e la curatela di giovani e giovanissimi talenti della scena artistica italiana. È il primo tassello di un progetto aperto alla nuova generazione di artisti visivi e musicali per dare vita a un dialogo interdisciplinare di grande valore culturale.

Oggi continui a lavorare con artisti emergenti: nella tua trasmissione radiofonica su Radio Libertà unisci due mondi che raramente dialogano davvero. Come nascono le tue scelte in termini di ospiti e tematiche? E che reazioni hai dal pubblico?
Le mie scelte nascono per strada, da ciò che vedo e ascolto, così come dai locali musicali che frequento. Assorbo molto da ciò che mi succede attorno. Mi piace, investo nelle relazioni, interagisco, sono curioso fanciullescamente entusiasta. Mi piace dare forma e sostanza a sensazioni, emozioni. In una parola: sperimento. Ho capito pure che ci guadagno in salute. Ahahah!! Il programma Musica Indipendente su Radio Libertà funziona bene, ho margini autonomi e culturali impensabili in altri media. La musica viene presentata in 360°: Rock, Pop, Trap, Rap, Folk, Metal, etc., abbinata ad ospiti di caratura e professionalità. In redazione mi dicono sia il programma più seguito della Radio. Sono belle soddisfazioni.
Quando racconti il tuo passato, parli spesso dei tuoi progetti con gli artisti visivi. Ce ne racconti qualcuno?
Recentemente ho incontrato, in una galleria d’arte milanese (Quadruslight, n.d.r.) Rocco Tanica, di Elio e Le Storie Tese: grandi, grandissimi, travolgenti. Mi ha chiesto se avessi nei miei archivi foto della band. Si parla dei primi anni Ottanta, quando organizzavo il mitico Magia Music Meeting di Milano e loro erano il gruppo residenti (insieme ai Vienna oggi conosciuti con il nome Delta V). Non lo vedevo da almeno 20 anni e l’incontro è stato dolce, affettuoso, divertente. Ci siamo risentiti anche recentemente. Un aneddoto che testimonia l’empatia intatta nel tempo. Cosa rara nel mondo dello spettacolo.
Dove porterai questo tuo binomio arte/musica nei prossimi mesi?
Nel mondo, ovunque. Anche a Capraia!





