Gabriella Podini a Lodi. L’interiorità che si dispiega in forme e colori inquieti

Una comunità si riconosce nei valori, nella storia e nella cultura che è in grado di generare e tramandare. Questo è il pensiero critico dietro al progetto UN’ARTISTA, TANTI MONDI, programma che prevede una serie di esposizioni nella città di Lodi e nella sua provincia. L’obiettivo è la valorizzazione degli artisti del territorio insieme alla partecipazione locale dei cittadini, creando solidi legami e senso d’appartenenza tra chi vive quei luoghi e chi ne ha espresso la voce artistica e creativa.

La prima mostra in programma è l’antologica di Gabriella Podini, organizzata dal gruppo di partenariato formato da Animum Ludendo Coles e Memosis Soc. Coop. Impresa Sociale in collaborazione con l’Archivio Gabriella Podini. In occasione dei quarant’anni dalla sua prematura scomparsa, gli spazi di Bipielle Arte ospiteranno dal 24 gennaio al 15 febbraio 2026 la grande personale dell’artista naturalizzata lodigiana.

Gabriella Podini, Passatempo, 1973-74 ca., acquarello e gessetto su cartone 56.5×45.5 cm. Collezione privata

Gabriella Podini. Enigmi. Oltre l’apparenza 1969-1985 è il titolo dell’esposizione curata da Marina Arensi che crea abilmente un invisibile ponte tra la vita personale dell’artista e quella sociale e collettiva della comunità, attraverso l’esposizione di circa settanta opere.

Nata a Bolzano nel 1929, Gabriella Podini Garbelli, cognome acquisito dopo il matrimonio col marito, si trasferisce a Lodi nel 1954, dove nascono le sue tre figlie. Personalità di spicco nel panorama lodigiano, è stata una grande frequentatrice della città di Parigi, libera habituée dell’Istituto Nazionale delle Belle Arti e assidua lettrice alla Biblioteca Nazionale. Nel fervore parigino partecipò al 36° Salone internazionale di maggio ed ebbe modo di conoscere l’arte surrealista dei pittori francesi, la quale sicuramente influenzò il suo lavoro. 

“Vivo qui dentro, in questa stanza: un letto, una finestra, un cavalletto e cerco e sento dentro di me il mio modo di scrivere attraverso la pittura, la pittura deve essere il mio inno alla vita”, scrive Gabriella Podini, riferendosi al periodo francese. Facendo emergere la sua necessità, in quanto artista, di trovare una visione e uno stile personale, Podini segue nel frattempo la strada dei grandi maestri del passato. Nelle sue opere, infatti, vi è una commistione di Duchamp, Max Ernst, Dalì ma anche del precoce Hieronymus Bosch. Dalle sue stesse parole, oltre al bisogno artistico di sviluppare una propria voce, distinta da quelle dei grandi maestri del passato, spicca soprattutto la forza interiore di una donna che crede in sé stessa e la cui energia, caratteristica della sua persona, si riflette anche nel suo lavoro. A dimostrazione della vitalità di Podini e di quanto lei stessa alimentasse la sua vena creativa, è la vastissima produzione che ci ha lasciato se pensiamo che le sue opere siano contenute in circa quindici anni di attività.

Gabriella Podini, Ascoltando il silenzio, 1980, olio su tela 60×80 cm. Collezione privata

Nel suo studio in via XX Settembre a Lodi, dove anche abitava, prendevano vita le opere di un’artista che non si limitava a una sola forma espressiva ma sperimentava felicemente tecniche diverse, dal carboncino al gessetto, dall’olio su tela all’incisione, fino alla scultura, in un continuo esercizio di ricerca. In mostra sono anche esposte tre piccole vetrate colorate, dichiarazione della varietà dei suoi medium creativi. In queste opere in vetro dalle dimensioni modeste, emerge più che in altri lavori l’individualità di Gabriella Podini che in questo caso non si fa carico di retaggi passati.

Sono tutti e tre lavori senza titolo, risalenti al 1975-1976, dall’incredibile potenza cromatica. Figure femminili dall’incarnato color ocra occupano quasi tutto lo spazio della vetrata e si mostrano a noi a occhi chiusi, restituendoci una fragilità tipica del materiale ma in contrasto con gli spessi contorni neri dei disegni. In un’alternanza di delicatezza e potenza interiore,queste piccole vetrate catturano lo sguardo di chi cammina tra gli spazi di Bipielle Arte, distogliendo l’attenzione dalle vicine tele di grande formato. Attraverso forme contemporanee e soggetti che parlano al presente, l’artista coniuga le antiche vetrate del passato, tipiche delle finestre sulle chiese ,con un linguaggio moderno e attuale.

“Il colore è tutto! È vibrazione come la musica è vibrazione. La verosimiglianza è assurda data la natura fantastica dell’arte”, scrive l’artista in una pagina di diario datata 1971 durante il suo soggiorno a Salisburgo. 

Gabriella Podini, Parigi, 1975, olio su tela 80×60 cm

La ricerca artistica di Podini affronta tematiche ancora oggi attuali, riuscendo ad emergere nelle sue opere con grande sensibilità e rispetto verso il tema. Alcuni argomenti  da lei maggiormente sentiti attraverseranno la sua intera produzione, come la questione dell’aborto o la visione del corpo, in particolar modo quello femminile. La suggestione alla metafisica e all’arte surrealista è più che evidente nelle forme morbide e nelle linee sinuose dei soggetti rappresentati dall’artista, così come nelle figure umanoidi protagoniste delle sue tele. I personaggi-manichini che invadono la sua produzione diventano simbolo di stati emotivi interiori, si fanno letteralmente specchio dell’anima.

Come segno inequivocabile del legame tra l’artista e la comunità, il progetto supera la dimensione della mostra, attraverso collaborazioni future con artisti contemporanei e laboratori con giovani studenti del liceo artistico locale che porteranno a compimento un manufatto-gioco (definito tale dalla curatrice), che sarà esposto permanentemente nello spazio pubblico della città di Lodi, lasciando un segno duraturo e tangibile.

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Alice Taraboi
Alice Taraboi
Laureata in Discipline della Valorizzazione dei Beni Culturali all’Accademia di Belle Arti di Brera, il suo interesse si concentra prevalentemente verso l’arte contemporanea. Per questo motivo, da un anno a questa parte, sta lavorando presso la struttura museale del MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, grazie al Servizio Civile Universale. Ricoprendo diversi incarichi tra cui lo svolgimento dei laboratori didattici con i bambini delle scuole, l’allestimento e il disallestimento delle mostre in esposizione e la stesura di didascalie esplicative, scopre la realtà museale sotto diversi aspetti.

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