Quali sono i fattori in grado di suggerirci che ci troviamo di fronte ad un linguaggio dell’arte nella sua espressione geniale? Conoscere l’opera di una come Gesine Arps significa entrare in questa dimensione. Pittrice, scultrice e poetessa, nata ad Hannover in Germania nel 1964, oggi vive e lavora a Pergola (PU) lontana dal caos del mondo. Dopo essersi trasferita ad Urbino appena ventenne, nella città dove termina gli studi, incontra lo stilista Piero Guidi per cui ha creato la celebre iconografia della linea Magic Circus. Il suo stile inconfondibile che sa di leggerezza e insieme di profondità, le sue opere celebri in Europa, e non solo, come testimonianza della sua genialità.
A Pesaro la mostra “Pareidolia”, a cura di Roberta Ridolfi, allestita nell’antica Falegnameria dei Musei Civici, conferma alcuni aspetti di un’arte che ricollegano l’eclettica artista italo-tedesca al grande Chagall. L’uso del colore intenso che ricorda il fauvismo, l’accento simbolico delle immagini elaborate attraverso una vivida immaginazione da cui nasce un universo fantastico, le opere rivelatrici di una realtà interiore eppure legate al presente, al mondo animale, al reale che ci circonda, i tralicci compositivi per una visione fiabesca, libera e poetica che induce a riflettere. Immagini che sfuggono alle leggi fisiche, alla logica, animali e personaggi in volo come caratteristica che traduce accenti di spiritualità, per un inno alla vita. Così Gesine Arps, così Marc Chagall.
Il nutrito percorso espositivo a confermare temi e filo conduttore della sorprendente capacità dell’artista di creare storie che hanno il sapore delle favole, sempre con una morale, di creare forme anche scaturite dalla pareidolia, – da cui il titolo della mostra – quel fenomeno per cui forme indefinite, come ad esempio quelle delle nuvole, vengono ricondotte a forme note come volti, animali, oggetti. La sua poetica abbraccia il senso della natura tutta, della sua salvaguardia come canto di luce, spirito della creazione. Ed è allora che la “festa del tramonto” diventa una narrazione visiva dove la notte abbraccia il giorno, la terra e il mare che accoglie un grande sole giallo. E il cielo è blu come d’incanto.

Le opere dipinte sono ricche di elementi materici che spesso l’artista utilizza nel rispetto dell’ambiente. Altrove brandelli di materia a disegnare occhi, rilievi, forme di scene familiari e di incontro, quando l’incontro è il leitmotiv di tutto il percorso del lavoro di Gesine. Incontri di esseri umani e animali che nulla hanno di diverso rispetto ai primi, incontri di anime, di spiritualità.
Nell’abbraccio di una natura che attende “La doccia di pollini” come stessa ad aspettare una impollinazione generale per dare origine ad una fioritura universale. “Nel bosco” tra il verde e il blu, le forme di alberi immaginari e una strada dove a viaggiare sono uccelli felici, dove c’è l’eco dell’universo e dell’eternità. Una ballerina fa una spaccata in verticale su un tronco, bacia i piedi ad una yoji che vive sull’albero per sottolineare l’attenzione alle discipline meditative. La gioia di vivere è quella di una “Donatella che ha ricevuto una lettera e vola nel profondo rosa” circondata da animali.
E ancora animali con musi e occhi grandi a dismisura, uccelli e piccioni che popolano il suo teatro come compagni amorevoli di vita. La sua arte, come voce sempre in difesa degli animali e ci si commuove di fronte al quadro intitolato “L’angelo che salva il maiale dal macello”, quando l’occhio dell’animale sembra chiedere aiuto a chi guarda. Un piccione in primo piano e un secondo più piccolo ci appaiono intenti a difendere il condannato. La figura dell’angelo, ogni volta con caratteristiche estetiche diverse, ricorre spesso e l’angelo diventa quello della famiglia oppure del mare, ed è anche quello dei piccioni. “Sant’Antonio con i suoi amici” ci restituisce una scena con animali davanti alla casa di un angelo azzurro e l’opera “gli amici della foca” ce li mostra in soccorso all’animale marino ferito per indurci a ripensare lo stato delle cose. In un tripudio di forme danzanti, di colori accesi che si alleano alle gradazioni della serenità, i verdi, gli azzurri, il rosa, il blu ad evocare quiete e profondità e la luce dell’oro spesso a sottolineare la speranza in un mondo migliore. Ci sono scene come quelle di un “pigiama party” con festosi bambini, e la tavola apparecchiata su uno sfondo rosso restituisce cibi vegetariani. Un piccione, vivo, se ne sta ai margini della tavola.

Il percorso della mostra ci fa incontrare le “Scale” di Gesine Arps: sottili forme di acciaio che si erigono leggere, eppure decise verso l’alto. Sinuose, quasi ad interpretare una danza della vita per cui è necessario mantenersi in equilibrio. Pesci, animali, figure umane sui gradini in ascesa per un incessante inno alla gioia. Una sola opera “sorvolando l’inferno” ci fa entrare in un incubo rosso che gli umani sembrano guardare da lontano. Se gli incubi sono quelli di tutti noi, e sono anche quelli di Gesine, solo l’arte diventa il motivo per cui fuggire dal mondo reale e, nello stesso tempo, la ragione per farvi ritorno.
C’è una lezione di vita per tutti nell’opera di Arps, per adulti e bambini, quando “La madre di Pinocchio difende il figlio dagli insulti”. Una “città della pace” dove animali e persone stanno insieme e le case alte e strette vanno verso il cielo, opera che diviene monito più che mai attuale. Una grande colomba con un sole rosso guida un “incontro di pace” e ci riporta alla memoria la sua grande “Colomba della pace”, una installazione interattiva alta due metri che ha viaggiato tra Italia, Olanda, Francia e Germania, dopo essere stata esposta alcuni anni fa sulla piazza della Basilica superiore di San Francesco in Assisi.
Lasciamo la mostra con la certezza di trovarci di fronte ad una artista pura, la cui opera esce dai confini della coscienza individuale per entrare nella dimensione della coscienza collettiva. La sua figura imponente, l’immancabile piccola colomba appuntata fra i capelli a sottolineare ancora una volta la sua partecipazione al mondo della natura, la cordialità dell’approccio verso le persone, la voce che trasuda gioia e consegna sorpresa in occasione dell’incontro. “Mi sento vicina a tutto quello che vive” ci ripete un suo frammento poetico in un italiano che sa di tedesco. Ad unire mondi e culture.



