Giacomo Borzoni. L’innocenza violata dell’arte

Ci sono artisti che dipingono per mestiere, altri per vocazione. E poi c’è Giacomo Borzoni, che dipinge per necessità. Le sue opere non nascono per arredare, ma per incidere. Come lame. Come confessioni che non hanno paura di mostrarsi nude.

Con EDEN | NO HUMAN VIRUS, l’artista apuano esordisce pubblicamente, e lo fa con un progetto che non concede sconti allo sguardo. Una mostra? No. Un viaggio. Un atto di coraggio. Un Eden devastato, in cui l’uomo – creatura sacra e insieme distruttiva – ha smarrito il senso della sua presenza nel mondo.

Il virus siamo noi. Non è solo un titolo spiazzante, è un rovesciamento di prospettiva: l’essere umano non è più vittima, ma origine del disequilibrio. E l’arte non è rifugio, ma campo di battaglia.

Giacomo Borzoni Al pascolo balneando ph Giuseppe Joh Capozzolo

Borzoni attinge dal passato senza restarne schiavo. Nelle sue tele convivono la tensione del Rinascimento e il chiaroscuro fiammingo, ma anche la rabbia dei muri, la velocità dell’immagine urbana, la potenza comunicativa della Pop Art. Senza mai scadere nel citazionismo o nella superficie. Anzi: ne rifiuta la frivolezza. La sua è una pittura senza trucco né maschera, che prende forma nella carne e nella psiche, nella meraviglia e nella crudeltà.

Eppure, c’è una tenerezza segreta nei suoi lavori. Uno sguardo bambino. Uno stupore che non si arrende, nemmeno quando racconta l’inferno.

Il progetto si articola lungo due direttrici: l’Eden Side, sogno di ciò che potremmo essere; e l’Hell Side, specchio feroce di ciò che siamo. Non c’è giudizio, solo presenza. L’artista non predica, ma mostra. Ci chiede di guardare con i suoi occhi. E ci riesce.“Io non dipingo mondi – sembra dire – io dipingo ferite.”

Ogni opera è il risultato di una lotta. Ogni figura, una domanda. Ogni ambientazione, un luogo della coscienza collettiva. In un tempo che anestetizza e rimuove, Borzoni punta il dito sulle crepe, ne segue la traiettoria, e ci lascia lì, tra smarrimento e vertigine. Ma senza mai spegnere la luce. Perché anche nell’inferno, dice, può nascere un Eden.

In questo percorso visivo e simbolico, la pittura diventa terapia e necessità vitale. Non un gesto estetico, ma esistenziale. Ogni tela è una figlia, una creatura partorita con dolore e amore, e affidata al mondo con pudore disarmato.

Giacomo Borzoni Colibrì ph Giuseppe Joh Capozzolo

Durante la serata inaugurale – il 9 agosto alla Sala dell’Associazione Mutuo Soccorso di Forte dei Marmi – il pubblico verrà accompagnato in un’esperienza immersiva: suoni, immagini, parole e silenzi. A raccontare l’universo di Borzoni saranno la giornalista e scrittrice Ilaria Guidantoni, la critica d’arte Alessia Bertelli, e il curatore e artista multimediale Joh Capozzolo, che ha firmato anche il videoclip artistico inedito proiettato in anteprima.

Ma la vera protagonista sarà l’opera manifesto “Eden”, punto di arrivo e insieme di partenza. Una soglia, più che un quadro.

EDEN | NO HUMAN VIRUS  è  un’esperienza da attraversare. Giacomo Borzoni ci prende per mano e ci conduce nel suo mondo, fatto di contraddizioni, domande, assenze. Non chiede di capire, ma di sentire. E forse, in quell’atto semplice e rivoluzionario, l’arte torna a essere ciò che era alle origini: uno specchio sincero e uno strumento di salvezza.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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