Giancarlo Sangregorio a Lugano, viaggio al centro dell’uomo. E della nostra cultura ancestrale

Siamo malati di “occidentalismo”: nonostante le nostre aperture progressiste continuiamo a pensare che la “nostra” cultura visiva sia diversa dalle culture visive “altre”, di un altro tempo e di un altro spazio,  che con espressione da teologia negativa categorizziamo come  non-occidentali.

Ma la realtà è ben diversa e testimonia, al contrario, un’origine dell’arte e del pensiero occidentali da quell’unica matrice originaria che è un po’ come l’Eva mitocondriale antenata di tutti noi, la mamma da cui discendono tutti i mitocondri umani: un bagno nella realtà dell’arte  primitiva, extraeuropea, chiamatela come volete, che è in realtà un viaggio a ritroso verso noi stessi.

E in questa incipiente primavera un viaggio a Lugano per visitare la mostra Giancarlo Sangregorio. Una passione primitivista che il prestigioso MUSEC – Museo delle Culture  diretto da Paolo Campione e  allestita a cura di Nora Segreto negli spazi espositivi di Villa Malpensata (dal 16 aprile al 15 giugno 2025, visitabile gratuitamente) ci offre l’opportunità di un’immersione in questo universo visivo con un’indagine focalizzata sul rapporto viscerale dello scultore Giancarlo Sangregorio con l’arte primitiva, un tributo nel centenario della nascita dell’artista (1925-2013) attraverso una mostra che è un’immersione, quasi un rito iniziatico, nel cuore pulsante della sua ricerca artistica.

Quello di Giancarlo Sangregorio è un nome che, per chi frequenta l’arte contemporanea, evoca immediatamente immagini di materia viva e forme ancestrali in dialogo silenzioso e potente tra la contemporaneità e il passato più arcaico.

Giancarlo Sangregorio è stato uno scultore italiano che ha trasceso i confini nazionali. La sua stessa vita è stata un viaggio continuo, a contatto con culture diverse e forme d’arte lontane dalla tradizione occidentale, esperienza che ne ha profondamente influenzato la ricerca artistica in uno stile unico e inconfondibile. La sua grande conoscenza dell’arte primitiva e delle culture non occidentali si rintraccia nelle sue opere, caratterizzate da una profonda connessione con la materia: Sangregorio infatti non si limitava a rappresentare ma a dare materia all’essenza stessa della forma, creando opere che pulsavano di un’energia ancestrale. La sua collezione di arte etnica, molto apprezzata per la sua qualità e rarità, è la testimonianza tangibile di questa passione, mentre la sua produzione d’arte, oggetto di studi e ricerche da parte di storici dell’arte e dal pubblico più eterogeneo, continua ad affascinare e a ispirare artisti contemporanei e a parlare alle giovani generazioni.



La mostra al MUSEC è stata realizzata in collaborazione con Fondazione Sangregorio di Sesto Calende, che quest’anno ha avviato una serie di iniziative per celebrare il centenario della nascita dello scultore – Giancarlo Sangregorio (1925-2025). 100 anni. La pietra il legno i luoghi -, con una serie di iniziative fra Lombardia e Piemonte che mirano a promuovere anche presso il grande pubblico il lavoro d’arte di Sangregorio e il suo impatto nel panorama artistico contemporaneo, in un viaggio tra arte e cultura.
Giancarlo Sangregorio. Una passione primitivista è una mostra di fortissimo impatto visivo: due maschere kavat della Nuova Guinea, reperti di una potenza arcaica che sembra pulsare ancora oggi, dialogano con la tela Figure-archetipi di Sangregorio. Non un confronto tra somiglianze formali, ma una risonanza profonda, un’eco tra la dimensione rituale dell’arte tribale e l’interiorizzazione di quell’impulso creativo in un linguaggio contemporaneo, in un rapporto di rimandi e suggestioni che, al semplice accostamento descrittivo, ha preferito l’evocazione.

Sangregorio del resto non cercava un’estetica facile. Le sue opere, come queste maschere cariche di energia primordiale, non si limitano a rappresentare, ma esprimono un’idea, un archetipo. La tela Figure-archetipi, con le sue sagome stilizzate, è una meditazione sulla forma originaria, un’evocazione di quella memoria profonda che risiede nell’inconscio collettivo. È un’arte che non si consuma con lo sguardo, ma che in un certo senso si “respira”.

Per i neofiti, per i giovani che si avvicinano per la prima volta all’opera di Sangregorio, questa mostra è un’occasione imperdibile per toccare con mano quanto la cosiddetta cultura visiva “altra” non sia affatto “altra” rispetto a quella occidentale: anzi, ne è l’origine. Fate una visita al MUSEC significa vivere un’arte che trascende le mode e i trend effimeri. Un’arte che, come le maschere kavat, possiede una forza archetipica, un’energia che continua a risuonare nel tempo. Un’arte che non si limita a guardare, ma che ci guarda a sua volta.

Poster for 'No Curves' solo show with a Mona Lisa portrait wearing neon yellow virtual-reality style goggles, set in a vivid geometric collage; includes dates and venue details (free admission).
CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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