Gianfranco Meggiato, scultore veneziano di fama internazionale, presenta la sua mostra presso la Boutique BVLGARI di Firenze fino al 4 luglio, in occasione di Pitti Uomo. EVERMORE | AURUM IN AERE, già dal titolo, rievoca un concetto importante della pratica scultorea di Meggiato: pur conservando una doppia identità, infatti, il suo titolo ci racconta di una commistione in cui il tempo è il nucleo e la durata ciò che lo circonda e tenta di definirlo. Il senso di permanenza di ciò che non muta nel valore quando tutto intorno è oggetto di cambiamento, “evermore”, si concilia con il “motto” esposto in latino “aurum in aere” (oro nel bronzo) di chiara ascendenza classica, un riferimento forse oraziano (ho costruito un monumento più duraturo del bronzo), in cui il bronzo lucidato coesiste con nuclei dorati.
La scultura di Meggiato, infatti, ricerca entrambe le caratteristiche della permanenza e dell’interconnessione tra materiali diversi: la sfera dorata rappresenta l’essenza e l’autenticità da cui dipartono percorsi intrecciati che rappresentano le esperienze e le difficoltà della vita. Se l’oro è stabilità e origine, rappresentata perfettamente nella sua forma sferica, imperturbabile, il bronzo si espande verso l’esterno replicando gli itinerari più disparati, identificandosi nel dinamismo della materia che non rimane mai coerente con sé stessa, ma cambia continuamente.

È lo stesso artista a chiarire la matrice più profonda di questa ricerca, definendola Introscultura: “L’Introscultura nasce da una domanda molto semplice: come può la scultura accompagnare l’essere umano nel suo percorso di conoscenza di sé? Nei secoli spesso la scultura ha raccontato il corpo, il potere, il mito. Io cerco di dare forma a ciò che non si vede: il viaggio interiore dell’essere umano”.
Le sculture di Meggiato vogliono manifestare la condizione umana: la necessità di uscire dal nostro nucleo, per evolvere in una serie di forme inaspettate che, sebbene possano inizialmente turbarci, lentamente iniziano ad acquisire un senso e un’armonia d’intenti. In questo movimento, il labirinto non è mai soltanto forma, ma esperienza. Come racconta Meggiato: “Io modello le mie sculture senza un disegno, d’istinto, di getto, plasmando la cera calda, mi ispiro al tessuto biomorfo e al labirinto che simboleggia il tortuoso percorso dell’uomo teso a trovare sé stesso e a svelare la propria preziosa sfera interiore”.
Al centro, infatti, compare spesso una sfera lucente che rappresenta la parte più intima dell’essere umano, su cui si specchiano tutti i percorsi intricati e scuri della vita. “Paradossalmente, però, è proprio attraverso queste prove che possiamo imparare, crescere ed evolvere…”, afferma l’artista. Per questo l’Introscultura non si ferma all’esteriorità, ma invita ad entrare in profondità, ad oltrepassare la superficie per raggiungere quel luogo silenzioso in cui possiamo finalmente incontrare noi stessi.
A questo proposito le parole di Luca Beatrice, che ha analizzato efficacemente la produzione di Meggiato, risultano utili per compiere un ulteriore passaggio che ne riguarda la pratica: “Le sculture di Meggiato, nelle loro forme mitiche, astratte e spiritualizzate, rimandano a dimensioni lontane, a riflessioni ultimative sui grandi temi dell’umanità”. Sono totem, elementi soprannaturali che instaurano rapporti tra cose ed esseri umani, “ectoplasmi” di cui possiamo conoscere solo una parte del proprio aspetto.
La ricerca dell’essenzialità, l’importanza attribuita ai pieni e ai vuoti delle sue sculture, l’apertura allo spazio delle sue opere richiamano “mostri sacri” della storia dell’arte novecentesca: Brancusi, Moore e Calder. Questi artisti hanno ridotto gli insegnamenti della cultura classica ai loro elementi minimi, fino a ribaltarne, come per Calder, ad esempio, i presupposti attraverso una scultura leggera, quasi bidimensionale, il cui piedistallo diventava il soffitto e si distaccava completamente da terra.

Il rapporto con il tempo, centrale nel titolo della mostra, trova nelle parole di Meggiato una definizione ulteriore: “Viviamo in un’epoca in cui tutto viene consumato rapidamente; io cerco di creare opere capaci di conservare un significato anche quando il contesto che le ha generate sarà cambiato. Ciò che mi interessa ancora di più è costruire forme che non dipendano dalle mode”.
In questa prospettiva, Evermore non è soltanto una dichiarazione di durata materiale, ma una riflessione su ciò che continua a parlare anche quando il tempo muta. “Mi piace pensare che, se un giorno qualcuno trovasse una mia scultura senza conoscere nulla della nostra epoca, la riconoscerebbe comunque come qualcosa di significativo. Non perché potrebbe conoscere il mio nome, ma perché la complessità della struttura, la cura della materia e l’equilibrio della forma continuerebbero a trasmettere l’idea di un oggetto pregno di significati simbolici e creato per durare”.
Le linee sinuose, le lisce superfici che si protendono verso l’alto creano sofisticate architetture che richiamano la tradizione orafa del luogo di esposizione: la Maison BVLGARI è dotata di uno stile caratterizzato da vivaci combinazioni di colori, volumi raffinati e motivi che ne celebrano le origini romane, ma al tempo stesso si è distinta nel tempo evolvendosi verso forme piane e fluide, tecniche modulari e combinazioni di materiali insoliti quali porcellana, seta e legno.
Anche qui, l’affinità tra la ricerca dello scultore e la Maison emerge con chiarezza nelle parole di Meggiato: “Quello che mi ha sempre affascinato di BVLGARI è il suo rapporto con la classicità. Non è un marchio che utilizza il passato come decorazione, ma come fondamento di un linguaggio contemporaneo. È lo stesso approccio che cerco nella mia ricerca”. E ancora: “BVLGARI trasforma materiali preziosi in oggetti destinati ad attraversare il tempo. Io cerco di fare qualcosa di simile attraverso la scultura: trasformare la materia in un’esperienza capace di sopravvivere al proprio presente”.

La preziosità, in entrambi i casi, non riguarda soltanto il valore del materiale, ma quello dell’idea che quel materiale riesce a custodire. La dimostrazione che, a partire dal nucleo dorato, si possono diramare infinite combinazioni verso un’evoluzione che, allontanandosi dalla tradizione, cambia continuamente mantenendo saldo il proprio valore.
Come conclude Meggiato: “Il tempo è uno dei grandi protagonisti del mio lavoro. Utilizzo materiali come il bronzo e l’acciaio perché possiedono una forza e una permanenza che attraversano le epoche, ma ciò che desidero rendere eterno non è la materia in sé, bensì il significato che essa custodisce”. È in questo nucleo che si concentra il senso più profondo di EVERMORE | AURUM IN AERE: una scultura che non cerca soltanto di durare, ma di continuare a interrogare l’uomo, il suo labirinto interiore e quella sfera lucente che, anche nel movimento più tortuoso della materia, resta il centro silenzioso dell’opera.


