Gianni Dova e Sara Forte, a Forte dei Marmi la dimensione cosmica dell’astrattismo

Ci sono mostre che nascono dall’azzardo, e mostre che sembrano trovare da sole la loro ragione d’essere. Gesti Magici, la bipersonale aperta alla Galleria Valeria Lattanzi di Forte dei Marmi appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Mette infatti in dialogo due artisti lontani per tempo e linguaggio, ma sorprendentemente vicini nello spirito: Gianni Dova (Roma, 1925 – Rigoli, 1991), protagonista della grande stagione milanese del dopoguerra, e Sara Forte, artista contemporanea nata a Verbania e attiva a Milano, che negli ultimi anni ha saputo costruire un percorso solido e riconoscibile.

Gianni Dova, Fondo marino

Dova è stato tra i volti più lucidi del gruppo spazialista di Lucio Fontana e tra i firmatari del Manifesto del realismo (Oltre Guernica). Ha attraversato tutti i movimenti più vitali della sua epoca, dal Mac al Nucleare, fino a un personale ritorno a un surrealismo metamorfico, nutrito degli incontri con Max Ernst, Wifredo Lam e Matta. La sua pittura, fatta di smalti lucenti e di cromie tese fino all’estremo, è stata definita da Enrico Crispolti “un unicum”, per quell’intreccio di visionarietà e natura che l’ha resa inconfondibile. In mostra a Forte dei Marmi spicca una grande tela del 1960, Fondo marino, che riassume bene la sua capacità di trasformare la realtà naturale in immagine magica e straniante.

Accanto a questa icona del Novecento, sei opere recenti di Sara Forte – mai esposte prima – portano la pittura in una dimensione altrettanto metamorfica, ma filtrata attraverso le urgenze del presente. Le tavole a olio della serie Kòsmos non si limitano a raccogliere motivi naturali: foglie, fiori e inserti di vetro di Murano diventano materia luminosa, tessuto di riflessi e simboli, come se la pittura si aprisse a una dimensione cosmica. Accanto, tre sculture in vetro – Omaggio a Fontana, Metamorfosi e Isaura – ne ampliano il respiro, traducendo in forme sinuose e trasparenti quella stessa tensione vitale che nei dipinti vibra sulla superficie. Forte intreccia così pittura e scultura, gesto e materia, in una ricerca che non smette di trasformarsi.

Sara Forte, Omaggio a Fontana vetro di murano, cm 55×17,5×17,50

Il titolo della mostra, Gesti magici, trova così la sua giustificazione: i gesti cromatici e visionari di Dova e quelli organici e metamorfici di Forte non si sommano per contrasto, ma si intrecciano in un filo comune. Entrambi vedono la pittura come campo di forze: per Dova una metamorfosi che si nutre di immaginazione e natura, per Forte un’energia vitale che trasforma la materia in poesia visiva. La mostra, curata da Simona Zava, resterà aperta fino al 6 settembre. Un’occasione rara per rileggere un maestro del Novecento e insieme scoprire come la sua eredità segreta, la sua “magia cromatica”, possa dialogare con la ricerca di un’artista contemporanea che della metamorfosi ha fatto la sua cifra

3 Commenti

  1. Ciao Sara, i tuoi quadri e le sculture sono molto belli e innovativi. Hai sempre idee nuove rispeta

    tando i tempi moderni. Brava.

  2. Felicissima di aver ideato questa mostra con la curatrice Simona Zave e l’artista Sara Forte che mi ha molto colpito. Valeria Lattanzi, la gallerista

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