Gibellina 2026: il Mediterraneo come dialogo politico ed esistenziale nel Teatro incompiuto di Consagra

L’anno di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea si apre con una riflessione profonda e necessaria affidata alla mostra “Dal mare. Dialoghi con la città frontale”, curata da Andrea Cusumano all’interno di una delle architetture più visionarie di Pietro Consagra, il Teatro. 

Il fascino ancora vivo di quest’opera-manifesto rimasta incompiuta, progettata nel 1973 come scultura abitabile per la Città Frontale, ha inciso potentemente sulla giornata inaugurale di Gibellina 2026, conclusasi all’imbrunire dello scorso 15 gennaio, per l’anniversario del terremoto del Belìce. Come la pancia di una balena, il Teatro di Consagra ha accolto i visitatori mentre il cielo si tingeva di rosso e il cemento grezzo diventava più scuro. Emozionante entrarvi dentro, esserne inghiottiti, immergersi nel crepitio dei passi, nei suoni avvolgenti delle video-installazioni Resto (2021) del duo Masbedo e The Bell Tolls Upon the Waves (2024) di Adrian Paci.

Adrian Paci, The Bell tolls upon the waves. Installation view at Teatro di Pietro Consagra, Gibellina. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026

“Dal mare. Dialoghi con la città frontale” è un progetto dedicato al Mediterraneo “come orizzonte umano, politico ed esistenziale”. Il Mediterraneo, metafora lampante della complessità del nostro tempo, è dunque al centro di un dialogo tra il passato e il presente che ha come presupposto il riconoscimento di “una funzione sociale” per l’arte.

Se infatti è vero che “le parole sono importanti”, come si affannava a ripetere Nanni Moretti in Palombella Rossa, allora si scorge già nella parola “dialogo” – letteralmente “discorso attraverso”, “parola che passa tra” le persone – un vero e proprio programma culturale, la ricerca di un’interazione reale e condivisa in grado di superare i monologhi e le mere conversazioni. Grazie a questo intervento il gigante disteso di Consagra sembra quasi rianimato dall’arte contemporanea, si mostra ancora vivo, potente, come uno spazio da vivere, non soltanto come un mero “segno” urbano. 

Adrian Paci, The Bell tolls upon the waves. Installation view at Teatro di Pietro Consagra, Gibellina. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 (

Il percorso espositivo mette in relazione due video-installazioni di rilievo internazionale che integrano il suono e l’immagine. Al primo piano il trittico di Adrian Paci The Bell Tolls Upon the Waves è scandito dai rintocchi di una campana «suonata» dalle onde del mare. La rievocazione della storia di una campana, affondata nel 1566 durante un attacco turco nelle acque del mare di Termoli, è affidata ad una nuova posizionata su una piattaforma galleggiante. L’opera affronta i temi della perdita e della memoria, mettendo in luce le due facce del Mediterraneo, inteso come orizzonte di transito e di salvezza ma anche come abisso.

Al livello superiore il Teatro ospita Resto del duo Masbedo, un’opera commissionata per il progetto “Aria Italiana” e realizzata nel Mar di Sicilia. L’installazione mostra una barca che solca le acque trasportando un grande schermo su cui scorrono le immagini di un organista impegnato nell’esecuzione di una sonata del Settecento.

MASBEDO, Resto. Installation view at Teatro di Pietro Consagra, Gibellina. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026

Influenzati da una visione esistenzialista e da un “umanesimo tecnologico”, i Masbedo utilizzano il linguaggio video per scavare nella complessità delle relazioni umane. Il titolo “Resto” rappresenta una presa di posizione politica e un gesto di accoglienza di fronte alle tragedie della cronaca contemporanea.

Il duo artistico composto da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni non è nuovo in Sicilia, infatti per Manifesta 12 (Palermo, 2018) aveva già presentato Videomobile, un’articolata video installazione multi canale, mentre recentemente tre video-opere del duo, anch’esse frutto di un dialogo approfondito con la storia, la memoria e l’identità, sono state acquisite tramite il Piano per l’arte contemporanea 2025 dal Museo regionale d’arte moderna e contemporanea Riso di Palermo. 

MASBEDO, Resto. Installation view at Teatro di Pietro Consagra, Gibellina. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026

Le due imponenti videoinstallazioni di Paci e dei Masbedo non nascono site specific, tuttavia sono in grado di attivare una connessione profonda con l’idea di Città Frontale di Consagra. La mostra riesce ad intrecciare un dialogo serrato con la drammaturgia spaziale del Teatro, che sembra scaturire in modo naturale tra le opere e con l’architettura stessa, in perfetta sintonia con i suoi volumi spezzati e con i vuoti aperti sul paesaggio.

In attesa dell’avvio dei lavori di completamento previsti in autunno su progetto di Mario Cucinella, il pubblico riscopre un edificio visionario che ha conferito all’arte un ruolo fondativo nella ricostruzione di Gibellina dopo il terremoto del 1968. Un’opera straordinaria, immaginata da Consagra come la realizzazione di un sogno, quello di vivere dentro lo spessore di una scultura urbana.

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Carola Arrivas Bajardi
Carola Arrivas Bajardi
Architetto, designer, dottore di ricerca sulla sostenibilità ambientale e insegnante di storia dell’arte. Scrive articoli di approfondimento su arte, design e architettura con l’intento di divulgare contenuti culturali in maniera semplice ma approfondita, cercando sempre di aggiungere un punto di vista diverso. La sua è una personalità eclettica che l'ha portata a fare cose diversissime tra loro: dopo il liceo classico si laurea in Architettura, vince una borsa di studio e si occupa di design a Londra, Roma e Milano, espone a New York nella mostra “Theatre of Italian Creativity”; tornata a Palermo consegue un PhD in ingegneria sul life cycle assesment, diventa LEED AP e vince il premio Mirna Terenziani; si abilita per insegnare disegno e storia dell’arte e scrive articoli di approfondimento. Grazie al suo percorso possiede una visione trasversale, mai settoriale, oggi più che mai necessaria per affrontare le complessità e le trasformazioni del mondo contemporaneo.

1 commento

  1. Il Teatro di Pietro Consagra è un edificio frontale trasparente che presenta un profilo a nastro curvo continuo. La caratteistica del suo spazio interno è di essere fluido come lo scultore afferma nel suo libro “La Città Frontale” scritto nel 1968. Quindi trovo strano che la reazione emotiva di Carola Arrivas sia di trovare i volumi interni del Teatro: spezzati.

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