Gibellina Capitale dell’arte contemporanea, parla Evelina De Castro del Museo Riso di Palermo: “Facciamo rete per sostenere l’arte”

Evelina De Castro (1963), palermitana dai capelli rossi, ricci e indomabili, dagli occhi azzurro-verdi spalancati sulla cultura mediterranea, custode di un patrimonio immenso, appassionata storica dell’arte e studiosa del patrimonio culturale di Palermo e della Sicilia, condivide con altre istituzioni siciliane, Gibellina in primis – oggi al centro dell’attenzione nazionale come Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026, in un dialogo sempre più stretto con il Museo Riso, di cui è direttice – e con altre istituzioni regionali, cinque parole chiave del suo operare per il territorio: Fare, Curare, Dirigere, Educare e Partecipare, mirando al dialogo tra archeologia, arte antica e contemporanea, con il fine di superare barriere cronologiche per intrecciare nuovi orizzonti, prospettive all’insegna del concetto di museo come organismo vivente, in cui  passato e presente generano opere, azioni e progetti di Arte pubblica  che  possono trasformare il territorio in cantiere del Futuro. Si racconta in questa intervista rilasciata in esclusiva per Artuu.

Palazzo Riso, Palermo. Corte interna. Foto di Fabio Sgroi

Dopo la direzione di Palazzo Abatellis, da tre anni è direttrice del Museo  D’arte contemporanea di Palermo, incastonato nel Palazzo Riso nel centro storico di Palermo, quali novità ha introdotto e come promuove la sua straordinaria collezione permanente ?

La formazione e attività nell’abito dell’arte medioevale e moderna mi sono molto utili nell’approccio al contemporaneo, a partire dalla scelta terminologica che mi induce a preferire il termine moderno poiché in ogni epoca non sempre il contemporaneo ha coinciso con il moderno, e in ciò la storia dell’arte del passato ci aiuta. Masolino e Masaccio furono contemporanei ma dei due il moderno era Masaccio e cosi il Peterzano e il Caravaggio, per citare due casi molto popolari ma è un meccanismo che ritorna sempre e con l’arte del proprio tempo, di cui si ha una percezione dal di dentro e dunque non lucida e oggettiva, avere dimestichezza con la storia, si rivela di grande aiuto. Nel mio caso, più che sulle novità punto sul dare continuità alla linea originaria di Riso e dunque paradossalmente, a dimostrazione di come le parole cambiano di significato, la novità da me introdotta è quella di ricollegarmi alle ragioni per cui Riso è nato e cioè far emergere, trattenere, custodire memoria, potenziare e portare avanti di quello che è stato fatto al Riso. Dunque non novità, non volta pagina ma approfondimenti e avanzamenti. La collezione permanente si è arricchita di nuovi ingressi (Favelli, Kentridge, Masbedo) la cui esposizione ha a sua volta consentito di dare più coerenza al percorso espositivo, prevalentemente dirandando le opere a vantaggio di una proposta di lettura delle sale intuitiva ma non assoluta e prevaricante. La visione femminile con l’ensamble Vanessa Beecroft e Regina José Galindo; la scrittura come segno con l’ensamble Canzoneri, Isgrò, Kentridge, Long; l’ensamble Sicilia nel salone che ospita la serie di Favelli. Si tratta di accostamenti su concetti e temi semplici che fanno risaltare le differenze fra individualità e linguaggi come base per la conoscenza e comprensione.

W.Kentridge, Cicero. Foto © Fabio Sgroi

Con quali istituzioni o enti pubblici e privati riesce a fare rete per promuovere progetti mirati alla valorizzazione del patrimonio cultuale e artistico di Palermo e  Sicilia?

Sono molto orientata alle collaborazioni con particolare riguardo per le istituzioni e i soggetti a vario titolo organizzati, quali associazioni, scuole, scuole di formazione, enti locali, fondazioni, altri dipartimenti regionali, poiché ritengo che così come la storia dell’arte aiuta, anzi è necessaria per comprendere la civiltà del passato, l’arte contemporanea è imprescindibile dall’epoca in cui viviamo. E’ una necessità che va ben oltre la disciplina storico-artistica.

Quali progetti condivide con Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026 nell’ambito di un programma di eventi “Portami futuro”, focalizzato sulla rigenerazione urbana e sociale?

Ci tengo a precisare che gli artisti entrano a Museo Riso con opere diverse da quelle che presentano nel 2026 a Gibellina e ciò accresce il dialogo e la reciprocità degli obiettivi fra il Museo Riso e Gibellina capitale. La Regione Siciliana ha sostenuto con slancio la candidatura di Gibellina prima capitale italiana dell’arte contemporanea e ne accompagna il cammino lungo l’intero anno 2026. In questa cornice il Museo Riso in quanto istituto regionale deputato all’arte contemporanea, ha assicurato la propria presenza a partire dalle fasi istituzionali a testimonianza del rapporto che, alla fine del XX secolo, legò la volontà di far nascere in Sicilia un museo per l’arte contemporanea, alla esigenza di raccogliere, custodire e far crescere l’arte contemporanea in Sicilia, sulla solida base di arte pubblica di cui Gibellina era già esempio unico. Il dialogo e lo scambio ha sempre alimentato il rapporto che adesso, nel 2026 lascia impronte ancora più marcate. Significative presenze a Gibellina 2026 entreranno nella collezione permanente di Riso.

Flavio favelli, La Sicilia e altre figure foto Fabio Sgroi

Le vuole elencare ai nostri lettori?

Partiamo dai Masbedo, imminenti nella collezione del Museo Riso con le tre opere che li hanno visti fra i maggiori protagonisti della Biennale Manifesta, svoltasi a Palermo nel 2018. Si tratta delle tre opere video: Protocol (2018), ispirato alla figura del regista Vittorio De Seta, indaga i temi del controllo e della censura con un linguaggio teatrale e simbolico. Videomobile (2018), performance itinerante in un furgone anni Settanta trasformato in laboratorio mobile, esplora i luoghi del cinema e le identità di Palermo. Blind Mirrors (2019), girato a Palazzo Gangi, mette in scena la comunità Tamil attraverso l’antica danza Bharatanatyam, in un dialogo tra potere, memoria e alterità. Flavio Favelli entra in collezione con una serie di collage su 89 copertine originali della rivista “Sicilia” (1953–1982), su cui interviene con pubblicità vintage tratte da riviste pop. Il risultato è una composizione visiva che mescola cultura alta e cultura popolare, dando nuova forma alla memoria editoriale e iconografica della regione. Sia i Masbedo che Favelli sono il frutto di scelte autonome, di Riso nel 2025, grazie al bando ministeriale per la promozione dell’arte contemporanea. Gibellina ha selezionato gli stessi artisti all’interno della programmazione della capitale dell’arte contemporanea. Molti artisti, davvero tanti, oggi impegnati a Gibellina Capitale, hanno un legame con Riso e fra questi Daniele Franzella, presente all’incipit di Gibellina capitale e nel contempo impegnato al Riso per un progetto affidato ai giovani allievi che valorizzerà le vetrine del Museo aperte sulla via, per una fruizione museale fuori dal museo. 

Richard Long Circle of life foto Fabio Sgroi

La continuità con la vocazione di museo diffuso, compito originario di Riso, è rappresentata dall’opera di Richard Long che il Museo torna a concedere a Gibellina Capitale per il 2026. Ma l’anno è appena cominciato e Riso e Gibellina Capitale hanno un bel percorso comune da condividere, con ruoli diversi l’uno dall’altra ma con l’obiettivo comune di farsi sede accogliente e stimolante per l’arte e la creatività contemporanea, che restano sull’isola come patrimonio di memoria, come segno di vitalità  e in dialogo con il territorio.

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Jacqueline Ceresoli
Jacqueline Ceresoli
Jacqueline Ceresoli, storica e critica d’arte specializzata in archeologia industriale, è docente di ruolo di Fenomenologia delle arti contemporanee, Storia della Fotografia e Comunicazione multimediale all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Collabora con diverse riviste specialistiche, è curatrice indipendente ed è interessata alla lettura comparata tra arte, architettura, design e moda nella cultura digitale. Da anni studia i processi di cambiamento dell’arte pubblica in relazione agli spazi urbani e si interroga sull’utilità della Light art, in cui la città è ambiente e teatro della produzione culturale globale.

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