Dal 7 maggio al 25 ottobre 2025, il ristorante Zazà Ramen di Milano ospita un nuovo intervento espositivo firmato da Mark Brusse, artista olandese attivo dagli anni Sessanta, con una lunga esperienza internazionale. La mostra, dal titolo Ginkgo on His Mind, presenta due grandi trittici pittorici e una selezione di ceramiche, concepiti per dialogare con lo spazio del locale e con il suo pubblico.
I lavori pittorici principali – Ginkgo on His Mind e La barque de Li Po, entrambi del 2025 – si sviluppano su supporti di grande formato, in cui Brusse adotta una tecnica che unisce gouache e tela umida. L’interazione fra pigmento e acqua genera superfici mobili, dai margini imprecisi, con effetti di espansione che ricordano processi naturali. Il risultato è una pittura in cui forma e materia si influenzano reciprocamente, senza mediazione narrativa o illustrativa.
Il trittico Ginkgo on His Mind prende il nome da una pianta considerata tra le più antiche al mondo, il Ginkgo biloba. Oltre al valore botanico e storico, questa pianta è nota per un dato specifico: sei alberi sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima nel 1945, ancora vivi oggi, ne hanno fatto un simbolo di resistenza biologica e rigenerazione.
Brusse ne adotta la forma e il potenziale simbolico per costruire una scena dominata da figure stabili, raccolte in un atteggiamento di concentrazione o sospensione, collocate su trespoli da cui emergono fioriture. Il paesaggio suggerisce una condizione mentale più che un luogo reale, in linea con una riflessione sull’equilibrio tra distruzione e trasformazione.
Nel trittico La barque de Li Po, l’artista fa riferimento alla figura del poeta cinese Li Po (701–762), noto per una produzione letteraria incentrata sulla natura, la solitudine e l’esperienza del viaggio. Una leggenda biografica attribuisce la sua morte a un gesto poetico estremo: sarebbe annegato tentando di abbracciare il riflesso della luna sull’acqua, mentre si trovava su una barca. Così l’artista traduce questo episodio nell’immagine di un’imbarcazione che appare sospesa su uno sfondo chiaro, accentuando la dimensione rarefatta del soggetto.
Accanto ai trittici, la mostra include due teli verticali – Ginkgo Spirit 1 e 2 (2024) – in cui dominano i toni del verde e dell’arancio. I soggetti rimandano a presenze mitologiche o ancestrali, riconducibili a forme archetipiche essenziali. Il riferimento alle “piccole sculture delle Cicladi”, suggerito dal testo critico, invita a una lettura che connette le immagini alla storia dell’arte antica e alla scultura arcaica.
Completano l’installazione sei sculture in ceramica smaltata, realizzate tra il 2018 e il 2024, esposte in fondo al locale. Sono oggetti ibridi, tra figura e astrazione: Mark Brusse utilizza la ceramica fin dai suoi esordi, intensificandone l’impiego soprattutto dopo un viaggio in Giappone negli anni Ottanta. L’approccio rimane coerente, tra forme aperte, ambigue, non destinate a una lettura univoca, ma inserite in una ricerca sulla presenza e sull’identità dell’oggetto.
Mark Brusse ha iniziato il suo percorso a Parigi negli anni Sessanta, entrando in contatto con artisti e teorici legati a Fluxus e al Nouveau Réalisme. Ha collaborato con personalità come John Cage e Pierre Restany, sperimentando diversi linguaggi, dalla scultura all’assemblaggio e alla pittura. La sua produzione recente, di cui questa mostra è un esempio, si concentra sull’intersezione tra memoria culturale, linguaggio visivo e processi materiali.
La presenza delle sue opere da Zazà Ramen rientra in una programmazione che integra cucina e arte contemporanea, proponendo una fruizione in cui l’ambiente del ristorante diventa anche spazio espositivo.



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The Milanaise voyage of Mark Brusse was a fruitful experience, and now crowned with such complements , I ❤️MILANO