Lo scorso sabato 24 e domenica 25 maggio si è tenuto l’evento Giro d’Arte nella cittadina versiliana di Pietrasanta. Un evento completamente gratuito che ha portato al centro dell’attenzione il luogo dello studio d’artista, come luogo di viva condivisione, dialogo e approfondimento con il pubblico.
Durante questo weekend sono stati ben trentacinque gli artisti che hanno accolto i visitatori alla scoperta dei loro laboratori d’arte raccontando il loro processo di creazione e produzione artistica. Poter entrare in questi luoghi, interagire e dialogare con gli artisti riguardo al loro lavoro, è un’occasione che capita di rado. Solitamente il pubblico viene reso partecipe solo del prodotto finito, confezionato ed esposto in galleria, ma in questa occasione è stato possibile capire tutto ciò che precede quel momento: dall’ideazione, alla bozza, al reperimento dei giusti materiali, alla creazione vera e propria.
L’esperienza è stata percepita come intima, autentica e coinvolgente, grazie anche all’accoglienza calorosa degli artisti, molti dei quali vivono e lavorano stabilmente a Pietrasanta.
Il format ha funzionato anche per la sua dimensione sociale: l’organizzazione a “tappe” ha creato un senso di comunità tra i partecipanti, rafforzando l’idea di un vero e proprio “giro”, come suggerisce il nome.
Ma come nasce l’evento Giro d’Arte? Sono stati proprio Sarah Monk e Mike Axinn, i due creatori del progetto, a rispondere alla nostra domanda.
Sarah: “L’evento prende ispirazione dal nostro podcast Materially Speaking, creato cinque anni fa, nel quale una serie di artisti intervistati hanno raccontato le loro storie partendo proprio dai materiali che sceglievano per realizzare le opere. È qui che entra in gioco il marmo: spesso ci raccontavano che venivano in queste zone per reperirlo, ma ovviamente era difficile trasportarlo e per questo lo lavoravano direttamente sul posto. Molti di loro si sono innamorati di questi luoghi e hanno deciso di aprirci i loro studi. Con Mike ci sembrava il posto perfetto per celebrare il quinto anniversario del nostro podcast, permettendo al pubblico di non limitarsi ad ascoltare le storie di questi artisti solo attraverso le loro voci, ma incontrandoli direttamente e fisicamente”.
Mike: “Esatto. E l’idea di fare un tour è nata circa quattro anni fa. Mi trovavo con Sarah a Pietrasanta e avevamo avuto l’opportunità di stare a contatto con alcuni artisti che lavorano qui – con molti dei quali siamo anche amici – e vederli all’opera da vicino. Un giorno di dicembre eravamo seduti in piazza insieme a Jacob Cartwright e Ashley McLeod, e fu proprio Jacob a proporre l’idea del tour. Io e Sarah pensammo subito che era grandioso dare al nostro pubblico la stessa opportunità che avevamo avuto noi. Non è un open studio, non è un’esposizione, ma si tratta proprio di vedere gli artisti all’opera e poter interagire con loro. Naturalmente le opere d’arte con le quali si interfaccia il pubblico non sono finite e non appaiono perfette come gli artisti vorrebbero, ma è proprio il vederle ancora non terminate, in corso di realizzazione, che rende l’esperienza interessante”.
Durante queste due giornate, ogni artista ha accolto i partecipanti come se questi ultimi stessero entrando a casa loro e, a dire il vero, per molti artisti è stato proprio così; infatti, una buona parte di essi sono stranieri trasferitisi a Pietrasanta per poter ridurre distanze, costi e tempi di produzione e fare la loro arte più facilmente. Altri, invece, sono artisti del luogo che portavano avanti la tradizione di famiglia mantenendola nella sua autenticità o traslandola secondo un’ottica più contemporanea. Altri ancora, artisti che si sono allontanati dalle grandi città d’origine per ritirarsi in un posto più tranquillo, così da dedicarsi in maniera più pura alla loro arte.
Sono diversi anche i materiali e le tecniche artistiche: dal marmo, al legno, alla ceramica, dalla scultura, alla pittura, al mosaico, alla fotografia; un continuo susseguirsi di diverse personalità, storie ed esperienze che mantenevano alta la curiosità e raffiguravano perfettamente la varietà di voci e idee caratteristica del mondo dell’arte contemporanea.
Il programma del Giro d’Arte non prevedeva un’apertura generica e perenne di tutti gli studi durante l’arco di tutto il fine settimana; al contrario, ogni laboratorio aveva una finestra d’apertura di mezza giornata durante uno dei due giorni. Questo permetteva di rafforzare il concetto di condivisione dell’esperienza anche nei confronti degli altri partecipanti che stavano svolgendo la stessa “maratona d’arte” e sentirsi parte di un gruppo (infatti, non a caso, il nome dell’evento omaggia e riprende il famoso Giro d’Italia).
Una prima edizione che ha ricevuto una notevole risposta in merito al numero di partecipanti, e che si apre alla possibilità di edizioni future.


