Giuliana Cunéaz a Rifugio Digitale: l’intelligenza artificiale come rito dell’apparizione

L’immagine digitale, quando smette di imitare il mondo, può tornare a comportarsi come un enigma. È dentro questa possibilità che si muove Invisible Matter. Nahuales, Spirits and Augmented Presences, la personale di Giuliana Cunéaz ospitata dal 4 al 20 giugno 2026 negli spazi di Rifugio Digitale a Firenze. L’artista, tra le voci più solide e precoci della Media Art italiana, presenta quindici video realizzati con l’uso dell’intelligenza artificiale e concepiti appositamente per il contesto espositivo di via della Fornace 41.

La mostra, curata da Serena Tabacchi e Rebecca Pedrazzi, con la direzione artistica di Laura Andreini, apre un territorio di visione in cui la tecnologia diventa strumento di evocazione, campo sensibile, superficie attraversata da apparizioni. Cunéaz utilizza l’intelligenza artificiale come una materia da interrogare, più che come un mezzo da esibire. Il suo interesse riguarda la soglia, il punto in cui la figura comincia a formarsi, perde stabilità, si trasforma in presenza.

Il titolo, Invisible Matter, suggerisce già una precisa postura poetica. La materia invisibile è ciò che precede il contorno, ciò che abita la natura prima della sua traduzione in immagine, ciò che si deposita nella memoria e riemerge come figura, spirito, animale, energia. Cunéaz lavora su questa dimensione sottile, portando dentro il linguaggio digitale una tensione antica, quasi rituale, dove il visibile nasce da un patto fragile tra immaginazione, coscienza e potenza generativa.

Il percorso ruota attorno a due nuclei centrali della ricerca recente dell’artista: i Nahuales e gli Spiriti. I primi provengono dalla tradizione Maya e rimandano a figure guida di matrice animale, presenze legate al destino individuale, alla relazione con la natura, alla continuità tra umano e non umano. Gli Spiriti assumono invece forme più antropomorfe, creature liminali che appaiono come corpi in passaggio, identità sospese, presenze interiori in fase di trasformazione.

La forza del lavoro di Cunéaz sta nella capacità di trattare questi riferimenti senza ridurli a racconto, illustrazione o repertorio simbolico. I Nahuales e gli Spiriti affiorano come immagini in attesa, forme che sembrano salire da una profondità psichica e naturale, apparizioni aperte, mobili, attraversate da una continua instabilità. La tecnologia, in questo processo, assume il ruolo di medium nel senso più pieno del termine: mette in comunicazione mondi, tempi, sensibilità.

I video conservano volutamente la qualità incerta delle prime esplorazioni con l’intelligenza artificiale generativa. Glitch, scarti, anomalie, zone di indeterminazione entrano nella grammatica stessa dell’opera. Cunéaz accoglie l’imprecisione come possibilità poetica, come luogo in cui la figura respira e l’immagine mantiene una sua zona di mistero. La perfezione sintetica lascia spazio a una materia visiva più vulnerabile, organica, inquieta, capace di restituire il senso di una presenza che si manifesta per frammenti.

Nel dialogo con l’intelligenza artificiale, Cunéaz costruisce un territorio condiviso tra sensibilità umana e imprevedibilità generativa. L’artista orienta, ascolta, raccoglie, mentre la macchina produce variazioni, accidenti, possibilità inattese. Da questo scambio nasce una forma di immagine che appartiene insieme al presente tecnologico e a una memoria arcaica dello sguardo.

Invisible Matter racconta allora la possibilità di pensare il digitale come spazio di apparizione, e l’immagine come soglia. Dietro ogni figura, dietro ogni corpo in dissolvenza, sembra muoversi una sostanza silenziosa fatta di natura, memoria, desiderio e presenze ancora prive di nome.

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