Fino al 22 novembre, Palazzo Ca’ Tron e Fondazione Berengo Art Space (Murano) ospitano la nuova edizione di GLASSTRESS a cura di Adriano Berengo, Joanna De Vos e Umberto Croppi. Sessantacinque artisti interpretano il medium del vetro nelle opere inedite esposte in mostra e offrono nuove possibilità di sperimentazione attraverso un materiale profondamente legato alla tradizione.
Nato nel 2009 da un’idea di Adriano Berengo come evento collaterale della Biennale di Venezia, GLASSTRESS è un’esposizione dedicata all’opera in vetro. Il medium viene valorizzato nelle sue peculiarità da artisti già esperti nell’uso del vetro e da altri che si avvicinano per la prima volta al materiale. Nella selezione e nella proposta di forme e linguaggi, GLASSTRESS mette in luce le molteplici possibilità del vetro, ribadendo il suo legame con la tradizione senza fossilizzarlo nel passato.
L’obiettivo principale del progetto è mostrare la pluralità e versatilità del vetro, salvaguardando i saperi tradizionali. Per questo, GLASSTRESS si articola all’interno di Palazzo Ca’ Tron e negli spazi di Fondazione Berengo Art Space a Murano. All’interno di un’ex fornace oggi adibita a spazio espositivo, le sculture in vetro dialogano non solo con l’ambiente della fornace ma anche con tutta la realtà di Murano, preservando quel rapporto con la storia del luogo. I maestri vetrai muranesi custodiscono i saperi di un medium che, se immobilizzato in forme desuete, è costretto alla sparizione, soprattutto in una società in rapida evoluzione come quella contemporanea. Ecco perché l’interesse principale della rassegna è mostrare le sperimentazioni possibili con un materiale che può dialogare con nuove tecnologie (per esempio nuovi stampi) senza rinunciare alle tecniche artigianali.
La selezione di artisti proposta da GLASSTRESS comprende artisti affermati ed emergenti; tra questi figurano nomi di grande rilievo che sperimentano per la prima volta il materiale. Ne deriva allora una molteplicità di forme e stili ancora più accentuata attraverso un adattamento di linguaggi e pratiche al medium. A Ca’ Tron dialogano, per esempio, sculture di performer come la fontana di Marina Abramović, le installazioni di Marinella Senatore e Vanessa Beecroft, la reinterpretazione concettuale di un ciuccio inutilizzabile di Jan Fabre, la trasposizione in vetro del personale linguaggio aggrovigliato di Chiharu Shiota, le figure ironiche e pop di Erwin Wurm (presenti anche nell’altra sede), la valigia sul nastro trasportatore di Fariba Ferdosi e i simulacri di Roland Ventura. All’interno dell’Art Space di Fondazione Berengo si trovano, tra gli altri, il corpo della dea di Judy Chicago, le sculture di lacrime di Raed Yassin; il Paradiso dantesco in ideogrammi di Shan Shan Sheng e il lampadario di Ai Weiwei.
Fil rouge delle due esposizioni è la condizione umana in tutte le sue possibili declinazioni: estensioni e perdite; corpi interi e riflessi parziali, oggetti d’uso, busti e narrazioni. Tutti contenuti che, realizzati in vetro, accentuano l’ambigua tensione tra fragilità e resistenza. Le opere hanno una presenza concreta nello spazio: alcune sono trasparenti – squisitamente vitree – altre opache. La coerenza tra le diverse opere nasce dal materiale e, in particolare, dalla relazione che ciascuna poetica artistica instaura con il vincolo della fragilità. GLASSTRESS racconta di un vetro che non è intrinsecamente fragile, ma può esserlo; che non è necessariamente trasparente e può assumere molte altre forme.




