Gregorio Botta ad Atipografia: il respiro poetico del Disgelo

C’è un momento, sottile e quasi impercettibile, in cui il ghiaccio cede, l’acqua si muove e la natura riprende il suo spazio. È quel confine fragile tra stasi e movimento, tra inverno e primavera, che Gregorio Botta esplora nella sua mostra Disgelo, in programma dal 27 febbraio al 24 aprile 2025 negli spazi di Atipografia ad Arzignano. Un titolo che non è solo una metafora del ritorno alla vita, ma anche un’indagine sulla materia, sulla sua trasformazione silenziosa e inesorabile.

La poetica di Botta si nutre di assenza, sottrazione e leggerezza, ma allo stesso tempo racchiude la forza degli elementi primordiali: aria, acqua, terra. La sua è un’arte che lavora sull’idea di attesa e contemplazione, un linguaggio fatto di equilibri delicati e materiali che sembrano respirare: cera, alabastro, ferro, foglie imprigionate nel tempo.

Immagini di allestimento Gregorio Botta Disgelo Atipografia Courtesy Alberto Sinigaglia

Il cuore della mostra è Aprile, un’opera che dà il titolo all’intero progetto: una lastra di alabastro sotto la quale scorre l’acqua, racchiudendo un rametto di capelvenere. L’acqua scivola, erode, cerca di liberare la fragile vegetazione intrappolata. È un’immagine potentissima, quasi un’allegoria dell’arte di Botta: la tensione tra la staticità della pietra e il fluire dell’acqua diventa metafora della resistenza e della rinascita.

Se per T.S. Eliot aprile è il mese più crudele, per Botta è il tempo sospeso della trasformazione, un soffio che anima e risveglia. In Non ancora, un libro bianco – ancora da scrivere – viene sfogliato da un vento misterioso. In Velari, i sudari leggeri si muovono appena a ogni respiro dell’aria. Anche Angelo della sorgente custodisce un piccolo bacino d’acqua, evocando l’idea di un rito ancestrale e purificatorio.

Immagini di allestimento Gregorio Botta Disgelo Atipografia Courtesy Alberto Sinigaglia

L’acqua scorre anche nelle sculture di cera, dando vita a una danza visiva con i versi di Emily Dickinson (Each second is the last), mentre nelle tre opere a parete della serie Disgelo le foglie, velate e rivelate, si preparano alla nuova stagione. Il percorso espositivo si chiude con La danse, un dittico scultoreo in cui due movimenti meccanici si sfiorano, si cercano, fino a diventare uno solo.

Questa personale segue la mostra di Botta alla Fondazione Volume! di Roma e anticipa il prossimo progetto al Museo MAN di Nuoro, confermando l’importanza di un artista che fa della semplicità un atto di profondità assoluta. Con Disgelo, Atipografia si conferma uno spazio capace di accogliere progetti site-specific di forte impatto emozionale, dove l’arte non è solo forma, ma esperienza sensoriale e poetica.

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