Il potere, oggi, non ha più bisogno di palazzi: gli basta una sala riunioni, un consiglio d’amministrazione, una chat interna, un comunicato scritto con il tono neutro di chi sta spostando il futuro di milioni di persone. È forse per questo che la vicenda di Sam Altman, licenziato e poi richiamato alla guida di OpenAI nel giro di pochi giorni, sembra già cinema prima ancora di diventarlo: una tragedia aziendale con il ritmo di una farsa, un dramma di governance travestito da rivoluzione tecnologica, un piccolo colpo di Stato nella casa che ha insegnato al mondo a parlare con le macchine.
A metterla in scena sarà Luca Guadagnino con Artificial, film quasi completato che ha già avuto una storia distributiva degna del materiale che racconta. Dopo essere stato abbandonato da Amazon MGM Studios, il progetto ha trovato casa presso Neon, la società indipendente americana che negli ultimi anni ha costruito una reputazione precisa: portare al pubblico film d’autore capaci di diventare eventi culturali, non semplici uscite in sala. La notizia è stata confermata da Associated Press: Neon ha acquisito il film e punta a distribuirlo quest’anno, con evidenti ambizioni da stagione dei premi.
Il passaggio non è secondario. Artificial era nato sotto l’ombrello di Amazon MGM, ma il colosso ha deciso di sfilarsi quando il film era già in fase avanzata. Secondo AP, Amazon ha sostenuto che il progetto sarebbe stato “meglio servito altrove”, mentre le condizioni economiche dell’accordo con Neon non sono state rese pubbliche. Il dettaglio che rende tutto più interessante — e più hollywoodiano — è il contesto: la decisione è arrivata dopo il rafforzamento dei rapporti industriali tra Amazon e OpenAI, con una partnership pluriennale da 50 miliardi di dollari per portare la tecnologia OpenAI ai clienti AWS.
Il film, scritto da Simon Rich, ricostruisce il terremoto interno del novembre 2023, quando il board di OpenAI rimosse Altman dalla carica di CEO, salvo poi vederlo tornare pochi giorni dopo. OpenAI annunciò ufficialmente il suo rientro il 29 novembre 2023, insieme alla formazione di un nuovo board iniziale e al ritorno di Greg Brockman come presidente. Reuters aveva già raccontato il 22 novembre il rientro di Altman dopo giorni di trattative frenetiche, con Bret Taylor, Larry Summers e Adam D’Angelo indicati come figure chiave della nuova governance.

Nel ruolo di Sam Altman ci sarà Andrew Garfield, scelta che suggerisce un Altman meno santino della Silicon Valley e più figura ambigua, magnetica, forse vulnerabile. Accanto a lui, secondo le ricostruzioni circolate sulla produzione, compaiono Monica Barbaro nei panni di Mira Murati, Yura Borisov come Ilya Sutskever e Ike Barinholtz nel ruolo di Elon Musk. AP cita inoltre Mark Rylance tra gli interpreti del film.
Che sia Neon a distribuirlo cambia anche il modo in cui Artificial potrà essere percepito. Non più un prodotto “interno” alla grande macchina tech-entertainment, ma un oggetto indipendente, potenzialmente più libero di mordere la mano che, fino a poco tempo fa, sembrava pronta a lanciarlo. Neon arriva da una linea editoriale chiarissima: film d’autore, rischio, premi, Festival, campagne Oscar aggressive e una capacità rara di trasformare opere non necessariamente mainstream in fenomeni di conversazione pubblica. Non è il distributore più grande, ma è probabilmente quello più adatto a un film che parla di potere, reputazione, controllo del racconto.
La domanda, a questo punto, non è solo “chi distribuirà il film su Sam Altman?”, ma quale immagine della Silicon Valley arriverà davvero in sala. Artificial sembra inserirsi nella genealogia dei film che raccontano il capitale come psicologia: non l’invenzione in sé, ma il carattere di chi la possiede; non la macchina, ma il desiderio umano di governarla. Se The Social Network aveva trasformato Facebook in una ferita generazionale, Guadagnino potrebbe fare dell’intelligenza artificiale qualcosa di ancora più inquieto: non un tema futuristico, ma uno specchio del presente.
E qui Neon diventa quasi una scelta narrativa. Dopo Amazon, dopo le esitazioni degli altri player — TheWrap ha scritto che Netflix e Focus Features avrebbero lasciato la corsa, mentre The Playlist ha confermato l’approdo del film a Neon — Artificial esce dalla zona grigia delle piattaforme e torna nel territorio più scomodo del cinema: quello in cui un film può ancora creare attrito.
In fondo, la storia di Sam Altman è perfetta per Guadagnino perché non parla solo di tecnologia. Parla di corpi assenti e poteri onnipresenti, di fiducia tradita, di consigli d’amministrazione che somigliano a famiglie disfunzionali, di uomini convinti di progettare il futuro mentre faticano a gestire il presente. Che a distribuirla sia Neon, oggi, è quasi una dichiarazione: questa non sarà solo la storia di OpenAI. Sarà la storia di chi ha il diritto di raccontarla.


