A Milano, nelle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo “Look at me like you love me – Guardami come se mi amassi” attira l’attenzione e lo sguardo con altrettanti occhi penetranti: 30 scatti, di cui 5 inediti, immortalati dell’artista statunitense Jess. T. Dugan. Una mostra questa, non a caso inaugurata in concomitanza della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, il 17 maggio, e che resterà aperta fino al 19 ottobre sotto la curatela della giornalista Renata Ferri.
Eccoci qui, a passeggiare circondati dalla carne inquadrata: di fronte allo spettatore si trovano delle fotografie, sì, che però vanno oltre questa definizione e compongono un racconto di immagini pungente, a tratti commovente, di quello che la comunità LGBTQ+ può esprimere.
Lo fa attraverso abbracci, gesti, palpebre chiuse e aperte, in questo progetto che ha trovato il sostegno della struttura Diversity, Equity & Inclusion della Banca Intesa Sanpaolo e di ISPROUD, e che si allinea coerentemente con l’intera opera di Jess T. Dugan da sempre alla ricerca di una dimensione più profonda per analizzare in maniera trasversale temi complessi come la sessualità, il genere, l’amore nell’epoca contemporanea dove la fluidità è realtà.
Si espone attraverso la sua creatività in prima persona – non è un caso che due delle immagini forse più potenti siano proprio i suoi due autoritratti che percorrono le sue stesse cicatrici, uno con le palpebre serrate, l’altra in posizione fiera di fronte all’obiettivo -, a livello internazionale nelle sue mostre, incluse in collezioni permanenti all’interno di oltre cinquanta musei sparsi per il mondo.

Identità di genere, legami tra persone, vengono incorniciati e appesi alle pareti della Sala delle Colonne in un contesto più ampio (entrando nelle Gallerie, ci si può perdere tra “Tutti pazzi per i Beatles” e Una Collezione inattesa. Omaggio a Robert Rauschenberg” oppure fare un tuffo nel passato in un viaggio che inizia nell’Ottocento, con le collezioni della Fondazione Cariplo, e continua con il ‘900 o l’arte del XX secolo).
Quindi, dopo essersi soffermati su un taglio su tela di Lucio Fontana e aver strizzato gli occhi sulla Marylin Monroe di Andy Warhol, si approda addentrandosi nel palazzo storico in piazza della Scala, nell’autobiografia per immagini di Jess T. Dugan che prende per mano l’osservatore e lo traghetta in un universo intimo, composto da corpi spogliati di tutto anche quando indossano degli abiti, di visi segnati dai sentimenti, da coppie che si stringono e da individui che ti guardano dritti nel cuore.
La malinconia, la vicinanza con alcuni di questi personaggi è talmente prossima che a tratti sembra di essere dentro lo stesso quadro, proprio accanto al soggetto – com’è il caso di Mary, sdraiata sul letto o di Collin, che al tramonto pare quasi invitare lo spettatore a distendersi sul prato insieme -. C’è la vita, quella nuova di una coppia che attende un figlio, c’è sensualità nella stretta di Lee e Christine nella doccia, alcuni sembrano non volersi dire addio come nella morsa tra Melissa e Donika. Tutto lo spettro delle emozioni si traducono in piccoli gesti, nelle luci, nell’acqua e i suoi riflessi.

Questi 30 flash di Jess T. Dugan compongono quasi un unico organismo che respira lentamente, dilata i polmoni, si prende il suo tempo e il suo spazio, quasi come a suggerire che in una continua lotta tra amore, solitudine, affermazione, ora finalmente ci si può infine fermare e prendere fiato.
E li parte il click della macchina fotografica, ladro di questi momenti di fragile meditazione. Sono la condivisione di amici, nelle didascalie secche che comunicano soltanto il nome di chi si trova libero dalle pose – nella sua concezione più di maschera – anche se chiusi all’interno del frame che Jess T. Dugan compone tra esterni e interni: il mare, la natura, i fluidi e le stanze monocolore, accolgono diverse figure femminili, maschili, insieme concentrate a ipnotizzare chi osserva.
Un gioco di specchi che funziona perfettamente e ti fa restare inchiodato a terra per lunghissimi secondi. Il primo interlocutore è lo stesso fotografo che restituisce a sua volta la connessione creata con i suoi soggetti incorniciandone le sensazioni per chi è disposto a sostenerne lo sguardo. Si entra nei frangenti di vita di esseri umani a primo impatto sconosciuti, ma istintivamente già parte del nostro immaginario: è facile infatti entrare in contatto con le loro storie, anche ad inventarle, recuperandone il filo dai dettagli disseminati nelle foto.

Dove c’è connessione, non ci sono differenze.
E oltre che con questa sequenza, Jess T. Dugan parla anche tramite due video: «Letter to My Daughter, 2023», un montaggio di foto accompagnate da suoi testi e «Letter to My Father, 2017» che racconta il legame con suo padre.
Look like you love me si muove anche al di fuori dell’esposizione, in quanto strutturata insieme a quattro appuntamenti del palinsesto #INSIDE, gratuiti e aperti: resta ancora la possibilità di assistere a quello dell’11 settembre con Vittorio Lingiardi, saggista, psichiatra e psicoanalista, dal titolo “Il corpo e la sua immagine”. La mostra infine, si può portare a casa con l’acquisto del catalogo pubblicato da Società Editrice Allemandi.


