Guggenheim Abu Dhabi, oltre la data di apertura ora sappiamo anche la nuova direttrice: sarà Valerie Hilings

È stata appena annunciata la data di apertura del Guggenheim Abu Dhabi, fissata per l’11 dicembre 2026. Ora il museo progettato da Frank Gehry nel Saadiyat Cultural District ha anche il suo primo volto istituzionale: Valerie Hillings è stata nominata direttrice e CEO di una delle realtà culturali più attese, ambiziose e discusse degli ultimi decenni.

La nomina arriva nel momento in cui il progetto, annunciato quasi vent’anni fa e attraversato da rinvii, revisioni e lunghe attese, si prepara finalmente a passare dalla dimensione del cantiere a quella del museo. A Hillings spetterà il compito di trasformare un’architettura già diventata iconica, almeno nelle immagini e nei rendering, in un’istituzione capace di costruire una propria identità, una programmazione riconoscibile e un rapporto concreto con il pubblico.

Per la storica dell’arte americana non si tratta, tuttavia, di un incarico completamente nuovo. La sua nomina rappresenta piuttosto un ritorno alle origini. Entrata nella Solomon R. Guggenheim Foundation nel 2004, Hillings ha lavorato per anni all’interno della rete internazionale dell’istituzione, collaborando con diverse sedi e seguendo progetti espositivi e curatoriali. Soprattutto, è stata curatrice e responsabile degli affari curatoriali del progetto Guggenheim Abu Dhabi, contribuendo direttamente alla costruzione della collezione e alla definizione dell’impostazione culturale del futuro museo. Prima ancora che l’edificio assumesse la propria forma monumentale, Hillings partecipava dunque alla costruzione della sua identità.

Dal 2018 dirigeva il North Carolina Museum of Art di Raleigh, dove ha seguito il riallestimento della collezione permanente e lavorato a un modello di museo più accessibile e aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e culture differenti. Questa esperienza le ha consentito di affiancare alle competenze curatoriali una conoscenza diretta degli aspetti amministrativi, economici e strategici della gestione museale. Un passaggio decisivo per chi dovrà ora guidare una struttura delle dimensioni e della complessità del Guggenheim Abu Dhabi. Il suo incarico comprenderà infatti la supervisione delle mostre, dei programmi educativi, delle attività pubbliche, dello sviluppo della collezione e delle relazioni internazionali.

Il museo è stato immaginato come il più grande della rete Guggenheim e sarà dedicato all’arte moderna e contemporanea dagli anni Sessanta a oggi. La collezione intende mettere in relazione Medio Oriente, Africa, Asia, Europa e Americhe, superando almeno nelle intenzioni una storia dell’arte costruita prevalentemente attorno ai centri occidentali. L’obiettivo è raccontare scambi, migrazioni, influenze e contaminazioni tra aree geografiche spesso presentate come mondi separati. È proprio su questa visione che Hillings aveva già lavorato nella prima fase del progetto, contribuendo alla selezione delle opere e alla definizione delle linee curatoriale del museo.

La sua nomina garantisce quindi una forma di continuità, ma apre anche interrogativi importanti. Il Guggenheim Abu Dhabi riuscirà davvero a produrre una narrazione globale e policentrica, oppure finirà per esportare nel Golfo il modello delle grandi istituzioni occidentali? La questione riguarda l’intero Saadiyat Cultural District, dove il Louvre Abu Dhabi e le altre grandi istituzioni in costruzione partecipano alla strategia attraverso cui la capitale degli Emirati sta ridefinendo la propria immagine internazionale.

Hillings dovrà inoltre confrontarsi con le controversie che hanno accompagnato il progetto, dalle condizioni dei lavoratori impiegati nei cantieri alle critiche rivolte alle collaborazioni tra musei occidentali e monarchie del Golfo.

La sua conoscenza diretta della collezione rappresenta certamente un vantaggio. Ma sarà la capacità di trasformare le dichiarazioni sulla pluralità e sull’apertura internazionale in scelte curatoriali concrete a determinare la credibilità del museo.

Dopo aver contribuito a immaginarlo quando esisteva soprattutto sulla carta, Valerie Hillings torna dunque al Guggenheim Abu Dhabi nel momento più delicato: quello in cui le promesse dovranno diventare mostre, ricerca, pubblico e responsabilità culturale.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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