Honeyball, il fotolibro che immagina il calcio femminile degli anni ’70

Una squadra di calcio che non è mai esistita, una Londra che sembra appartenere a un’altra epoca e un archivio fotografico costruito come un racconto illustrato. Con Honeyball, la fotografa britannica Barley Nimmo realizza un fotolibro che trasforma il calcio femminile in una storia da sfogliare. Il progetto prende forma a partire dal 1971, anno in cui la Football Association inglese revocò il divieto che per cinquant’anni aveva impedito alle donne di giocare sui campi affiliati. Da questo punto della storia, Nimmo costruisce una narrazione parallela e segue le vicende di una squadra immaginaria fondata nella periferia londinese.

Le fotografie accompagnano le giocatrici lungo una stagione fatta di allenamenti, trasferte, momenti di festa e rituali condivisi. Le partite sono presenti, ma occupano solo una parte della narrazione. Ad emergere è soprattutto ciò che tiene insieme il gruppo: il tempo trascorso negli spogliatoi, le conversazioni durante i viaggi, i gesti ripetuti prima di entrare in campo, le amicizie che si consolidano settimana dopo settimana.

Il libro assume la forma di un album di ricordi in cui ogni immagine aggiunge un dettaglio alla costruzione di questo universo: una divisa appesa a un gancio, una pettinatura preparata con cura, una pausa durante un allenamento, uno sguardo rivolto verso le compagne. L’insieme restituisce l’atmosfera di una comunità che trova nel calcio un luogo di incontro e di espressione.

Il titolo del progetto rimanda a Nettie Honeyball, pseudonimo utilizzato da una delle figure che alla fine dell’Ottocento contribuì alla nascita del British Ladies’ Football Club – una delle prime squadre femminili organizzate della storia. Attraverso questo riferimento, Nimmo collega idealmente diverse generazioni di giocatrici, costruendo un ponte tra le pioniere del calcio femminile e le nuove comunità che continuano a praticarlo e reinventarlo.

All’interno del progetto anche la moda occupa un ruolo centrale. Maglie, accessori, gioielli, acconciature e dettagli estetici raccontano il modo in cui le protagoniste costruiscono la propria identità. Lo stile diventa parte della cultura calcistica tanto quanto il gioco stesso, contribuendo a definire l’immagine della squadra dentro e fuori dal campo.

Questa attenzione all’abbigliamento attraversa l’intero libro. Le uniformi richiamano gli anni Settanta senza limitarsi alla ricostruzione storica, mentre gli outfit indossati lontano dal terreno di gioco suggeriscono un’estetica che appartiene tanto al calcio quanto alla vita quotidiana. Le protagoniste appaiono come personaggi di una storia collettiva, riconoscibili attraverso piccoli dettagli che parlano di appartenenza, gusti personali e modi diversi di vivere il rapporto con lo sport.

Negli ultimi anni il calcio femminile è diventato uno dei territori più interessanti della cultura visiva contemporanea. Fotografi, brand, riviste e designer hanno iniziato a osservare con attenzione le comunità che si formano attorno ai campi, attratti da un linguaggio estetico capace di unire sport, moda e identità. Honeyball si colloca in questo panorama, ma se ne distacca subito. Le immagini hanno la natura di un archivio riemerso, come fotografie ritrovate in una soffitta londinese e lo spettatore viene portato a chiedersi dove finisca il documento e dove inizi l’invenzione. Le fotografie possiedono la consistenza della memoria. I colori, le inquadrature e la scelta degli oggetti contribuiscono a creare un’atmosfera familiare anche quando la storia raccontata è interamente immaginaria. Il risultato è un racconto che sembra provenire da un passato condiviso, pur essendo nato nel presente.

Il calcio viene narrato come uno spazio sociale prima ancora che competitivo; un luogo in cui costruire relazioni, sperimentare forme di espressione personale e condividere esperienze capaci di lasciare tracce durature.

Ogni pagina del fotolibro funziona come un capitolo autonomo e contribuisce alla costruzione di una narrazione più ampia. Le immagini dialogano tra loro, accumulano dettagli e suggeriscono connessioni che il lettore è chiamato a completare. Tra fotografia documentaria, moda e finzione narrativa, Honeyball costruisce un racconto che celebra il calcio femminile attraverso ciò che lo rende davvero memorabile: le persone che lo attraversano, i legami che genera e l’immaginario che continua a produrre dentro e fuori dal campo.

Il progetto non vuole essere un documento storico né un esercizio nostalgico. Immagina un passato possibile per parlare del presente, restituendo al calcio femminile una dimensione narrativa che troppo spesso gli è stata negata. Più che una competizione sportiva, il gioco diventa uno spazio di appartenenza, amicizia e libertà, capace di trasformare la memoria in immaginazione.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Alessia Luigetti
Alessia Luigetti
Alessia Luigetti (Catania, 2001) è un’artista e ricercatrice visiva con base a Milano. Si è laureata in Pittura e Arti Visive presso la NABA, dove sta concludendo la magistrale in Arti Visive e Studi Curatoriali. La sua ricerca si concentra sul rifiuto del lavoro, il riposo e l’ozio come pratiche di critica alla performatività contemporanea. Collabora con riviste e progetti indipendenti, approfondendo le connessioni tra arte, teoria critica e forme dell’abitare.

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