In occasione della 61ª Biennale Arte è stata svelata l’installazione di Hugh Hayden, Huff and a Puff, all’interno del nuovo centro d’arte della Fondazione Re Rebaudengo sull’Isola di San Giorgio.
Se si rimane a bocca aperta davanti all’inclinazione della Torre di Pisa o alla facciata deformata della Dancing House di Praga, davanti all’architettura di Hugh Hayden, la sfida alla forza di gravità è ancora più strabiliante. Potrebbe essere una consueta chiesa di paese, in mattoni e con un’alta guglia a ambire al divino, ma la chiesa di Hayden ribalta le canoniche regole dell’architettura, oltre alle geometrie e alle simbologie che abitualmente contraddistinguono gli edifici sacri.
Proprio come cita lo stesso titolo, Huff and a Puff richiama la celebre frase che disse il lupo dei Tre Porcellini “Soffierò e sbufferò” prima di radere al suolo le sfortunate dimore dei protagonisti ed è a partire da questo concetto che l’artista investe questa architettura di un’aura surreale. Un’angolazione di ben 40˚ rende perfettamente l’idea di un forte soffio che sposta e stravolge l’intera struttura, lasciandola al limite del suo equilibrio e scongiurandone la completa distruzione; l’opera si ispira al precedente Huff and a Puff ospitato all’ingresso del deCordova Museum di Boston nel 2023, a sua volta modellato sulla capanna essenziale di David Thoreau in Massachusetts. La verticalità data dalla guglia e dalle finestre e dal portone a sesto acuto, si intersecano con l’inclinazione laterale in un equilibrio decentrato che sposta la prospettiva proponendo un nuovo orientamento visivo.
Hugh Hayden, texano classe 1983, si specializza in architettura incentrando la sua ricerca sugli elementi della natura, considerata nella sua più profonda interezza: i materiali scelti, come il legno e il metallo, rappresentano le radici dell’umano, volubile al tempo come la società, ma simbolo inequivocabile del suo rapporto costante e permanente con la Madre Terra. Se nel caso della capanna ideata da Thoreau sulle rive del lago di Walden, o delle installazioni permanenti Communion (2020) e American Food (2022) il messaggio si focalizza sulla necessità di una maggior consapevolezza pubblica rispetto al tema della sostenibilità, la creazione veneziana allarga ulteriormente il raggio di indagine sulla relazione contrastante e ambivalente tra artificiale e organico. Autodefinitosi queer, Hayden parla di confini labili, fluidi e in perenne stato di cambiamento e ridefinizione, e crede in un’interpretazione dell’opera libera e disinteressata a dei fini prestabiliti.

L’artista difende e promuove la diversità non solo attraverso le opere, ma anche e soprattutto con azioni partecipate che mettono in discussione il ruolo delle istituzioni nella società e del loro approccio con l’individuo delle minoranze etniche o sessuali; Hayden sviluppa un’empatia profonda con tutti gli attori che “partecipano” alle sue installazioni, trovando l’anima negli oggetti e donandola al pubblico in tutta la sua intensa vitalità.Le architetture di Hayden acquistano un duplice significato, quello intrinseco della materia e della forma che rappresentano e quello simbolico che l’uomo affibbia e interpreta, quasi per una sua necessità ancestrale. Davanti a Huff and a Puff si possono osservare gli intricati equilibri delle soluzioni architettoniche adottate, o ci si può tuffare nei ricordi di infanzia, vedendo concretizzata un’immagine che è sempre e solo rimasta tra le pagine di una favola.




