L’esperienza che oggi definiamo Olimpiadi nasce nell’antichità come un rito culturale profondo prima ancora che come competizione globale. Alla Fondazione Luigi Rovati di Milano, la mostra I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni ricuce i fili di questa narrativa che si estende per tre millenni, facendo dialogare reperti del passato con oggetti simbolici del nostro tempo e ricostruendo una storia di continuità culturale e sociale. Realizzata in collaborazione con il Museo Olimpico di Losanna e il Musée Cantonal d’Archéologie et d’Histoire sempre di Losanna, l’iniziativa si inserisce nel panorama di eventi legati ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

Sono cinque le sezioni tematiche che articolano il percorso, ma non si pongono come un semplice excursus cronologico. I temi proposti invitano a pensare ai Giochi come a un fenomeno sacro e continuativo: il culto del corpo umano e la tensione verso l’eccellenza, così come la cerimonia della vittoria, si riflettono nelle immagini e nei simboli che troviamo in esposizione. Tra le molteplici opere spicca un pezzo centrale: la Tomba delle Olimpiadi (530–520 a.C.), proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia. Si tratta di un sepolcro etrusco i cui affreschi, rappresentanti scene sportive come gare di cavalli e incontri di pugilato, cambiano sede e si rendono visibili a Milano per la prima volta in questa occasione. Ciò che risulta immediato è che le immagini ritratte non fungano da semplici decorazioni, quanto da vere e proprie testimonianze di un rituale che ha origini ancestrali.

Ma la mostra non si ferma all’Etruria medio-arcaica. Il vero motore del progetto è l’idea di mettere in continuo dialogo l’antico con il moderno, accostando elementi di epoche diverse per costruire un immaginario comune. Troviamo vasi ellenici affiancati ai guantoni da boxe di Pierre de Coubertin, reperti romani che si inseriscono tra la maglia di Usain Bolt e le scarpe da corsa di Michael Johnson, ma anche locandine e manifesti firmati da Andy Warhol o in pieno stile Art Deco. Allo stesso modo, nella sezione dedicata alla vittoria al piano sotterraneo, le anfore panatenaiche destinate ai trionfatori sono esposte accanto alle medaglie olimpiche moderne, a rappresentare un ciclo mutevole ma continuo nel culto della celebrazione.

In questa prospettiva si percepisce una linea curatoriale che va oltre la singola esposizione e definisce l’identità stessa della Fondazione: il concetto che il passato valichi la propria accezione di archivio e diventi un interlocutore attivo del presente. L’archeologia non è usata come sfondo, ma come strumento critico per leggere il contemporaneo, e viceversa. Più che una mostra, I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni rappresenta un viaggio, ma anche una riflessione: è fondamentale guardare alle Olimpiadi come a un nodo culturale in cui si intrecciano valori e obiettivi, vissuti e reinterpretati nei contesti più diversi. La Fondazione Rovati, che si distingue per proposte capaci di mettere a confronto epoche e culture differenti, conferma qui la sua vocazione: non musealizzare il passato, ma avvicinarlo al nostro tempo.



