Mazze, esplosivi e gruppi assoldati sui social stanno sostituendo i colpi silenziosi degli specialisti. Il nuovo rapporto Europol racconta una criminalità più violenta, interessata al valore materiale delle opere.
Il ladro d’arte elegante, colto e capace di superare sistemi d’allarme sofisticati appartiene soprattutto al cinema. Nei musei europei sta emergendo un’altra figura: meno specializzata, più brutale e spesso reclutata online per eseguire un singolo colpo. Non cerca necessariamente un capolavoro da vendere a un collezionista clandestino. Cerca oro, argento, pietre preziose e oggetti che possano essere smontati, fusi o trasformati rapidamente in denaro.
È il quadro tracciato dal nuovo rapporto di Europol sui furti di beni culturali, pubblicato il 24 agosto. Secondo l’agenzia europea, ai gruppi organizzati tradizionali si affiancano squadre temporanee assoldate tramite social network e servizi di messaggistica. Una forma di “crime as a service”: competenze, uomini e mezzi vengono aggregati per l’occasione, rendendo più difficile ricostruire gerarchie e responsabilità.
Il cambiamento riguarda anche i metodi. Martelli, asce e piedi di porco vengono impiegati per distruggere teche e vetrine; in alcuni casi entrano in scena esplosivi e armi da fuoco. Custodi e visitatori possono essere minacciati o aggrediti. Il museo, progettato come spazio aperto e accessibile, diventa così un bersaglio particolarmente fragile: deve proteggere oggetti di enorme valore senza assumere l’aspetto di un bunker.

Gli episodi recenti mostrano la rapidità di questa trasformazione. Nel gennaio 2025, al Drents Museum di Assen, nei Paesi Bassi, un’esplosione ha aperto la strada al furto di un elmo d’oro dacico di 2.500 anni e di tre bracciali. Gran parte del bottino è stata successivamente recuperata, ma un bracciale risulta ancora disperso. Nel 2024, al Musée Cognacq-Jay di Parigi, quattro uomini incappucciati e armati di mazze e asce hanno sottratto sette oggetti in oro e diamanti.
Il caso più clamoroso resta il colpo dell’ottobre 2025 alla Galerie d’Apollon del Louvre. I ladri hanno minacciato personale e pubblico, infranto le teche e portato via gioielli valutati 88 milioni di euro, fra cui la tiara dell’imperatrice Eugenia. La galleria ha riaperto nel luglio 2026, ma senza i preziosi e con il progetto di una futura esposizione ad alta sicurezza.
Anche in Italia gli ultimi mesi hanno mostrato quanto il fenomeno possa assumere forme differenti. A Ferragosto, dal Museo Regionale Accascina di Messina sono state sottratte tre tavole del Polittico di San Gregorio e una tavola bifronte attribuite ad Antonello da Messina; due ulteriori pannelli, prelevati durante il colpo, sono stati abbandonati all’esterno durante la fuga. Il 28 luglio una banda di circa dieci persone ha invece assaltato la sede della Lilli Petroli a Oricola, portando via sculture e bassorilievi attribuiti a Giacomo Manzù e Pablo Picasso per un valore stimato fra quattro e cinque milioni di euro. Alla Fondazione Magnani Rocca, infine, alcuni uomini avevano sottratto in meno di tre minuti opere di Cézanne, Renoir e Matisse valutate complessivamente oltre nove milioni: i dipinti, rubati a marzo, sono stati recuperati dai Carabinieri il 14 agosto in un appartamento di Parma. Tre episodi che coinvolgono un museo pubblico, una collezione aziendale e una fondazione privata, rivelando come la vulnerabilità attraversi l’intero sistema italiano dell’arte.

Il dato più inquietante non riguarda soltanto ciò che viene rubato, ma ciò che accade dopo. L’aumento del prezzo dell’oro — secondo Reuters, cresciuto dell’85 per cento nei due anni precedenti — rende le collezioni storiche simili a riserve di materia prima. Il metallo può essere fuso, le gemme separate dalle montature, i manufatti cancellati per renderli irriconoscibili. Il valore culturale viene distrutto proprio per liberare quello materiale.
Europol segnala inoltre una domanda crescente di porcellane cinesi antiche, alimentata dal collezionismo internazionale. Il mercato orienta quindi non soltanto i prezzi, ma anche la selezione criminale dei bersagli: gli oggetti più liquidi, trasportabili e richiesti diventano i più vulnerabili. La sicurezza non è più una questione tecnica relegata al retro delle sale. Incide sui premi assicurativi, sulle condizioni dei prestiti, sulla progettazione delle teche, sul numero degli addetti e persino sulla possibilità di esporre determinati oggetti. Ogni nuova barriera deve però essere conciliata con l’accessibilità e con la qualità dell’esperienza del pubblico.
Per i musei italiani, custodi di collezioni diffuse in edifici storici spesso difficili da adeguare, il rapporto Europol è un avvertimento concreto. Telecamere e allarmi non bastano più: occorrono intelligence digitale, condivisione internazionale dei dati, formazione del personale e piani di risposta capaci di proteggere insieme persone e opere.
Il furto contemporaneo non punta sempre a possedere l’arte. A volte vuole semplicemente cancellarla, riducendo una tiara, un reliquiario o un reperto archeologico al peso del suo metallo. Ed è questa la forma più irreparabile della perdita.


