IconoFrame a Palazzo Lombardia: Cantaluppi e Pitmarels reinventano l’icona tra scarto, pop e critica sociale

A Palazzo Lombardia – Spazio IsolaSET è in corso IconoFrame, progetto espositivo curato da Alisia Viola in collaborazione con Regione Lombardia e con il patrocinio della città di Cantù, che celebra le origini dei due artisti protagonisti: Lorenzo Cantaluppi e Pietro Marelli (Pitmarels). Fino al 28 settembre, circa sessanta opere invitano il pubblico a interrogarsi sul concetto di icona, esplorandone non solo il valore formale ma soprattutto la sua natura critica e ambigua.

L’icona è da secoli un’immagine che custodisce potere simbolico, capace di attraversare il tempo e di sopravvivere a trasformazioni culturali e sociali. Da oggetto di culto a strumento di comunicazione di massa, essa oggi si trova sospesa tra sacralità e consumo. La mostra parte da questa tensione, chiedendo allo spettatore di fermarsi davanti alle immagini, sottraendosi alla velocità dello sguardo contemporaneo: dietro ogni opera si nasconde un lavoro di metodo, di pazienza, di riuso.

Due grammatiche diverse, una stessa ossessione. Durante i mesi della pandemia, Cantaluppi raccoglieva tappi di siringhe destinati allo scarto. Da questo materiale privo di valore ha costruito un linguaggio nuovo, trasformando i frammenti in mosaici che ricompongono icone note. Il gesto è politico e poetico: dimostra che l’arte può nascere da ciò che resta, che la bellezza non è prerogativa dei materiali nobili ma può emergere dal rifiuto, dalla cura, dalla memoria di un tempo fragile.

Pitmarels invece lavora con la tecnica dello Sticking Detach, di cui è pioniere. Sticker dopo sticker, sottrae l’adesivo alla sua funzione quotidiana e lo eleva a strumento pittorico. Le sue superfici, a distanza, restituiscono immagini riconoscibili; da vicino, rivelano un microcosmo di frammenti. È un gioco di percezioni che richiama i grandi maestri: dalla Dama con l’ermellino rifatta in stickers fino a ritratti piegati a una logica consumabile. L’effimero diventa così materia critica: il pop non cancella la profondità, ma la rilancia sotto nuove forme.

Al centro del dialogo tra i due artisti, l’icona come dispositivo critico. Non un feticcio estetico da contemplare, ma uno strumento che obbliga a ripensare la relazione tra immagine, società e identità. Cantaluppi e Pitmarels operano su materiali marginali – lo scarto medico, l’adesivo industriale – trasformandoli in specchi della nostra contemporaneità. Portarli dentro un contesto istituzionale come Palazzo Lombardia significa sottrarli all’effimero e restituire loro dignità concettuale.

La cornice istituzionale non è un dettaglio. Palazzo Lombardia ospita il progetto riconoscendo all’arte un ruolo non accessorio ma strutturale nella vita pubblica. L’assessore Alessandro Fermi, presentando l’iniziativa, ha sottolineato come creatività e innovazione non appartengano esclusivamente al mondo tecnologico, ma trovino nell’arte una delle forme più vitali per leggere e abitare il presente.

La forza di IconoFrame sta nella sua ambiguità fertile: i lavori funzionano su più livelli, colpiscono per impatto immediato e, al contempo, svelano complessità inaspettate quando lo sguardo si avvicina. Non tutti coglieranno le stesse sfumature, e proprio questa pluralità di interpretazioni diventa parte integrante dell’opera. È qui che l’icona smette di essere immagine fissa e torna ad essere campo di tensione, luogo di conflitto e dialogo.

In un’epoca dominata dall’inflazione iconica – dallo scroll infinito dei feed digitali alla proliferazione di simboli commerciali – Cantaluppi e Pitmarels scelgono di sporcare, frammentare, riaggregare. Non si limitano a riprodurre, ma impongono di ripensare il gesto stesso del guardare. Cosa diventerà l’iconografia del domani? La mostra non offre risposte, ma pone una certezza: guardare non è mai un atto innocente.

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Giulio Fonseca
Giulio Fonseca
Classe '96, con un percorso di studi in Beni Culturali nel triennio, indirizzo storico-artistico, e in Arte, valorizzazione e mercato all'Università IULM di Milano nel biennio magistrale. Si divide tra l'interesse per le nuove possibilità di interazione tra pubblico e opera nell'arte contemporanea e l'amore, quasi ossessione, per il cinema. Spesso si sofferma ad osservare l'allestimento in mostre temporanee.

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