Igino Panzino: la materia come poesia del reale da MANCASPAZIO a Nuoro

Dopo oltre vent’anni dalla sua ultima personale a Nuoro, Igino Panzino torna a esporre nel capoluogo barbaricino con Il dio delle piccole cose, mostra allestita da MANCASPAZIO dal 2 marzo 2025. Curata da Chiara Manca e Damiano Rossi, l’esposizione riunisce tredici opere della serie Poesie Materiali, realizzate dall’artista nel 2024. Alcuni lavori erano stati già presentati ad Alghero lo scorso ottobre nella mostra omonima a cura di Mariolina Cosseddu, ma la maggior parte dei pezzi è inedita, testimoniando la continua evoluzione della ricerca di Panzino.

Il percorso espositivo si sviluppa come un inventario semantico, come lo definisce Cosseddu, dove frammenti di realtà raccolti dall’artista diventano elementi di una narrazione visiva che oscilla tra il lirismo della materia e la crudezza dell’abbandono. Le opere, “inscatolate” e disposte sulle pareti, si offrono come reperti di un’urbanità frammentata, memorie tangibili di un quotidiano trascurato. Non più, come nei lavori degli anni Ottanta, tessere di carta e ombre geometriche; oggi i protagonisti sono materiali umili – residui metallici, schegge di plastica, pezzi di legno consunto – raccolti casualmente e riattivati nella dimensione simbolica dell’opera d’arte. Questi oggetti, scelti per la loro “povera consistenza” e per la loro marginalità, diventano metafora di una realtà sconosciuta e spesso invisibile, restituendo allo sguardo ciò che la disattenzione quotidiana tende a ignorare.

Nel testo di catalogo, Damiano Rossi sottolinea la duplice natura dell’artista: quella dell’insegnante – Panzino ha dedicato oltre trent’anni all’insegnamento nelle scuole d’arte – e quella del bambino sognatore. È questa tensione tra rigore e meraviglia che permea la sua opera: la capacità di osservare il mondo con lo sguardo analitico dell’adulto e, al contempo, di lasciarsi sorprendere dai dettagli minimi, dai frammenti trascurati, da ciò che è ai margini. “Il suo insegnamento è quello di far osare, di far osservare oltre”, scrive Rossi. Questa attitudine emerge chiaramente nelle Poesie Materiali, dove la materia abbandonata diventa il tramite per una riflessione più ampia sull’esistenza e sulla percezione.

Nel corso della sua lunga carriera, Panzino ha attraversato diversi linguaggi: dal disegno alla pittura, dalla scultura all’incisione, fino alla fotografia e alla scenografia. La coerenza del suo percorso risiede nell’interesse costante per la relazione tra forma, spazio e materia. Fin dagli esordi negli anni Settanta – segnati da un approccio neo-costruttivista e da una forte valenza progettuale – la sua pratica ha mostrato un’attenzione all’etica del fare artistico e alla sua dimensione sociale. Negli ultimi anni, la ricerca si è fatta più intima e raccolta, ma non ha perso quella tensione verso la realtà che la caratterizza da sempre. Il dio delle piccole cose si inserisce in questa linea, restituendo un universo poetico costruito a partire dai frammenti più ordinari e dimenticati.

Accompagna la mostra un catalogo riccamente illustrato dalle fotografie di Nelly Dietzel e progettato graficamente da Sara Manca, che include i testi critici di Mariolina Cosseddu, Damiano Rossi, Chiara Manca e una poesia di Andrea Melis. L’evento inaugurale sarà arricchito dalla lettura scenica di Andrea Carroni, che interpreterà un testo scritto dallo stesso Panzino, offrendo così un ulteriore livello di lettura e coinvolgimento.

Nato a Sassari nel 1950, Igino Panzino ha costruito in oltre cinquant’anni di attività un percorso articolato, segnato da esposizioni in Italia e all’estero e da un’ampia bibliografia. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, tra cui la collezione permanente del Museo MAN di Nuoro. Questa nuova personale non solo celebra la sua lunga carriera, ma invita il pubblico a rallentare lo sguardo, a soffermarsi su ciò che, nella frenesia contemporanea, rischia di essere ignorato. Come suggerisce il titolo, la grandezza dell’opera di Panzino risiede nella capacità di restituire dignità poetica alle piccole cose, trasformando residui e frammenti in segni di un’esistenza che si manifesta nei dettagli.

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