Il Ballo Surrealista della baronessa de Rothschild, un carnevale d’arte a dicembre

La baronessa Marie-Hélène de Rothschild era una donna dal gusto raffinato, un’intenditrice d’arte e un’appassionata sostenitrice del surrealismo, la sua fascinazione per le avanguardie artistiche, unita alle vaste risorse finanziarie e ai contatti sociali a sua disposizione, la rendevano l’ospite perfetta per un evento leggendario. Nel 1972 lei e il marito Guy crearono un evento indimenticabile: una cena e un ballo surrealista per soli 150 invitati (gli amici più intimi!) con la consulenza del grande Salvador Dalí, il quale proprio l’anno successivo diede alle stampe Les diners de Gala, il suo libro cult di cucina e mise en place surrealista di cui vi abbiamo parlato qui.

Il gran ballo si tenne il 12 dicembre nel castello di famiglia, ma fu molto di più di un semplice ritrovo dell’alta società, fu un’opera d’arte viva e pulsante, dai costumi sino alla mise en place. Scenario della serata fu lo splendido Château de Ferrières, la più sontuosa tenuta di caccia dei de Rothschild, immersa nei boschi ad est di Parigi, un grande palazzo in stile neorinascimentale progettato nel 1859 dal noto architetto Joseph Paxton, per intenderci l’autore del Crystal Palace, il Palazzo di Cristallo realizzato nel 1851 per ospitare a Londra (Hyde Park) la prima Grande Esposizione Universale.

La baronessa Marie-Hélène e suo marito Guy erano cugini di terzo grado ma, soprattutto, non appartenevano alla stessa confessione religiosa. Dagli altri membri del jet set venivano considerati due anticonformisti, e lo erano davvero. Pur di sposarsi lui aveva dato le dimissioni dalla presidenza della comunità ebraica in Francia e lei si era fatta fare una dispensa speciale dal papa. Nel 1959, i novelli sposi si erano trasferiti nello Château de Ferrières, rimasto disabitato dalla Seconda Guerra Mondiale. La baronessa fece restaurare l’enorme castello con le sue ottanta camere da letto, con il salone centrale di 350 metri, le cariatidi scolpite da Charles Cordier, la biblioteca di oltre ottomila volumi e il giardino all’italiana neorinascimentale. Fu così che lo Château de Ferrières divenne il luogo in cui la nobiltà europea si mescolava a musicisti, artisti, stilisti e star del cinema. Marie-Hélène organizzava regolarmente delle feste invitando principalmente l’aristocrazia, ma anche le sue amiche di Hollywood come Grace Kelly e Audrey Hepburn (di cui era amica intima). 

La baronessa non era dunque nuova all’organizzazione di feste stravaganti, ma il ballo surrealista del ‘72 non fu un semplice incontro mondano, i de Rothschild riuscirono a creare un’esperienza onirica totalmente fuori dall’ordinario, mettendo alla prova i loro ospiti, costringendoli a confrontarsi con il surreale e lo strano. Ogni dettaglio, dagli inviti ai costumi fino alle decorazioni, era stato meticolosamente progettato per creare una serata che avrebbe offuscato i confini tra la realtà e la fantasia. Gli inviti erano digitati al contrario e richiedevano uno specchio per essere letti, Il dress code era altrettanto enigmatico: «cravatta nera, abiti lunghi e teste surrealiste»

Quando gli ospiti arrivarono allo Château de Ferrières, in quella fredda notte di dicembre, furono accolti da uno spettacolo sorprendente. L’intera facciata del castello era illuminata di rosso e l’edificio sembrava avvolto dalle fiamme. Entrando, si ritrovarono in un mondo in cui la logica e la ragione non avevano posto. Furono subito immersi in un disorientante labirinto di nastri neri, pensati per imitare delle ragnatele, e se si fossero persi avrebbero potuto chiamare un “gatto” per aiutarli, un servitore vestito con abiti felini che zampettando e facendo le fusa li avrebbe guidati verso il salone principale. All’interno del salone i tavoli apparecchiati non avevano nulla di convenzionale: i piatti erano ricoperti di pelliccia (probabile riferimento alla Colazione in pelliccia di Meret Oppenheim del 1936), come centrotavola vi erano animali impagliati o un manichino di bebè disteso su un letto di rose

Marie-Hélène indossava una testa di cervo gigante adornata con vere lacrime di diamanti, Audrey Hepburn aveva una gabbia per uccelli sulla testa, all’interno della quale, a quanto si dice, svolazzavano veri uccelli. Salvador Dalí, caro amico di Marie-Hélène, era stato coinvolto nella progettazione di molti dei costumi, ma lui aveva scelto di non indossarne nessuno, incarnando lui stesso il surrealismo. La serata si rivelò indimenticabile anche perché fu piena di riferimenti culturali a famose opere d’arte e di letteratura. Gli ospiti resero omaggio al Il figlio dell’uomo di Magritte e ad Allegoria della prudenza di Tiziano.

Sebbene il Surrealist Ball sia stato un evento di una sola notte, il suo impatto è stato ben più duraturo. Il ricordo di quella notte del 12 dicembre del ‘72 persiste ancora oggi, a testimonianza del talento dei de Rothschild nel trasformare il più fugace dei momenti in qualcosa senza tempo. Il Ballo Surrealista rimane il simbolo di un’epoca in cui l’élite mondiale amava abbandonarsi ai più sfrenati voli di fantasia e dove l’unico limite era l’immaginazione, ma quest’ultima era ben sorretta da una cultura e un raffinatezza che ancora non erano del tutto scollegate dalla ricchezza, come capita purtroppo di vedere ai giorni nostri.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Il ritorno dell’archeologia italiana in Siria: la missione di Tell Semhani guidata da Lorenzo D’Alfonso

Dopo quindici anni di stasi, a causa di una delle guerre civili più disastrose degli ultimi decenni, in Siria stanno progressivamente riprendendo le attività di scavo e ricerca archeologica. Il territorio rappresenta una delle culle della civiltà umana così come la conosciamo, con una storia millenaria e siti che rappresentano pietre miliari dell’archeologia mondiale.

Il vincitore del Premio Colline ad Arte si racconta: Shezad Dawood e la voce del paesaggio

Antifona, opera realizzata dall’artista Shezad Dawood (Londra, 1974), ha vinto la prima edizione del Premio “Colline ad Arte”, promosso dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Treviso-Belluno.

Artuu Newsletter

Scelti per te

Tra ribellione urbana e spiritualità antica, la pittura avvolgente di Gonzalo Borondo alla 21 Gallery

Dopo Audaci. Dalle avanguardie storiche agli artisti mascherati, l’arte del libero pensiero, mostra inaugurale della sede padovana, la galleria ospita fino al 16 gennaio la personale dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo, Porta l’acqua un fuoco fermo, curata da Cesare Biasini Selvaggi

White Entropy: Jacopo Di Cera porta a Malpensa l’immensità silenziosa delle montagne e il loro fragile equilibrio

Ed è proprio grazie al lavoro di Jacopo Di Cera che si spiega ai nostri occhi l’immensità di infinite distese di bianco. White Entropy è il titolo della mostra personale dell’artista, visitabile fino al 31 marzo 2026 presso il PhotoSquare dell’Aeroporto di Milano Malpensa.

Seguici su Instagram ogni giorno