Nel panorama dell’arte decorativa, il Victoria and Albert Museum (V&A) di Londra ha da tempo imboccato una strada privilegiata, esposta alla vista di un nuovo pubblico non più interessato soltanto a ceramiche antiche o pregevoli metallo. L’istituzione londinese ha ormai scoperto una formula magica: alta moda significa alta affluenza. L’ultima esibizione del museo rielabora brillantemente questa dinamica di successo, dedicando un’intera rassegna alla supermodella Naomi Campbell.
A ben vedere, in base alla sua unicità e al suo inconfondibile stile, poche figure avrebbero potuto ricevere un honore simile. Anche tra le stelle delle passerelle degli anni ’90, come Christy Turlington, Claudia Schiffer e Linda Evangelista, sono poche quelle che hanno raggiunto lo stesso status di icona duratura come Naomi Campbell. È quindi con grandissimo onore che la modella ha condiviso con il mondo intero la sua straordinaria vita in abiti di alta moda.
Nata a Londra nel 1970, Naomi è sempre stata una naturale performer: ha iniziato la sua carriera apparendo nel video musicale della canzone di Bob Marley “Is This Love” all’età di soli otto anni. Successivamente, ha studiato danza presso l’acclamata Italia Conti Academy of Theatre Arts. Scoperta da un talent scout nel 1986, a soli 16 anni è apparsa sulla copertina di Elle. Da quel momento, la sua carriera è stata costellata da una serie di primati: è stata la prima donna di origine africana a comparire sulla copertina di Vogue nel 1987, la prima donna di colore sulla copertina della Vogue francese nel 1988 e la prima modella di colore ad aprire una sfilata Prada nel 1997.
L’eccezionalità di una tale carriera si riflette in tutto il suo splendore nella mostra “Naomi: In Fashion”, visibile fino ad aprile 2025. L’esibizione, che abbraccia cinque decenni di moda, include pezzi di couture vintage, fotografie personali e vari cimeli conservati in teche di vetro, affiancati da vaste proiezioni di immagini d’archivio provenienti dalle passerelle e dai set fotografici dei più grandi maestri della fotografia, tra cui Peter Lindbergh. L’abilità di Naomi di attrarre e affascinare il pubblico è innegabile, rendendo difficile resistere al mare di immagini accattivanti che costellano l’esposizione.
Tuttavia, come ha ammesso candidamente Sonnet Stanfill, curatore senior di moda del V&A, durante una conferenza stampa a marzo: “Non spetta a noi raccontare la storia di Naomi, vogliamo che sia lei a farlo”. Questo approccio, che lascia grande libertà alla protagonista nel presentare la sua personale visione della vita e della carriera, rende l’esposizione brillante.
“Naomi: In Fashion” offre poco contesto storico e approfondimenti di rilievo, ma non per questo è meno affascinante. Il lavoro di Naomi parla da sé, senza bisogno di esagerazioni o adorazione eccessiva. Anche il periodo di lavoro socialmente utile svolto nel 2007, dopo che Naomi aveva lanciato il suo telefono contro un suo collaboratore, è stato sapientemente inserito nella mostra. Naomi lo ha affrontato con grande dignità, dimostrandosi capace di superare con grinta e coraggio anche gli episodi più spinosi. Un brillante esempio di come la bellezza e la forza possono convivere, anche nelle situazioni più difficili, rendendo l’icona della moda Naomi Campbell un ineguagliabile campione di resilienza e audacia.


