Šiauliai, centro urbano tra i più antichi della Lituania e noto a livello internazionale per la sua Collina delle Croci, custodisce un paesaggio unico: oltre quattrocentomila croci piantate dai pellegrini, che da secoli affermano la fede cristiana e la centralità dell’uomo di fronte al divino. Un segno verticale, essenziale e ripetuto all’infinito, che nemmeno la repressione del regime sovietico riuscì a cancellare: abbattute più volte, le croci sono sempre tornate, più fitte e numerose.
In questo scenario, l’artista italiano Alex Caminiti (1977), tra i protagonisti dell’informale e dell’espressionismo astratto contemporanei (con qualche sporadica incursione nel pop figurativo), ha portato un altro simbolo universale: il cerchio, segno geometrico che evoca la vita come ciclo infinito e il moto perpetuo della trasformazione. Non croci contro cerchi, ma due alfabeti simbolici che, da prospettive diverse, parlano della stessa tensione: lasciare traccia, resistere, rigenerarsi.
Nel mese di agosto, nello spazio indipendente Garažas, Caminiti ha presentato una serie di prototipi in acciaio lucido: sculture circolari, anelli intrecciati e traiettorie geometriche che evocano orbite e sistemi in movimento. Pensate come studi per future opere monumentali destinate a piazze e spazi urbani, queste forme condensano la sua idea di arte come flusso vitale, moto perpetuo, energia che si rinnova. Pur nella loro scala ridotta, i prototipi hanno già la forza del monumento: architetture dinamiche che, più che imporsi, sembrano aprire lo spazio, generando un campo visivo in cui il vuoto diventa parte integrante dell’opera.

“La mia pittura e la mia scultura nascono da accostamenti e armonie, ma anche da tensioni e brusche interruzioni del gesto, della materia e del colore”, spiega l’artista. È un principio che nelle opere lituane prende forma nella geometria del cerchio, simbolo di un’armonia senza inizio né fine, ma attraversata da energie contrastanti. Ogni anello è una curva perfetta, eppure nell’intreccio delle traiettorie si avverte la vibrazione di una tensione irrisolta, un equilibrio continuamente da ricostruire.
Lo stesso Caminiti lo sintetizza così: “Il mondo è fatto di passione, fuoco, terra, carne… non esistono veri punti di rottura né punti di contatto, perché tutto fa parte dello stesso universo”. È da questa visione inclusiva che nasce il cerchio come forma ideale: non un segno chiuso, ma un continuum in cui opposti e contraddizioni trovano posto. “Non dipingo o scolpisco per creare uno stile”, aggiunge l’artista. “Mi interessa piuttosto dare forma a un’energia che possa restare viva, oltre le etichette e le tecniche”.

La carriera di Caminiti, iniziata nei primi anni Duemila, si è sviluppata con un respiro ampio che lo hanno portato a fare molte esperienze internazionali in residenze d’artista, mosrte e festival in tutto il mondo. Le sue opere hanno partecipato a grandi rassegne come la Bienal del Fin del Mundo in Cile e Argentina, che lo ha visto realizzare sculture ispirate alle figure mitologiche Rapa Nui, e la Biennale Internazionale di Curitiba in Brasile. Parallelamente, Caminiti ha segnato la sua presenza nello spazio pubblico con sculture permanenti in diverse città italiane e con progetti che uniscono la dimensione monumentale alla forza gestuale tipica della sua pittura. È infatti questa dialettica tra gesto e forma, tra materia e azione, a costituire il nucleo della sua poetica. Nei suoi lavori si intrecciano riferimenti all’informale europeo, all’action painting americana – basti pensare a Franz Kline – e alle culture urbane della street art, in un linguaggio che fonde rigore e libertà, improvvisazione e calcolo. Accanto alla pittura e alla scultura, Caminiti ha esplorato con continuità anche il campo della performance, intrecciando gesto e musica in azioni che ribadiscono la sua volontà di rendere l’opera un processo vivo, aperto, partecipativo.

Le nuove opere concepite a Šiauliai, pur nella loro dimensione di prototipi, hanno già in sé la forza del monumento: cerchi che si dispiegano come architetture collettive, pronte a trasformare lo spazio urbano in luogo di riflessione. In una città che ha nel segno verticale della croce il suo simbolo identitario, i cerchi di Alex Caminiti offrono un contrappunto contemporaneo: la rappresentazione di un ciclo che non si chiude mai, di un’arte che non si arresta ma continua a rigenerarsi.


