Il designer italiano Stefano Pilati collabora con il colosso del Fast Fashion Zara

È in questo modo che la moda di lusso decide di avvicinarsi al Fast Fashion. I tipici valori che contraddistinguono l’alta moda si vanno ad unire con quelli di un vestiario veloce e pronto da indossare. L’esclusività non risulta essere il principio fondante alla base della collezione, al contrario, il designer decide di rimanere fedele alla sua visione creativa, che viene però mitigata in quelle che sono le esigenze del mondo Fast Fashion.

Si parla di moda di lusso quando ci si rivolge ad un target preciso di clienti, individuato con impegno, ascoltato e soddisfatto attraverso capi non in serie, realizzati con materiali frutto di una precisa ricerca e costruiti dalla manodopera dell’artigianato italiano. Il Fast Fashion al versante opposto, punta su una standardizzazione dei propri prodotti, al fine di ricoprire una più vasta fascia di mercato. La qualità dei capi non è considerata una caratteristica di primaria importanza, producendo in larghe quantità, di conseguenza anche il prezzo si ripropone di essere piuttosto basso e alla portata di tutti.

C’è quindi un evidente contrasto nell’alta moda disegnata dal famoso designer milanese Stefano Pilati per Zara. Si tratta di una collezione che comprende più di 100 pezzi, tra questi sono stati aggiunti anche gli accessori. Il concetto di vestire dell’intera capsule, è basato sulla libertà di comportamento, ed è per questo che nei look vengono utilizzati giochi di layering che contrappongono stili maschili con elementi maggiormente femminili. Il colore nero trionfa, ma non mancano divertenti micro-fantasie che vanno ad alleggerire l’eleganza dei capi.

Infine, viene ampiamente valorizzato il tema del cerchio, un simbolo che viene presentato in numerosi elementi all’interno della collezione. Questa contrapposizione, fa nascere tuttavia importanti riflessioni. Nonostante si tratti pur sempre di Fast Fashion, infatti, i prezzi risultano elevati; parallelamente è stato possibile verificare i paesi di provenienza in cui sono stati realizzati tutti i capi: Marocco, Cina e India, alcuni tra i luoghi dove le condizioni dei lavoratori non rispettano le norme vigenti.

È così che il panorama del lusso viene messo in discussione, e ci si domanda se veramente sia stato messo il fatturato al primo posto rispetto ad altri valori etici come, ad esempio, la salute del pianeta e le condizioni lavorative nel mondo. Nato a Milano nel 1965, Stefano Pilati ha iniziato il suo percorso nel mondo del fashion presso Cerruti, casa di moda fondata nel 1967. Ha poi proseguito lavorando da Giorgio Armani, Prada e successivamente Miu Miu. Nel 1998 ha ricoperto inoltre il ruolo di primo assistente della famosa stilista Miuccia Prada. Il più importante salto nella carriera del designer è stato però lo sbarco da Yves Saint Laurent nel 2000.

Stefano Pilati era secondo dopo Tom Ford, allora direttore creativo della maison, ma è nel 2004 che il compito passa nelle sue mani. Durante questi anni, lo stilista cerca immediatamente una connessione profonda con il fondatore, creando delle collezioni che sono andate ad attualizzare delle importanti rivisitazioni dell’archivio del brand. Si ispira agli aspetti più romantici tipici dello stile di Yves, apportando al medesimo tempo, la sua visione in grado di giocare sui volumi e nelle silhouette, offrendo uno spaccato all’interno del percorso creativo del fondatore. Quello di Stefano Pilati, infatti, rappresenta un approccio alla moda contemporaneo ma capace di rimanere fedele alla storia.

Ha deciso in questo modo di distaccarsi completamente del sensualismo e dall’approccio spregiudicato del precedente direttore creativo Tom Ford, e si avvicina ad un mondo più delicato e signorile, attraverso il lancio di gonne a tulipano, stampe a pois e pantaloni skinny che prendono il posto di quelli da smoking. Le sue linee non sempre vengono apprezzate e comprese, ma il lavoro da Yves Saint Laurent, durato sino al 2012, ha segnato completamente la sua carriera. Attraverso la collaborazione con Zara, il designer lancia la prima linea sotto il suo nome, rimarcando in questo modo la sua creatività al passo con i tempi e con le esigenze di un pubblico decisamente più vasto.

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Susanna Vignudini è una giovane laureata in Scienze della Comunicazione presso l’università di Modena e Reggio Emilia; i suoi studi si sono poi specializzati nell’ambito della scrittura, in particolare di moda, la sua grande passione fin da piccola. Ha dunque implementato la sua conoscenza in questo settore, e grazie ad un’accademia di moda frequentata a Milano, ha iniziato a toccare con mano questo mondo, cominciando a scrivere pezzi per un magazine indipendente di moda.

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