“Il Falsario” su Netflix: verità storica, personaggi e invenzioni narrative

Roma, anni Settanta. Una città divisa tra fermento culturale e tensioni politiche, attraversata da poteri occulti, terrorismo e arte. È in questo scenario che si muove Il Falsario, il film italiano disponibile su Netflix, che racconta la parabola criminale e ambigua di Toni, personaggio liberamente ispirato alla figura storica di Antonio Chichiarelli. Non si tratta di una biografia in senso stretto, ma di una narrazione noir che prende spunto da fatti reali per costruire un racconto sul potere dell’inganno, della rappresentazione e dell’ambizione.

Antonio Chichiarelli nacque in Abruzzo e visse a Roma, dove si guadagnò la fama di abile falsario di opere d’arte e documenti, un mestiere che lo avrebbe avvicinato alle pieghe più oscure della città e, in qualche modo, ai grandi eventi criminali e politici dell’epoca. La sua abilità tecnica nel replicare quadri e documenti lo inserì nel mondo della contraffazione artistica e lo portò in contatto con gruppi criminali quali la Banda della Magliana, e con episodi di rilievo storico, tra cui la redazione del falso comunicato numero 7 delle Brigate Rosse durante il sequestro di Aldo Moro nel 1978 – una menzogna che di fatto rallentò le indagini.

Tuttavia, nonostante la sua fama, non esistono prove documentate che Chichiarelli abbia realizzato falsi attribuiti a grandi maestri come Paul Gauguin o Amedeo Modigliani. Anche se il film allude a una certa ambizione artistica del protagonista, alimentando l’immaginario del genio oscuro capace di ingannare i grandi musei, la realtà storica non conferma attribuzioni di questo calibro. Le opere falsificate da Chichiarelli, per quanto tecnicamente sofisticate, riguardavano soprattutto quadri meno esposti all’attenzione del mercato internazionale, firmati da artisti più facilmente riproducibili e con tracciabilità incerta. Il suo talento, infatti, si esercitava non tanto nel replicare i capolavori universalmente noti, quanto nel produrre copie “plausibili” che potessero circolare nel mercato grigio dell’arte.

La narrazione del film parte da queste radici, ma la costruzione del romanzo cinematografico va ben oltre la semplice ricostruzione biografica: il protagonista Toni (interpretato da Pietro Castellitto) è un personaggio tratteggiato con intenzioni umane e drammatiche, che porta in scena le contraddizioni di un uomo in bilico tra ambizione artistica e inganno sistematico. Nel film Toni arriva a Roma con l’idea di diventare artista, ma il suo destino lo spinge verso la falsificazione e lo immerge nei circuiti criminali e nei giochi di potere di una città in tumulto.

Una delle domande più frequenti da parte del pubblico riguarda gli amici di Toni e la gallerista Donata: sono figure realmente esistite o invenzioni narrative? Nel film, Toni è accompagnato da due amici – Fabione e Vittorio – compagni di viaggio che rappresentano tre modi diversi di confrontarsi con la realtà di quegli anni. Questi personaggi, così come descritti nella sceneggiatura, non corrispondono a persone identificate nelle fonti storiche note su Chichiarelli, ma sono piuttosto creazioni narrative usate per esplorare dinamiche sociali ed esistenziali del periodo e approfondire le scelte etiche dei protagonisti. Nel libro da cui il film trae ispirazione ci sono accenni a legami e frequentazioni, ma non esistono prove documentate di un “triangolo di amici” con ruoli così definiti come nel film.

La gallerista Donata, interpretata da Giulia Michelini, è un personaggio che funge da ponte tra il mondo artistico e quello più borghese della capitale. Nel film, Donata è ritratta come donna ambiziosa che emerge dalla borgata e introduce Toni nei circuiti culturali che contano. Anche questo personaggio, pur evocando archetipi e dinamiche sociali dell’epoca, non ha una controparte storica chiaramente documentata tra le conoscenze o le relazioni effettive di Chichiarelli. La sua presenza serve a riverberare il contrasto tra il sogno artistico e la realtà di un ambiente segnato da barriere di classe e accesso.

Nel film, Toni e i suoi amici si muovono in una Roma che è allo stesso tempo palcoscenico vibrante e teatro di violenza: gallerie, cantine, vicoli e salotti borghesi diventano spazi in cui l’arte, l’idealismo e la criminalità si intrecciano. Queste ambientazioni, pur evocando la capitale di quegli anni, sono interpretazioni creative, pensate per restituire l’atmosfera più che per documentare con rigore storico.

La storia reale di Chichiarelli si intreccia con fatti drammatici della Repubblica italiana, in particolare con la sua partecipazione alla redazione del falso comunicato che attribuiva alle Brigate Rosse una notizia fasulla sulla morte di Aldo Moro, evento che segnò profondamente la percezione pubblica di quelle vicende. Chichiarelli fu poi coinvolto in altri casi criminali e, nel 1984, venne ucciso in un agguato a Roma, un evento reale che chiuse la sua vita in modo violento e che resta circondato da domande irrisolte.

Il film sceglie quindi una narrazione ibrida, che mescola fatti storici documentati con invenzioni di trama e personaggi per creare un racconto coerente sullo schermo. Toni resta un’icona ambigua, un uomo capace di piegare la verità e l’arte allo stesso modo, ma il suo alter ego cinematografico è costruito per servire un discorso più ampio sulla natura della menzogna, sui rapporti di potere e sulle identità in una società in crisi.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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