Il “Forest Guardian” è a Capri: la scultura monumentale incarna l’anima selvaggia dell’isola e come lei seduce

Alle quattro di mattina, Capri ancora – o finalmente – dorme. È possibile sentirne il profumo del fresco mattutino che si posa sulle piante: ne scaturisce quell’odore inconfondibile. I suoni più autentici si avvicendano tra le stradine, si odono i gabbiani e il vento che soffia sulle rocce. È in questa atmosfera che si muove silenzioso un cervo: tra il buio e la speranza di un nuovo giorno, sta la bellezza della sua signorilità, del suo lento incedere, della sua delicatezza.

E poi le luci dell’alba, i bar che aprono in Piazzetta. Un luogo iconico, snodo di molte vite, dove nascono storie appartenenti a tutto il mondo. Tra le tante, quella di un’opera d’arte che si staglia nel cielo, che regge l’avvicendarsi del Sole e della Luna. Si tratta del frutto del talento di Coderch&Malavia: il “Forest Guardian” è una presenza  quasi fuori contesto per la frenesia che lo circonda, eppure così puntuale e coerente. 

Ed è la Liquid art system a promuovere l’installazione di questa monumentale scultura in alluminio e bronzo, la protagonista, per la “stagione 2025”, di un progetto curatoriale che ha radici ben più profonde, sapientemente inserito all’interno di una tradizione storico-artistica che va necessariamente tutelata. Se la galleria rappresenta, infatti, i due artisti spagnoli tra le mura delle sue sedi espositive – anche con la versione ridotta del meraviglioso cervo – l’internazionalità del suo modus operandi non intacca in alcun modo l’attenzione allo scenario in cui opera: l’isola di Capri, da sempre meta di artisti illuminati, intellettuali e viaggiatori, ha con l’arte contemporanea un rapporto estremamente unico. E il gallerista Franco Senesi ne accoglie l’eredità sostenendo ogni anno il dialogo tra installazioni pubbliche, fruizione, paesaggio e contesto culturale.

Che ora vi sia questo guardiano della foresta a vegliare sull’accesso in Piazzetta, non è un caso: impreziosite da una patina dorata, le sue corna ramificate sono un inno al valore di quel bene inestimabile che è la Natura. “Osservatore silenzioso del mondo che lo circonda.” cita la descrizione “Si aggira guardingo trattenendo il respiro al rumore delle foglie secche” e “consapevole della propria fragilità cerca il suo spazio, al riparo dall’irruenza della realtà in cui viviamo senza fermarci mai.”. Lì dove ora c’è Prada – a cui il bellissimo cervo volge uno sguardo nostalgico – un tempo vi era lo studio di Karl Wilhelm Diefenbach. Pare quasi che la scultura riconosca l’aura del ricordo di un artista che ha profondamente ispirato Capri e a cui è dedicato l’omonimo Museo nella Certosa di San Giacomo. Anche in “Non uccidere”, uno dei dipinti più ispirati dell’autore tedesco, compare un cervo. L’opera rappresenta una sorta di manifesto dell’approccio di Diefenbach non solo all’arte, ma alla vita stessa: il rispetto verso ogni essere vivente, alla ricerca di una coscienza che mira all’impossibilità di compiere un qualsivoglia atto di violenza da parte dell’uomo.

Una figura poi ripresa da Mario Martone in Capri Revolution, nella quale confluiva anche la personalità dell’artista/sciamano Fluxus Joseph Beuys: insomma, un susseguirsi di citazioni e dediche devote al mondo naturale, alle quali si aggiunge lo scultoreo cervo. E sotto tale luce va osservato questo intervento d’arte contemporanea, che d’impatto ammalia con la sua forza espressiva e più profondamente sussurra col suo fare discreto. Perché ciò che Capri non urla va ascoltato, considerato e rispettato. Preservare con la bellezza il bello che ci è stato concesso di proteggere.

L’emblematica opera, che rimarrà esposta fino a metà Agosto, è solo il più recente tra gli step volti non solo ad una sensibilizzazione della salvaguardia dell’isola, ma anche alla valorizzazione di quella che è la più pura anima di Capri. E nell’enorme quantità di riscontro ricevuto, quale che sia positivo o negativo in termini di estimazione dell’opera in sé, pare proprio che La Liquid art system e l’arte contemporanea abbiano nuovamente creato un meraviglioso dibattito, fatto di riflessione, memoria e cura: verso tutto e tutti.

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Marina Piccola Cerrotta
Marina Piccola Cerrotta
Marina Piccola Cerrotta nasce a Napoli nel 1991. Studia Antropologia e Storia dell'arte, conseguendo la Laurea Magistrale presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Vince poi il concorso Generazione Cultura e frequenta la LUISS Business School. Dopo le esperienze di redattrice per Vesuviolive e Fanpage, cura nel 2018 la mostra "Forcella Reigns", di Francesca Bifulco e Alex Schetter, a Los Angeles. Ha collaborato al reparto cretivo e come art consultant delle gallerie d'arte Liquid art system. Nel 2023 pubblica il suo libro "Una limonata blu", edito da Guida Editori con la prefazione del Prof. Marino Niola.

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