Il Giardiniere su Netflix: Dexter incontra Psycho, ma senza vera linfa

Il giardiniere, la nuova serie crime targata Netflix, ideata da Miguel Sáez Carral, si presenta come un intrigante pastiche di thriller, romance e dramma. La storia orbita attorno alla figura di Elmer, un giardiniere che gestisce con sua madre il vivaio di famiglia. Elmer, interpretato da Álvaro Rico (che molti potrebbero riconoscere per il suo ruolo in Elite) in seguito a un incidente d’auto che gli ha danneggiato il lobo frontale, non riesce più a provare niente: né paura, né tristezza, né amore. Elmer è una persona totalmente incapace di sentire emozioni e questa sua condizione viene usata da sua madre, China (Cecilia Suárez), per impiegarlo per un lavoro particolare: il sicario. 

Elmer è il killer ideale, freddo, distaccato, glaciale. Sua madre l’ha trasformato in una macchina mortale, utilizzando il vivaio di famiglia come copertura per i loro crimini. Tutto cambia quando arriva Violeta, una giovane donna, destinata ad essere l’oggetto di un incarico che Elmer dovrebbe completare, ma che diventa, inaspettatamente, catalizzatore di un cambiamento profondo e irreversibile.

Il Giardiniere è una serie che ha diversi elementi in comune con serie come Dexter e You, ed Elmer è un personaggio che viene ritratto come l’assassino costretto a esserlo, vincolato tra la propria identità oscura e la manipolazione materna, sulla scia dell’iconico personaggio hitchcockiano, Norman Bates. 

Inizialmente, Il giardiniere sembra voler esplorare un territorio plumbeo e affascinante, mescolando violenza e catarsi. Ma ben presto la serie scivola in una ripetizione di schemi già collaudati: la madre possessiva e manipolatrice, il sicario che si innamora della sua vittima, e un quadro di incertezze morali. 

Elmer è il perfetto strumento di morte, modellato con freddezza da una madre possessiva e spietata, che persegue unicamente i suoi interessi, meramente economici. Tra di loro si gioca una partita di potere, dove l’amore materno si confonde con il controllo assoluto. Ma la potenza della serie non risiede solo nella sua colonna portante, che è la dinamica madre-figlio, ma nella dissonanza che percorre l’anima di Elmer. Un uomo la cui vita è stata plasmata per una missione che non è sua, per una causa e un destino che non ha mai chiesto.

Nonostante le premesse, il potenziale della serie viene presto svuotato da una scrittura che manca di spessore e da una trama che non riesce mai a decollare davvero. Sebbene il concetto di partenza prometta un’analisi intrigante della psicologia di un sicario emotivamente apatico, il risultato è una serie che si perde tra cliché e sviluppi troppo prevedibili, incapace di fare il salto da una mera fiction di genere a qualcosa di più profondo.

A ben vedere, uno dei difetti principali della serie è la sua incapacità di prendere una posizione chiara: Il Giardiniere tenta di essere un thriller, un dramma familiare e una riflessione sull’emotività umana, ma fallisce nel non riuscire a padroneggiare nessuno di questi generi. Nonostante il suo ritmo teso e il costante gioco tra la serenità del vivaio e la violenza sottesa della vita segreta di Elmer, non c’è mai un vero spazio per un’analisi approfondita dei personaggi. La trasformazione del protagonista, da sicario apatico a uomo travolto dagli eventi, viene trattata in modo fin troppo superficiale, senza mai dare veramente al pubblico la sensazione di un’evoluzione autentica

Il legame tra Elmer e sua madre è chiaramente modellato sulla tradizione del dominio materno in stile Psyco, ma manca della profondità che un tale rapporto avrebbe potuto avere. La figura di China, purtroppo, non riesce mai a sfociare in un personaggio realmente complesso e stratificato. Non aiuta nemmeno il tentativo di mescolare il melodramma dell’amore impossibile con la brutalità di un sicario. L’intento sembra essere quello di creare un contrasto di fondo tra le fredde geometrie interiori di un assassino e il desiderio irrazionale di un uomo, ma la tensione che potrebbe derivare da questo conflitto è ridotta a una semplice reazione epidermica: Elmer si innamora, e da lì parte la sua lenta discesa verso un destino che appare già scritto.

Violeta, sebbene sia l’elemento scatenante della trasformazione di Elmer, rimane un personaggio monodimensionale. Il suo ruolo nella trama è quello della vittima che innesca la metamorfosi del sicario, ma la sua caratterizzazione non va oltre questo ruolo funzionale. La sua presenza non basta a risollevare la trama, che continua a girare su sé stessa senza mai spiccare il volo. Il giardiniere è un prodotto che non riesce a mai trovare la propria voce e che non sa toccare, o a sconvolgere, davvero la mente dello spettatore.

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Lucia Tedesco
Lucia Tedesco
Giornalista, appassionata di cinema e tecnologia. Nel 2018 ho fondato un sito, Lost in Cinema

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