Il mercato dell’arte digitale: cosa è successo e cosa accadrà nel 2026

Il mercato dell’arte digitale attraversa oggi una fase di consolidamento che segue l’intensa accelerazione registrata tra il 2020 e il 2022. 

Dopo la rapida espansione legata agli NFT e alla nascita di nuove piattaforme di vendita, il biennio 2024–2025 ha segnato un passaggio verso modelli più selettivi, sostenuti da collezionisti più informati, da un coinvolgimento crescente delle istituzioni e da una progressiva integrazione del digitale all’interno delle pratiche di collezionismo tradizionale. 

I dati raccolti nell’annuale report The Art Basel and UBS Survey of Global Collecting 2025 confermano questa trasformazione: l’arte digitale si è affermata come terza categoria per quota di spesa tra i collezionisti HNWI, rappresentando circa il 14% del totale degli acquisti, subito dopo pittura e scultura.

Un dato che segnala come il digitale non sia più un segmento sperimentale, ma una componente stabile dei portafogli collezionistici contemporanei. La motivazione principale risiede certamente nel passaggio generazionale del collezionismo. La Gen Z diventa il target più attivo nell’acquisto di arte digitale: oltre il 60% dei collezionisti under 30 dichiara di aver acquistato opere digitali nel periodo 2024–2025. A questi si affiancano i Millennials, che continuano a diversificare i propri investimenti tra opere tradizionali e digitali, contribuendo a un riequilibrio complessivo del mercato.

Dal punto di vista dei comportamenti di acquisto, il report evidenzia una tendenza chiara: circa un collezionista su due ha già inserito opere digitali nella propria collezione e oltre il 20% prevede di aumentare ulteriormente le acquisizioni digitali nei dodici mesi successivi. L’Arte Digitale viene sempre più considerata non come alternativa, ma come estensione coerente della propria collezione, in grado di dialogare con pittura, scultura, fotografia e video.

In questo scenario, le piattaforme di vendita hanno avuto un ruolo decisivo nel definire il perimetro del mercato. OpenSea ha rappresentato il principale hub di scambio nel periodo di massima espansione, favorendo una diffusione globale del collezionismo digitale e abbattendo le barriere di accesso a un pubblico internazionale. Accanto ai marketplace generalisti, realtà come Art Blocks hanno introdotto un modello curatoriale più rigoroso, concentrato sull’arte generativa on-chain e su una selezione limitata di artisti, contribuendo alla costruzione di valore nel medio periodo.

Objkt, basato su blockchain Tezos, si è distinto per un approccio più sostenibile e per l’attenzione a pratiche sperimentali e istituzionali, mentre piattaforme come SuperRare e Foundation hanno operato come spazi di intermediazione selettiva, avvicinando il mercato digitale a dinamiche più affini a quelle delle gallerie. Parallelamente, il rafforzarsi delle private sales e l’ingresso delle case d’asta tradizionali come Christie’s e Sotheby’s hanno contribuito a normalizzare l’arte digitale all’interno dei canali storici del mercato.

Questo articolo fa parte del primo numero di Artuu Paper, per continuare a leggerlo abbonati al magazine cliccando qui sotto

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Alessia Cuccu
Alessia Cuccu
Alessia Cuccu è CEO e Co-Founder di GLAC Consulting, società che si occupa della ideazione e gestione di progetti per il settore culturale e innovazione digitale per l’Arte e WEB3. Attualmente è consulente per Aziende, Archivi d’Artista, Gallerie, Curatori e Progetti Editoriali con attività di project management, brand identity, digital strategy e pubbliche relazioni. Negli anni è stata Chief Operating Officer per Art Rights, ha ricoperto il ruolo di Senior Project Manager e Business Developer per i brand Art Backers ed è stata Editor-in-Chief per Artuu Magazine, Art Rights Magazine e The NFT Magazine. Curatrice Editoriale di 8 pubblicazioni nazionali e internazionali in collaborazione con Mondadori Electa, Edizioni Piemme e Rizzoli Illustrati Italia e USA. Ha collaborato con diverse gallerie d’arte contemporanea come Nuova Galleria Morone e Loom Gallery, così come con collezioni private tra cui la MA Collection e la Collezione d’arte moderna e contemporanea di Giuseppe Iannaccone.

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