La riapertura delle Gilbert Galleries al Victoria and Albert Museum di Londra segna non solo il rinnovamento di uno degli spazi più significativi dedicati alle arti decorative, ma anche il ritorno al centro della scena internazionale di una tradizione artistica profondamente radicata nella cultura italiana: il micromosaico. In questo contesto si inserisce la collaborazione con SICIS, azienda con sede a Ravenna riconosciuta a livello globale per l’eccellenza nella lavorazione del mosaico e del micromosaico, chiamata a contribuire al nuovo allestimento con un progetto che unisce ricerca storica, innovazione e divulgazione.
Le Gilbert Galleries, ospitate al V&A dal 2008, custodiscono la collezione dei filantropi britannici Rosalinde e Arthur Gilbert, un insieme di circa 1.200 opere che attraversano secoli e geografie dell’arte decorativa. Tra queste, una delle raccolte più rilevanti al mondo di micromosaici ottocenteschi realizzati in Italia, oggetti di straordinaria perizia tecnica che includono gioielli, tavoli, ritratti e scatole decorati con paesaggi, vedute architettoniche e scene figurative costruite attraverso migliaia di minuscole tessere in vetro.
L’ampliamento delle gallerie offre l’occasione per valorizzare ulteriormente questa tradizione, affidando a SICIS un ruolo centrale nel racconto contemporaneo del micromosaico. La collaborazione tra l’azienda ravennate e il museo londinese si inserisce in un dialogo avviato nel 2018, quando, in occasione della lecture dedicata ai micromosaici della collezione Gilbert, i maestri mosaicisti dell’atelier SICIS realizzarono una placca in micromosaico ispirata al celebre tavolo ottocentesco The Flora of Two Sicilies, capolavoro di Michelangelo Barberi. Un lavoro minuzioso, durato tre mesi, che ha evidenziato la continuità tra la tradizione storica e le pratiche contemporanee.

Nel nuovo allestimento, questo dialogo si traduce in una installazione didattica e interattiva pensata per avvicinare il pubblico al processo di creazione del micromosaico. Al centro del percorso è collocato un tavolo interattivo per il quale SICIS ha fornito materiali e strumenti utilizzati nella lavorazione tradizionale: filati di vetro, elementi smaltati e utensili autentici impiegati dagli artigiani. Accanto a questi, una selezione di materie prime e semilavorati consente di osservare da vicino le fasi di produzione delle tessere, evidenziando la complessità di una tecnica che richiede precisione estrema e una conoscenza approfondita dei materiali.
Elemento chiave dell’allestimento è anche una placca in micromosaico realizzata a mano dai maestri mosaicisti di SICIS, che riproduce una porzione del tavolo The Flora of Two Sicilies. Collocata in dialogo diretto con l’opera originale della collezione Gilbert, questa creazione contemporanea mette in evidenza la continuità tra passato e presente, dimostrando come una tecnica sviluppata nel Settecento possa ancora oggi essere reinterpretata e applicata in nuovi contesti artistici e progettuali.
Il processo di realizzazione del micromosaico, illustrato anche attraverso contenuti video, rivela la complessità e la precisione di questa pratica. Il vetro, ottenuto dalla fusione di sabbia e sostanze chimiche, viene trasformato in sottilissimi filati che, una volta raffreddati, vengono incisi e spezzati in minuscole tessere. Questi elementi, ciascuno unico per forma e colore, vengono poi assemblati manualmente su una base preparata, dando vita a superfici di straordinaria ricchezza cromatica e definizione.

Con il suo contributo, SICIS non si limita a sostenere un progetto museale, ma rafforza il ruolo del micromosaico come patrimonio vivo, capace di evolversi attraverso l’innovazione dei materiali e delle applicazioni. Dall’arte al design, dall’architettura alla gioielleria, l’azienda ravennate continua a esplorare le potenzialità di una tecnica che unisce sapere artigianale e ricerca contemporanea.
La riapertura delle Gilbert Galleries diventa così un’occasione per rileggere il micromosaico non solo come testimonianza storica, ma come linguaggio ancora attuale, capace di attraversare i secoli e di dialogare con il presente. In questo scenario, il contributo italiano si conferma centrale, riaffermando la capacità della tradizione artigianale di rinnovarsi e di trovare nuove forme di espressione in un contesto internazionale.


