Il momento dei bookzine, tra cultura pop, musica e moda: i nuovi oggetti del desiderio

Dopo anni dominati dallo scroll infinito, dalle immagini usa e getta e dalla velocità dei social network, la cultura pop riscopre il fascino della carta, dell’oggetto unico da collezionare e della lettura come momento lento di approfondimento. Musicisti, maison di moda e celebrity stanno trasformando album, collezioni e identità artistiche in oggetti editoriali ibridi: pubblicazioni a metà tra magazine, libro d’artista e prodotto da collezione. Sono i bookzine, nuovi feticci della cultura contemporanea che uniscono fotografia, design, narrativa e merchandising, riportando al centro il valore della materialità.

L’ultimo caso arriva dal mondo dell’hip hop. Per accompagnare “The Fall-Off”, il progetto discografico atteso da anni, il rapper e musicista J. Cole ha pubblicato “The Fall-Off Magazine”, una rivista cartacea da collezione che amplia l’universo creativo dell’album. Un oggetto editoriale autonomo che ridefinisce le logiche del semplice supporto promozionale: oltre cento pagine con interviste, fotografie, contributi di artisti e approfondimenti sulla cultura hip hop. Il magazine coinvolge figure come Jay-Z, Lauryn Hill, RZA e altri protagonisti della scena musicale, trasformando l’uscita di un disco in un’esperienza più ampia.

La scelta artistica di J. Cole dialoga con un precedente ormai diventato leggendario: nel 2016, infatti, veniva prodotto e distribuito “Boys Don’t Cry”, il magazine realizzato da Frank Ocean in occasione dell’uscita dell’album “Blonde”. Diffuso attraverso pop-up store nelle principali città internazionali, il volume raccoglieva fotografie, poesie, testi e contributi di artisti come Kanye West, Wolfgang Tillmans e Tom Sachs. Un progetto che ha segnato un passaggio fondamentale: l’album non è più solo un prodotto da ascoltare ma un universo visivo e narrativo da esplorare attraverso fotografia, poesia, arte e design. 

Il ritorno di questi formati nasce da più fattori“, spiega ad “Artuu Magazine” Gabriele Palumbo, sociologo che studia da anni le culture digitali ed editor della newsletter “Capibara”. “Da una parte c’è una motivazione economica: editori, riviste e brand propongono con questo formato ibrido tra magazine e libro un prodotto con un prezzo più alto, una periodicità più dilazionata e una maggiore possibilità di margine. Dall’altra c’è una tendenza culturale legata al desiderio di possedere un oggetto fisico, curato e destinato al collezionismo”.

Il bookzine intercetta infatti una nuova idea di consumo culturale, più vicina a quello che viene definito slow media. In un ecosistema dominato da contenuti progettati per essere consumati in pochi secondi, queste pubblicazioni chiedono tempo: si sfogliano, si rileggono, si conservano. Offrono il piacere del possesso e della scoperta. Non competono con TikTok sul terreno della velocità, ma costruiscono un rapporto diverso con il pubblico.

C’è anche un desiderio di rallentare rispetto a una dinamica informativa molto veloce, dove spesso i contenuti devono essere consumati rapidamente e monetizzati in pochi secondi“, continua Palumbo. “Il consumatore cerca qualcosa che possa rimanere, che non svanisca nel flusso continuo delle piattaforme digitali. Vuole un oggetto da tenere, da guardare con calma, da mettere su una mensola“.

Una logica che negli ultimi anni ha coinvolto anche il mondo della moda. Bottega Veneta ha trasformato la comunicazione delle proprie collezioni in un progetto editoriale strutturato attraverso la serie delle Summer Fanzine, pubblicazioni fisiche nate nel 2024 e diventate un appuntamento stagionale della maison. L’ultimo numero, la Summer 2026 Fanzine, porta la direzione creativa di Louise Trotter e la fotografia di Juergen Teller, confermando il dialogo del brand con alcuni dei protagonisti della cultura visiva contemporanea. 

Poster for J. Cole's album 'The Heir Up There' on an orange wall, showing a portrait of a man with hands near his face.

Il progetto mostra come il lusso contemporaneo stia progressivamente riscoprendo il valore della stampa: la pubblicazione diventa parte dell’esperienza del marchio, un oggetto da conservare e collezionare, capace di vivere oltre la durata della campagna digitale. Il fenomeno si inserisce in una strategia più ampia: oggi il magazine diventa sempre più vicino agli altri oggetti simbolici della cultura pop. Come un vinile, una sneaker o una stampa d’artista, il suo valore non risiede soltanto nel contenuto, ma nell’esperienza complessiva: carta, formato, rilegatura, grafica, fotografia diventano elementi centrali.

Quello che distingue un bookzine da un semplice magazine promozionale o da un catalogo è innanzitutto la cura“, spiega Palumbo. “Non c’è pubblicità, la qualità della carta è molto alta, la ricerca dei contenuti è più approfondita, tutto è studiato: dalla copertina alla tipografia fino alla rilegatura. Deve essere bello da vedere e allo stesso tempo offrire qualcosa dal punto di vista culturale“.

La stessa dinamica riguarda il rapporto tra celebrity e costruzione dell’identità. Beyoncé con “How to Make Lemonade” (2017), volume fotografico legato al progetto visivo dell’album “Lemonade”, e Rihanna con il monumentale libro fotografico “Rihanna” pubblicato da Phaidon nel 2019, hanno trasformato la propria carriera in un archivio materiale. Anche Sofia Coppola, con “Archive” (2023), ha lavorato sulla dimensione del libro come deposito di immagini, memorie e riferimenti estetici.

In questi casi la pubblicazione diventa parte dell’opera stessa. È un’estensione del mondo creativo dell’artista o del brand, anche personale in alcuni casi. Uno strumento di costruzione di un immaginario riconoscibile, capace di ampliare e rafforzare il rapporto con la propria comunità.

Cover of the book 'How to Make Lemonade' featuring a woman with a silver headwrap resting her head on her arms.

Spesso questi progetti funzionano perché vengono realizzati da artisti o marchi che hanno già costruito una forte autorevolezza”, osserva Palumbo. “Un musicista può permettersi di pubblicare un vinile particolare, una cassetta o un magazine perché esiste già una comunità che si fida del suo immaginario. Ma se parti da una base meno solida devi avere davvero qualcosa da raccontare: non basta creare un oggetto bello, serve un contenuto che abbia valore“.

La crescita dei bookzine si lega anche al ritorno di una sensibilità analogica tra le nuove generazioni. La Gen Z, cresciuta dentro ambienti digitali, mostra un interesse crescente per vinili, fotolibri, fanzine e riviste indipendenti. In questo senso, il recupero dell’analogico diventa un modo per cercare esperienze più personali e riconoscibili.

Non è tanto il desiderio di tornare al passato in sé”, conclude Palumbo. “È il desiderio di ritrovare alcuni momenti associati all’analogico: il tempo, la cura, la possibilità di possedere qualcosa. Il mercato lo ha capito e oggi non vende semplicemente un oggetto fisico, ma un’esperienza di collezione: tirature limitate, contenuti speciali, elementi che rendono quel prodotto desiderabile”.

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Valentina Monarco
Valentina Monarco
Nata a Napoli, laureata in scienze politiche, giornalista professionista dal 2009. Ha iniziato come ufficio stampa e addetto alla comunicazione per enti e istituzioni del territorio, collaborando con diverse testate nazionali e locali. Oggi è impegnata nella valorizzazione e nella promozione di iniziative che uniscono storia, territorio e sperimentazione, e collabora con diverse realtà, locali e nazionali, come giornalista freelance, esplorando nuovi racconti e progetti culturali.

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